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	<title>Spindoc &#187; Mondo</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Affari di casa altrui. Il secondo debate inglese</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 13:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Magnanini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa del terzo e ultimo round dei debate inglesi, stasera alle 21.30 sulla BBC, una piccola analisi del secondo appuntamento con i tre candidati, qualche risorsa crossmediale e le eterogenee domande dal pubblico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Abbiamo raccontato il coverage web del primo storico dibattito in questo post: <a href="http://www.spindoc.it/2010/04/15/worm-chat-ticker-il-coverage-dei-debate-inglesi/">Worm, chat, ticker. Il coverage dei debate inglesi</a></p></blockquote>
<p>A Bristol, giovedì 22 aprile si è svolto il secondo round dei 3 dibattiti dei candidati alla poltrona di Primo Ministro inglese. Tutti, come al solito, si sono chiesti &#8220;Chi ha vinto?&#8221;. Di seguito alcune risposte in comparazione secondo vari osservatori esterni (via <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Winner-poll-second-debate-2010-UK-general-election.png">Wikipedia</a>)</p>
<div class="img aligncenter size-full wp-image-2392" style="width:634px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/Winner-poll-second-debate-2010-UK-general-election.png" alt="Sondaggi comparati di chi ha vinto, secondo varie fonti (via Wikipedia)" width="634" height="403" />
	<div>Sondaggi comparati di chi ha vinto, secondo varie fonti (via Wikipedia)</div>
</div><br/></p>
<h3>Quanti hanno visto il dibattito?</h3>
<blockquote><p><strong>GUARDA</strong>: Il video del dibattito è disponibile su CSPAN, a <a href="http://c-span.org/Watch/Media/2010/04/22/HP/R/31947/Party+leaders+Go+headtohead+in+second+UK+debate.aspx">questo indirizzo</a></p></blockquote>
<p>Ma oltre a chiedersi (ovviamente) chi abbia vinto, forse merita anche chiedersi &#8220;Quanti hanno visto il dibattito?&#8221;. E qualche differenza con il primo c&#8217;è stata. Se il primo dibattito aveva ottenuto l<a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article7099488.ece">&#8216;attenzione di 9,4 milioni e uno share del 37%</a> ora l&#8217;effetto novità non esiste più e l&#8217;audience è praticamente crollato: <strong>2,1 milioni (8,7% di share) </strong>hanno visto il dibattito su Sky News. Sommando altri dati (anche sky3 proponeva il dibattito) la Bbc <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/election_2010/8639485.stm">arriva a proporre una stima</a> (secondo me abbastanza generosa) di circa 4,3 milioni di persone che hanno visto il dibattito.</p>
<h3>Il tema del dibattito e le dichiarazioni iniziali dei candidati</h3>
<p>Il tema del dibattito era &#8220;International affairs&#8221; &#8211; la politica estera, dopo che quella interna era stata affrontata nel primo: in realtà il dibattito è stato metà politica estera e metà temi generali (nessun <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Ghost_Writer_(2010_film)">fantasma di Adam Lang</a> ad aleggiare).<br />
Le dichiarazioni iniziali sono particolarmente interessanti perchè ogni candidato può dire ciò che vuole &#8220;senza vincoli&#8221; e i candidati (e il loro staff) hanno molto tempo per scegliere accuratamente parola per parola.</p>
<p><strong>Gordon Brown</strong>, memore della &#8220;sconfitta&#8221; al primo dibattito, esordisce così: &#8220;<em>This may have the feel of a TV popularity contest, but in truth, this is an election about Britain&#8217;s future, a fight for your future, and for your jobs. If it&#8217;s all about style and PR, count me out. If it&#8217;s about big decisions, if it&#8217;s about judgment, it&#8217;s delivering a better future for this country, I&#8217;m your man. [...]</em>&#8220;. Brown (o forse proprio Alastair Campbell che era presente dietro le quinte dello studio) tenta di proporre l&#8217;interpretazione &#8220;autentica&#8221; di questi dibattiti: non conta lo stile ma conta la capacità di prendere le decisioni giuste.</p>
<p>Ecco la dichiarazione iniziale di <strong>David Cameron</strong>: &#8220;I<em>t&#8217;s clear from last week&#8217;s debate that the country wants change. But the question is, what sort of change and who&#8217;s best placed to lead that change? [...]</em>&#8220;. Cameron usa la parola &#8220;magica&#8221; che negli ultimi tempi funziona abbastanza: <strong>Change</strong>. Il cambiamento ovviamente per Cameron è che non si può votare laburista (al governo per gli ultimi 13 anni).</p>
<ul>
<strong>APPROFONDISCI</strong>: lo<a href="http://uk2010.shiftcontrol.dk/#/Predictions"> speciale del Times sulle elezioni</a>, con l&#8217;aiuto crossmediale e &#8220;data-driven&#8221; della firm olandese Shift Control. Molte le opzioni: dalla situazione al momento, dalla previsione in base ai dati storici, ecc. Ecco come viene <a href="http://uk2010.shiftcontrol.dk/site/about">spiegato il progetto</a>: &#8220;In the middle of last year, The Times decided it wanted to build a rich, data-driven site which would help our readers make sense of the 2010 General Election. It would be based around the UK map, but draw on a wide range of data sources and use innovative visual techniques to display all the information we thought was relevant to a pivotal election&#8221;.</p>
<div class="img aligncenter size-full wp-image-2400" style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/mappathetimes.jpg" alt="Mappa crossmediale sulle elezioni inglesi, via The Times e Shift Control" width="600" height="388" />
	<div>Mappa crossmediale sulle elezioni inglesi, via The Times e Shift Control</div>
</div></ul>
<p><strong>Nick Clegg</strong>, dei Lib Dem: &#8220;I<em> am so proud of the values that have made our country so great. Democracy, human rights, the rule of law. But the sad truth is that in recent years, our governments under the old parties have let those values down. We shouldn&#8217;t have sent soldiers into battle without the right equipment. We shouldn&#8217;t be facing allegations of complicity in torture, we shouldn&#8217;t have invaded Iraq.[...]</em>&#8220;. Clegg crea un patriottismo &#8220;da outsider&#8221;: il Regno Unito è un Paese dai grandi valori ma tali valori sono stati traditi dai vecchi partiti che sono stati al potere negli ultimi decenni. </p>
<h3>Le domande del pubblico</h3>
<p>Alcune delle domande del pubblico, interessanti nella loro eterogeneità (e schiettezza):</p>
<ul>
<li>Lavoro nel settore delle costruzioni. Non vedo nessun vantaggio nell&#8217;essere in Europa. Penso ci sia troppa interferenza politica e giuridica, cosa intendete fare per interrompere ciò?</li>
<li>Considerato il nostro impegno in Afghanistan, se ci fosse un&#8217;altra operazione multinazionale per rimuovere Al-Qaeda o un altro gruppo terroristico in uno stato fallito, il Regno Unito parteciperebbe?
</li>
<li>Dato che il cambiamento climatico è una delle minacce più grandi che affrontiamo, cosa avete fatto personalmente negli ultimi 6 mesi per usare forme di trasposto più sostenibili, come bici e treni, invece di auto e aerei?</li>
<li>Il Papa ha accettato un invito per per una visita di Stato in Gran Bretagna a Settembre che costerà milioni di sterline ai contribuenti. Se uno di voi vincesse le elezioni, dissocerebbe il suo partito dalla omertà del Papa su molti anni in cui i preti cattolici, che sono stati processati e condannati per abuso di minori, e dalla sua feroce opposizione alla contraccezione, alla ricerca sulle cellule staminali, diritti per i gay e all&#8217;uso dei profilattici mentre l&#8217;HIV è più presente che mai?</li>
<li>Ho cresciuto 5 figli, lavorato la maggior parte della mia vita, ho raggiunto 84 anni, pensate che una pensione statale di 59 sterline a settimana sia una giusta ricompensa?
</li>
<li>Sono un&#8217;immigrata, e sono nel Regno Unito da 13 anni. Riconosco che l&#8217;immigrazione sta diventando un problema nel Paese. Quali nuove misure introdurreste per rendere il sistema più giusto?</li>
</ul>
<p><strong>SEGUI</strong>: Terzo e ultimo round: stasera, giovedì 29 aprile, BBC, 21:30, sui temi economici</p>
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		<item>
		<title>Slapometer, tiraschiaffi all&#8217;inglese</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/04/16/slapometer-tiraschiaffi-allinglese/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 12:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
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		<description><![CDATA[Vota all'inglese, tirando schiaffi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una <em>applicazione web</em> ben diversa da quelle usate ieri dal canale televisivo ITV, per il <a href="http://www.spindoc.it/2010/04/15/worm-chat-ticker-il-coverage-dei-debate-inglesi/">primo dibattito inglese della storia</a>: si chiama <a href="http://www.slapometer.com/">Slapometer</a>, vota con il dorso della tua mano. Mentre è in corso il dibattito, invece della levetta del <em>worm poll</em> segnalata nel <a href="http://www.spindoc.it/2010/04/15/worm-chat-ticker-il-coverage-dei-debate-inglesi/">precedente post</a>, si può dare uno schiaffo ai candidati &#8211; evidentemente per evidenziare il dissenso.</p>
<p><a href="http://www.slapometer.com/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/slapometer.jpg" alt="" title="" width="700" height="439" class="aligncenter size-full wp-image-2380" /></a></p>
<p>Grazie a Dario Salvelli per la <a href="http://www.spindoc.it/2010/04/15/worm-chat-ticker-il-coverage-dei-debate-inglesi/#comment-68129">segnalazione</a>. L&#8217;applicazione sarà in funziona anche per il prossimo debate.</p>
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		<title>Worm, chat, ticker. Il coverage dei debate inglesi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 21:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo storico dibattivo in tv delle elezioni britanniche. Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg, e una innovativa crossmediale pletora di strumenti per "arricchire" il dibattito andato in onda: dai grafici vermiformi a facebook]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo storico dibattito televisivo delle elezioni britanniche è andato in onda questa sera sul canale <a href="http://www.itv.com">ITV</a>, in diretta da Manchester. Protagonisti il premier uscente laburista <strong>Gordon Brown</strong>, il leader dei conseratori <strong>David Cameron</strong> e il liberaldemocratico <strong>Nick Clegg</strong>. Il dibattito è durato 90 minuti e l&#8217;argomento principale sono sttai tematiche di politica interna (<em>public affairs</em>) &#8211; dall&#8217;immigrazione, criminalità, economia, tasse, salute&#8230;</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/itv1.jpg" alt="Itv, debate in diretta. Tutti gli strumenti attivati" width="700" height="466" class="aligncenter size-full wp-image-2352" /></p>
<p>Interessante l&#8217;uso degli strumenti crossmediali di <em>coverage</em> dell&#8217;emittente televisiva a complemento dello streaming in rete. Di seguito una breve analisi dell&#8217;<strong>enriched debate</strong> andato in onda <a href="http://www.itv.com/electiondebate">sulle pagine dedicate del sito</a>: worm, coveritlive, facebook app, leader comment cloud, twitter sentiment tracker.</p>
<h3>Worm (il consenso in diretta)</h3>
<p>L&#8217;emittente ha messo insieme un campione di 20 elettori che si dichiarano indecisi e provenienti da territori chiave per l&#8217;elezione: queste 20 persone partecipano al &#8220;worm poll&#8221; mentre guardano il dibattito. Un sondaggio in diretta.</p>
<p>Come funziona? Il campione di persone ha in mano una specie di joystick che permette loro di segnalare in tempo reale l&#8217;approvazione o la disapprovazione rispetto a ciò che viene detto dai tre candidati: in sovraimpressione sullo schermo appare la curva del consenso/dissenso (che può avere anche un andamento neutrale). Ecco, nello screenshot qui sotto, l&#8217;effetto &#8220;vermiforme&#8221; del grafico come appariva durante il dibattito (la visualizzazione poteva essere disabilitata).</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/davidicameron_worm.jpg" alt="" title="" width="492" height="284" class="aligncenter size-full wp-image-2360" /></p>
<p>Un misto di coverage qualitativo e feedback in diretta. In più un elemento aggiuntivo per &#8220;leggere&#8221; il dibattito anche in termini di chi vince/chi perde: il classico racconto &#8220;giornalistico&#8221; dei debate televisivi. C&#8217;è da dire che in questo dibattito specifico è capitato molto raramente di vedere scendere il grafico nella zona del dissenso. Il &#8220;worm poll&#8221;  si è mantenuto più o meno per tutti nella zona del &#8220;like&#8221;, del &#8220;consenso&#8221; con quanto veniva detto: chissà se bravura di tutti i politici ad argomentare, oppure effetto di una sorta di &#8220;responsabilizzazione&#8221; dei tester &#8211; che rispetto a temi spesso molto specialistici hanno preferito dare un generico like più che prendersi il rischio di non essere d&#8217;accordo.</p>
<h3>Coveritlive, la diretta blog collaborativa</h3>
<p>Subito sotto la diretta, è implementato un sistema abbastanza popolare per le dirette blog di eventi: <a href="http://www.coveritlive.com/">Coveritlive</a>.</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/poll_uk.jpg" alt="poll_uk" width="538" height="570" class="aligncenter size-full wp-image-2368" />Il sistema dà la possibilità a chi lo implementa di caricare foto, link e aggiornamenti, raccontando quindi in diretta e in molto multimediale ciò che accade. E&#8217; anche possibile pergli utenti registrati aggiungere commenti: in questo caso la maggior parte dell&#8217;uso dello strumento è stato con aggiornamenti da parte degli spettatori, con molti aggiornamenti al minuto. C&#8217;è anche la possibilità di proporre dei sondaggi in diretta, come nel caso dello screenshot &#8220;scattato&#8221; alla fine degli statement conclusivi.</p>
<p>Giusto per la cronaca, il risultato del sondaggio in diretta online ha visto vincitore Nick Clegg, con il 49 per cento. </p>
<h3>Facebook con status embedded</h3>
<p>Usato per la prima volta durante l&#8217;insediamento di Obama, l&#8217;applicazione prevede la possibilità di commentare in diretta un evento aggiornando il proprio status sul profilo di Facebook &#8211; e, volendo, condividendolo con la comunità di utenti facebook che guardano in diretta il dibattito. </p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/04/facebook_uk.jpg" alt="" title="" width="360" height="500" class="aligncenter size-full wp-image-2366" /></p>
<p>Molto popolata e molto &#8220;on topic&#8221; la discussione: il sistema di &#8220;status&#8221; autonomi e indipendenti, legati comunque alla propria rete di contatti e al proprio profilo (non una chat classica insomma), funziona evidentemente come &#8220;calmieratore&#8221; naturale dei toni più aspri. Intenso anche l&#8217;aggiornamento: decine di aggiornamenti al minuto.</p>
<p>Su altri social network &#8220;analoghi&#8221; (sia detto tra virgolette), la discussione seppur non &#8220;embedded&#8221; è stata intensa: per esempio su <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23leadersdebate">Twitter</a>&#8220;, o su &#8220;<a href="http://friendfeed.com/search?q=%23leadersdebate">Friendfeed</a>&#8221; sempre con l&#8217;hashtag #leadersdebate.</p>
<blockquote><p>Una bella discussione live sul dibattito (e in italiano) si è avuta nel <a href="http://friendfeed.com/francescocosta/6f6df0cb/chi-e-matto-al-punto-da-passare-la-serata">profilo ff di Francesco Costa</a></p></blockquote>
<h3>Leader comment cloud e Twitter sentiment ticker</h3>
<blockquote><p>Le nuvole dei tag, spesso <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">raccontate anche da noi su spindoc</a> danno una idea d&#8217;insieme dei concetti usati in un discorso.</p></blockquote>
<p> Due <a href="http://www.itv.com/utils/cached/whatisthis.html">strumenti di post-coverage</a>, che approfondiranno il racconto &#8220;giornalistico&#8221; post-debate. Il primo (<em>leader comment cloud</em>) è una sorta di &#8220;tag cloud&#8221; delle parole e dei termini più usati dai tre politici. </p>
<p>Il sentiment ticker, invece, &#8220;riflette&#8221; le sensazioni di un selezionato gruppo di utenti di Twitter (5000 tra cui politici, giornalisti, fonti di informazioni, superuser ecc.), ed è basato su una metodologia semantica proposta da <a href="www.tweetminster.co.uk">Tweetminster</a>. </p>
<p>I prossimi appuntamenti, meno storici ma non per questo meno importanti, sono il 22 aprile su SKY (si parlerà di International affairs) e 29 aprile sulla BBC (il tema: economic affairs).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Sheila Blackford e Alan Schroeder sui dibattiti presidenziali</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/04/12/sheila-blackford-e-alan-schroeder-sui-dibattiti-presidenziali/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due interviste sull'importanza dei dibattiti presidenziali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il Miller Center ha <a href="http://millercenter.org/public/debates">una sezione del sito con un archivio multimediale</a> dei presidential debate nella storia.</p></blockquote>
<p>Fabrizio Magnanini <a href="http://technosoc.blogspot.com/2010/03/2-interviews-about-presidential-debates.html">sul suo blog</a> intervista Sheila Blackford (del <a href="http://millercenter.org/">Miller Center of Public Affairs</a>) e <a href="http://www.northeastern.edu/research/search/faculty/search_result.php?id=48">Alan Schroeder</a> della Columbia University, che ha scritto un libro sui dibattiti presidenziali &#8220;Presidential Debates: 40 Years of High-Risk TV&#8221;.</p>
<p><strong>Da leggere</strong>: <a href="http://technosoc.blogspot.com/2010/03/2-interviews-about-presidential-debates.html">2 Interviews about presidential debates</a></p>
<p>Segnalo questo passaggio di Schroeder:</p>
<ul>
<strong>This year, for first time in history, there will be a general election debate in UK (with 3 candidates). What do you think about foreign &#8220;adaptations&#8221; of US presidential debates? Do you think it will work among 3 speakers or will lose &#8220;duel-like&#8221; style?</strong></p>
<p><em>More than 70 countries around the world have held live televised debates among candidates for president or prime minister. Last year both Iran and Afghanistan joined the list of countries that have experimented with TV debates. Debates have proven to be very popular in all parts of the world. Voters like them because they are both entertaining and educational. The element of being live and unscripted also heightens public and media interest.</p>
<p>Three debaters on the stage does change the dynamic, though it&#8217;s impossible to predict how the format will work in the UK prime minister debates. In the US we had one round of three-way debates in 1992 that included the first President Bush, Bill Clinton, and Ross Perot. Perot more or less won the first debate, Clinton won the second, and Bush performed well in the third. So who knows?</em></ul>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Inghilterra. Con i conservatori favoriti, i laburisti provano a ripartire dal web (e dai tarocchi</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2010/01/19/inghilterra-con-i-conservatori-favoriti-i-labouristi-provano-a-ripartire-dal-web-e-dai-tarocchi/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 08:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giochi fatti in Gran Bretagna? Dal web un piccolo segno di ripresa labourista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Bisogna tener d&#8217;occhio le elezioni britanniche di maggio</p></blockquote>
<p>La Gran Bretagna è senza dubbio una delle nazioni europee da tenere d’occhio: le elezioni politiche del prossimo maggio sono un appuntamento fondamentale e gli effetti sono sentiti anche nella crescente e variegata blogosfera politica inglese.</p>
<blockquote><p>
Parte favorito il partito conservatore, grazie a Cameron e alla debolezza dei laburisti</p></blockquote>
<p>Il partito conservatore sembra il favorito, a fronte di una politica rinnovata e di un leader giovane e carismatico, <strong>David Cameron</strong>. E conservatori sono anche i più importanti blog politici inglesi, dall&#8217;attivista <a href="http://iaindale.blogspot.com" target="_blank">Iain Dale</a> a <a href="http://order-order.com/" target="_blank">Guido Fawkes</a>, nickname che richiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Fawkes" target="_blank">uno degli ideatori della “Congiura delle Polveri”</a>, nel 1605 (figura ripresa anche nel celebre film V per vendetta). Una vittoria annunciata? Forse. Di sicuro un avversario difficile da battere, specie con un partito laburista indebolito e oggetto di numerosi attacchi.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2342" style="width:455px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/01/DAVID_CAMERON.jpeg" alt="David Cameron" width="455" height="207" />
	<div>David Cameron</div>
</div>
<blockquote><p>
La crescita della blogosfera di area laburista.</p></blockquote>
<p> Tuttavia blogger, opinionisti e attivisti di sinistra non stanno con le mani in mano. Da un lato, la blogosfera di area Labour è in costante crescita: <a href="http://www.newstatesman.com/scitech/2010/01/labour-online-british-wing" target="_blank">James Crabtree lo spiega sul New Statesman</a>, illustrando uno scenario ricco e variegato che comprende attivisti come <a href="http://www.leftfootforward.org/" target="_blank">Will Straw</a> e politici in carica (tra questi segnaliamo <a href="http://www.tom-watson.co.uk/" target="_blank">Tom Watson</a>).</p>
<blockquote><p>&#8220;Non si può fingere entusiasmo online&#8221; dice Crabtree.</p></blockquote>
<p>Crabtree azzarda anche alcune affascinanti previsioni sul ruolo che la blogosfera di sinistra giocherà nelle prossime consultazioni: un ruolo non decisivo sulle elezioni nazionali, ma rilevante all’interno del partito nella scelta dei futuri leader. Ne verrà favorita la componente più di sinistra rispetto a quella centrista, oltre ai gruppi che hanno un certo radicamento sul territorio, perché “<strong>non si può fingere entusiasmo online” conclude Crabtree</strong>.</p>
<blockquote><p>I manifesti satirici contro Cameron. </p></blockquote>
<p>Il partito laburista pare anche iniziare a comprendere alcune logiche della Rete: una prima dimostrazione è <a href="http://www.brandrepublic.com/News/977445/Labour-Party-adopts-bloggers-airbrushed-Cameron-campaign/" target="_blank">l’adozione di alcuni manifesti satirici</a> che riprendono quelli originali della campagna di Cameron. Il sito originale, <a href="http://mydavidcameron.com/" target="_blank">Mydavidcameron</a>, è stato creato da un sostenitore del partito laburista, che ha messo a disposizione il template per permettere a tutti di creare il proprio manifesto taroccato.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2343" style="width:650px;">
	<a href="http://mydavidcameron.com/" target="_blank"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2010/01/c1.jpg" alt="Uno dei manifesti taroccati su David Cameron" width="650" height="324" /></a>
	<div>Uno dei manifesti taroccati su David Cameron</div>
</div>
<blockquote><p>I manifesti sono finiti sulla homepage del Labour Party.</p></blockquote>
<p>Alcuni dei risultati sono finiti prima su siti di parlamentari inglesi e, infine, anche <a href="http://www.labour.org.uk/" target="_blank">sulla homepage del Labour party</a>, dove ora campeggia una versione del manifesto creata dallo stesso partito: lo slogan è “Is what you see what you’d get?”<br />
Politics busting, dalla blogosfera alla comunicazione di partito, dunque.</p>
<p>Quale sarà la prossima mossa?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>PDF Europe, nasce una sfera pubblica europea?</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/12/05/pdf-europe-nasce-una-sfera-pubblica-europea/</link>
		<comments>http://www.spindoc.it/2009/12/05/pdf-europe-nasce-una-sfera-pubblica-europea/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 01:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora dal Personal Democracy Forum a Barcellona: una sfera pubblica europea è possibile? O dell'Europa non ci si può affezionare, chiusi nelle mappe localissime e nazionali, solo (e al massimo) imparare piano ad avere a che fare. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>A due settimane <a href="http://personaldemocracy.com/blog-entry/hackers-and-hacks-post-mortem-pdf-europe-barcelona" target="_blank">dal suo svolgimento</a>, PDF Europe continua a suscitare <a href="../2009/11/24/post-pdf-cosa-rimane-dopo-barcellona/" target="_blank">reazioni e riflessioni</a>.</p></blockquote>
<p>>Durante lo svolgimento del <a href="http://personaldemocracy.com">Personal Democracy Forum</a> a Barcelona, uno dei più pressanti interrogativi che circolava tra i quasi 400 partecipanti era indubbiamente se c&#8217;è spazio e futuro per una blogosfera politica a livello europeo. C&#8217;è o non c&#8217;è un Europa unita sul web? Una discussione sui temi riguardanti la politica europea e transnazionale?</p>
<h3>Una prima mappatura della blogosfera</h3>
<p>Il primo spunto, in questo senso, è arrivato dalla presentazione di Anthony Hamelle che con la sua LinkFluence ha presentato <a href="http://us.linkfluence.net/blog/2009/11/20/first-map-of-the-eurosphere/" target="_blank">una mappatura della blogosfera politica</a> di quattro nazioni: Italia, Francia, Germania e Olanda, rilevandone la composizione e la prossimità alle tematiche trattate a livello di UE.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2298" style="width:500px;">
	<a href="http://us.linkfluence.net/blog/2009/11/20/first-map-of-the-eurosphere/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/12/euroweb_pop_2.jpg" alt="First map of the Eurosphere. By linkfluence, Anthony Hamelle - click to go to the presentation" width="500" height="344" /></a>
	<div>First map of the Eurosphere. By linkfluence, Anthony Hamelle - click to go to the presentation</div>
</div>
<p><br/>
<ul>
<li>Leggi anche l&#8217;articolo di Raffaele Matrolonardo, su Corriere.it: <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_20/europa-web-disunita_80375ac8-d5dd-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">L&#8217;Europa sul web? Non è ancora unita</a></li>
</ul>
<h3>Intervista a Jon Worth: le identità europee</h3>
<p>Il secondo lo fornisce <a href="http://personaldemocracy.com/node/15552" target="_blank">l&#8217;intervista</a> che Nancy Scola ha fatto a <a href="http://www.jonworth.eu/" target="_blank">Jon Worth</a> (anche lui speaker a PDF Europe), inglese residente a Bruxelles e con un solido background in termini di politica europea.</p>
<blockquote><p>«Difficile affezionarsi alla UE, ma interagirci normalmente è un dovere», secondo Worth</p></blockquote>
<p> “<em>Ogni cultura politica ha le sue caratteristiche, i suoi simboli, la sua storia</em>”: la mancanza di elementi comuni è <a href="http://personaldemocracy.com/node/15552" target="_blank">l&#8217;inevitabile punto di partenza</a> di ogni analisi sull&#8217;assenza di dibattito europeo. Ma molto, sostiene Worth, starà alla capacità di far coesistere più livelli di identità: “<em>Nessuno si affezionerà l&#8217;Unione Europea, ma spero che in futuro le persone riescano a comprenderne l&#8217;importanza e trovino modalità di interazione con le sue istituzioni. Non penso sia necessario lo stesso tipo di comunicazione interna alle nazioni, ma sicuramente è necessario qualcosa di più di quello che abbiamo</em>.“</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2299" style="width:500px;">
	<a href="http://www.jonworth.eu/the-pdf-compass/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/12/poitical-compass-pdf_2.jpg" alt="Unofficial Political Compass, Pdf, di Jon Worth" width="500" height="594" /></a>
	<div>Unofficial Political Compass, Pdf, di Jon Worth</div>
</div>
<h3>A che punto è l&#8217;Europa?</h3>
<blockquote><p>Worth individua nelle nazioni scandinave le realtà più avanzate, con politici aperti, infrastrutture adeguate e alte percentuali di lettura dei quotidiani.</p></blockquote>
<p> Nella sua analisi, inoltre, la nativa Gran Bretagna è avanzatissima sul fronte dell&#8217;e-government ma non altrettanto su quello della politica. I politici francesi, invece, potrebbero approfittare di una certa tradizione di “ribellione contro il sistema”, propria anche delle dinamiche di Rete, elemento che due anni fa ha contribuito non poco all&#8217;emergere di Ségolène Royal.</p>
<p>L&#8217;innovazione, del resto, non ha una strada sola, come dimostra anche la varietà del pubblico presente alla conferenza: spindoctor, studiosi, giornalisti e attivisti sono gruppi che spesso si guardano con diffidenza.<br />
<blockquote>Pubblico inizialmente diffidente: che ci fanno i creativi dentro le organizzazioni? </p></blockquote>
<p>Eppure, forse, il confine non è così netto: “<em>Dipende molto dalla cultura politica del paese: probabilmente i partiti negli USA sono più bravi nell&#8217;avere a che fare con creativi e persone innovative all&#8217;interno delle organizzazioni di quanto facciano la maggior parte dei partiti europei</em>”</p>
<p>Probabilmente una delle prossime domande per chi lavora in questo settore sarà quella che già ci poniamo da tempo come cittadini: il sistema si cambia lavorando all&#8217;interno o dall&#8217;esterno?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Post Pdf. Cosa rimane dopo Barcellona</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/11/24/post-pdf-cosa-rimane-dopo-barcellona/</link>
		<comments>http://www.spindoc.it/2009/11/24/post-pdf-cosa-rimane-dopo-barcellona/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 21:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[discorsi e dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[grassroots]]></category>
		<category><![CDATA[videopolitica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto esaurito per la prima edizione europea del Personal Democracy Forum, su tecnologia e politica e su come l'una cambia l'altra (e viceversa). Risorse e link per tutti i contenuti, dall'audio degli interventi ai tweet dei partecipanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tutto esaurito per la prima edizione europea del Pdf, svoltasi la scorsa settimana dentro la Torre Agbar a Barcellona. </p></blockquote>
<p>La scorsa settimana si sono spenti i riflettori sulla <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">prima edizione europea</a> del <a href="http://personaldemocracy.com">Personal Democracy Forum</a> (organizzazione dalle molteplici attività intorno al modo e ai modi in cui la tecnologia cambia la politica). Si è tenuta a Barcellona, nella splendida <a href="http://www.torreagbar.com/home.asp">Torre Agbar</a> (che gli autoctoni chiamano <em>el consolador</em> per evidenti ragioni falliche). Una <em>main hall</em> strapiena e due salette al 14esimo piano per le sessioni parallele del pomeriggio &#8211; quelle dedicate a discutere con più agio e verticalità tematica dei temi (dal campaignign all&#8217;e-government passando per l&#8217;attivismo digitale): tutti esauriti i posti disponibili. </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/38686125@N07/4127860906/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2503/4127860906_433c67dca7.jpg" alt="Pdf Europa, Barcelona. Photo by Chesta52" /></a></p>
<p>Contenti della partecipazione gli organizzatori storici della conferenza newyorkese, <strong>Andrew Raisej</strong> e <strong>Micah Sifry</strong> e il partner europeo <strong>Marc Lopez</strong>, giovane politico e imprenditore). Il prossimo appuntamento è a giugno del prossimo anno per il tradizionale appuntamento a New York, a meno di format diversi (più piccoli, o nazionali, o tagliati verticalmente su temi specifici) nei prossimi mesi ancora in Europa.</p>
<p>Intanto, per chi vuole recuperare alcuni dei contenuti della due giorni dedicata all&#8217;intricato rapporto tra politica e Rete, di seguito una piccola – certamente incompleta ma ragionata – guida alle risorse recuperabili online. Nei prossimi giorni altri materiali, su Spindoc.</p>
<h3>Podcast audio degli interventi, su CivicoLive</h3>
<blockquote><p>I podcast di tutte le sessioni e le discussioni, liberamente scaricabili: su <a href="http://civicolive.com/pdfeu/">Civico Live</a>. </p></blockquote>
<p>Civico Live ha coperto l&#8217;intero programma dei due giorni, con diretta live e registrazioni audio delle sessioni parallele disponibili dopo poche ore online. Di fatto sono interamente ascoltabili tutti gli interventi e le discussioni &#8211; divise ordinatamente per <a href="http://civicolive.com/pdfeu/day-one/">giorno uno</a> e <a href="http://civicolive.com/pdfeu/day-two/">giorno due</a>. </p>
<p>Peraltro, i ragazzi di Civico Live, in alcuni casi hanno predisposto anche un liveblogging vero e proprio &#8211; e quasi sempre un aggiornamento veloce dei sound bytes su Twitter &#8211; sulla <a href="http://civicolive.com/pdfeu/">pagina dedicata al Pdf Europe</a> ci sono ancora molti materiali grezzi, di live coverage, da riguardare.</p>
<h3>Twitter, friendfeed e hastag vari</h3>
<blockquote><p>Twitter il servizio più usato per il live coverage della conferenza: l&#8217;hashtag era <a href="http://twitter.com/#search?q=pdfeu">#pdfeu</a></p></blockquote>
<p>A proposito di live coverage, Twitter è ormai lo standard per raccontare in diretta eventi di questo tipo. Da tempo è convenzione l&#8217;uso di hashtag che hanno la funzione di aggregare dal basso, folksonomicamente, i contenuti prodotti dentro i social media (e spesso anche trasversalmente ai singoli servizi di social network). </p>
<p><a href="http://trendsmap.com/topic/%23pdfeu"><img src="http://img.skitch.com/20091121-g2jbsasx784pftq5krtp571245.jpg" alt="Hashtag Pdfeu, via trendsmap, via Civico" /></a></p>
<p>La conferenza, nonostante alcuni fastidiosi problemi alla rete wireless specie nel primo giorno, è stata molto raccontata attraverso brevi e frequenti tweet da parte della platea, che estrapolava <em>sound bytes</em> dei passaggi più interessanti della discussione. </p>
<p>I tweet più interessanti erano spesso a loro volta erano replicati dal più ampio network collegato a chi era in sala, e si arricchiva dei commenti ulteriori: <strong><a href="http://twitter.com/#search?q=pdfeu">#pdfeu</a></strong> (questo era l&#8217;hashtag della conferenza) è stato per due giorni tra quelli più usati su Twitter. </p>
<ul>Controlla anche friendfeed, l&#8217;<a href="http://friendfeed.com/search?q=pdfeu">hashtag è sempre lo stesso</a> e <a href="http://www.slideshare.net/tag/pdfeu">slideshare</a>.</ul>
<h3>Cronache e resoconti</h3>
<p>E&#8217; in parte ancora presto per resoconti dei contenuti. Ne segnalo qui alcuni, soprattutto in lingua italiana, ma tengo aperta la lista.</p>
<ul>IN ITALIANO:</p>
<li>Sergio Maistrello: <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2009/11/20/pdf-europe-day-1-appunti-sparsi/">PDF Europe, day 1, appunti sparsi</a> e  <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2009/11/21/pdf-europe-day-2-appunti-sparsi/">PDF Europe, day 2, appunti sparsi</a> (con molti link dei relatori e dei servizi citati)</li>
<li>Alberto Cottica: <a href="http://www.cottica.net/2009/11/23/pdf-europe-a-first-impressionpdf-europe-prime-impressioni/">Pdf Europe, prime impressioni </a></li>
<li>Raffaele Mastrolonardo: <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_20/europa-web-disunita_80375ac8-d5dd-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">L&#8217;Europa sul web? Non è ancora unita</a></li>
</ul>
<ul>IN SPAGNOLO:</p>
<li>Aribo: <a href="http://www.aribo.eu/2009/11/two-journeys-pdfeu/">Two journeys to the center of politics and technology</a>: PDFEU’09 </li>
<li>Implantaciò 20: <a href="http://afm.cataspanglish.com/2009/11/personal-democracy-forum-europe-pdfeu/">Personal Democracy Forum Europe </a></li>
<p>e-Zaps: ben 4 post di sintesi e racconto, <a href="http://exaps.blogspot.com/search/label/PDFEU">rintracciabili con l&#8217;apposita tag</a>
</ul>
<ul>IN FRANCESE:</p>
<li>Etoile: <a href="http://etoile.touteleurope.fr/index.php/post/2009/11/24/pdfeu">Pdfeu</a></li>
<li>InternetActu: <a href="http://www.internetactu.net/2009/11/24/pdf-europe-quelles-lecons-tirer-de-la-campagne-dobama/">PDF Europe: Quelles leçons tirer de la campagne d’Obama? </a></li>
</ul>
<ul>ALTRO: </p>
<li>DANESE: <a href="http://blogg.origo.no/-/bulletin/show/492989_transparency-hurts-og-andre-favorittsitater-fra-pdf">citazioni preferite</a>. </li>
</ul>
<p><em>(in via di aggiornamento)</em></p>
<h3>Foto e video</h3>
<p>Meno imponente rispetto ad altri eventi di questo tipo la produzione di foto &#8211; quantomeno a vedere le foto caricate su Flickr a qualche giorno dalla fine della conferenza. Una ragione potrebbe risiedere nella presenza di Facebook &#8211; che ha certamente drenato parte dell&#8217;upload di foto specie dal cellulare. Il tag su flickr è sempre lo stesso: <a href="http://www.flickr.com/search/?q=pdfeu&#038;w=all">pdfeu</a>. Alcune foto sono molto belle. </p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/38686125@N07/4127511157/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2740/4127511157_e6c625eb73.jpg" alt="Pdf Europa, Barcelona. Ringraziamenti finali dello staff. Photo by Chesta 52" width="500" height="375" /></a>
	<div>Pdf Europa, Barcelona. Ringraziamenti finali dello staff. Photo by Chesta 52</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Personal Democracy Forum goes to Barcellona</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/10/16/personal-democracy-forum-goes-to-barcellona/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[grassroots]]></category>
		<category><![CDATA[negative e underdog]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>

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		<description><![CDATA[La conferenza "principe" sul rapporto tra politica e tecnologia sbarca in Europa, dopo 6 anni negli Usa. Stessa formula, con una attenzione particolare per il vecchio continente. Dal 20 al 21 novembre a Barcellona (ci sarà anche Spindoc).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>World’s largest conference on technology and politics.</p></blockquote>
<p>Dal 20 al 21 novembre si terrà a Barcellona, in Spagna, il primo <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">appuntamento europeo del Personal Democracy Forum</a> – la più grande conferenza al mondo su tecnologia e politica. Dopo sei anni a New York (gli ultimi al Frederick P. Rose Hall, Lincoln Center, con spettacolare sguardo sul Central Park), lo spin-off europeo si terrà nell&#8217;altrettanto spettacolare Torre Agbar</p>
<p>Gli organizzatori hanno allestito <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">un gruppo di speakers</a> molto eterogeneo e competente, che cercherà di riflettere su come la tecnologia sta influenzando la politica (e forse viceversa): come da anni ormai stiamo cercando di fare, nel nostro piccolo, anche qui su Spindoc. </p>
<blockquote><p>Altri aggiornamenti nei prossimi giorni. </p></blockquote>
<p>Un piccola ma motivata delegazione di Spindoc sarà presente a Barcellona &#8211; a me gli organizzatori hanno chiesto di intervenire ad un <em>roundtable</em> pomeridiano, sul ruolo dei blog in politica a livello europeo: vedremo cosa uscirà fuori. Sicuramente allestiremo, come peraltro per il Pdf americano due anni fa, una diretta o un liveblogging dei lavori.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 597px"><a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe"><img alt="Pdf Europe, a Barcellona" src="http://personaldemocracy.com/files/pdfeurope4.gif" width="587" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Pdf Europe, a Barcellona</p></div>
<p>«<em>Across the Continent, political leaders and grass-roots activists are embracing new ways of running for office, influencing the political debate, and governing. Inspired by the success of Barack Obama’s campaign for president of the United States, people everywhere are using the Internet to open up politics and make governance more transparent, participatory and effective</em>».</p>
<p>Pare che i posti siano limitati, quindi, chi è interessato farebbe bene a prenotarsi al più presto. Il sito giusto per prenotazioni e dare un&#8217;occhiata al programma è sempre <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">Personal Democracy Forum Europe</a></p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le elezioni in Marocco e la politica iconica</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/07/27/le-elezioni-in-marocco-e-la-politica-iconica/</link>
		<comments>http://www.spindoc.it/2009/07/27/le-elezioni-in-marocco-e-la-politica-iconica/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 07:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Porcu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[grafica e manifesti]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[volantini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.spindoc.it/?p=2170</guid>
		<description><![CDATA[Elezioni amministrative in Marocco, quasi 29 i partiti presenti, 27 mila eletti, tra i quali più di 3 mila donne (con una quota del 12% riservata per legge). Una comunciazione tutta iconica, sul territorio: dai manifesti ai volantini fino ai murales. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Leggi <a href="http://www.maroc.ma/PortailInst/An/logoevenementiel/Results+of+the+Special+Communal+Elections+2009.htm">i risultati definitivi delle elezioni comunali</a> in Marocco: oltre 7 milioni i votanti totali</p></blockquote>
<p>Passeggiare per Tangeri a due settimane dalle elezioni ha per certi versi il sapore di un tuffo nel passato. Qualche chiacchierata con gli studenti dell’Università conferma i sospetti: qui il Web è da molti punti di vista il futuro, almeno per quanto riguarda la comunicazione politica. Ancor più che da noi – il che è tutto dire. Ma una campagna elettorale è sempre e comunque comunicazione: e così è per le elezioni amministrative che si sono appena svolte in Marocco.</p>
<div class="img alignleft size-full wp-image-2179" style="width:359px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo2.jpg" alt="Una lista dei candidati alle elezioni amministrative" width="359" height="270" />
	<div>Una lista dei candidati alle elezioni amministrative</div>
</div>
<p>Oltre 29 i partiti candidati, poco più di <a href="http://www.maroc.ma/PortailInst/An/logoevenementiel/Results+of+the+Special+Communal+Elections+2009.htm">7 milioni di votanti con un tasso di partecipazione del 52,4%</a>. Gli eletti sono più di 27000, tra i quali più di 3000 donne, che hanno visto per la prima volta, per legge, una quota loro riservata di posti del 12%. </p>
<p>E anche se qualcuno giura che sono state riservate a posti meno importanti o mere esecutrici di decisioni che saranno prese altrove, vedere candidate vestite all’occidentale accanto ad altre con il velo integrale una qualche impressione la fa. </p>
<p>D’altronde, il PAM (<em><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Parti_Authenticit%C3%A9_et_Modernit%C3%A9">Parti Authenticité et Modernité</a></em>), partito nato poco più di un anno fa dalla fusione di cinque partiti grazie a un ex Ministro, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Fouad_Ali_El_Himma">Fouad Ali el-Himma</a>, molto vicino al giovane re Mohammed VI, ha racimolato la maggior percentuale di posti candidando persone di cultura religiosa talvolta opposta. </p>
<p>Una politica via via più secolarizzata in cui – nonostante rimanga forte l&#8217;influenza della religione sui vari aspetti della società – va lentamente a scomparire il legame tra abbigliamento (in questo caso di genere) e ideologia del partito di appartenenza.</p>
<h3>La comunicazione: niente web, e il territorio iconizzato</h3>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2190" style="width:483px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo6.jpg" alt="Serie di murales di propaganda" width="483" height="255" />
	<div>Serie di murales di propaganda</div>
</div><br/></p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2195" style="width:251px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo4.jpg" alt="Dettaglio dei murales di propaganda /1" width="251" height="289" />
	<div>Dettaglio dei murales di propaganda /1</div>
</div>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2202" style="width:225px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo5.jpg" alt="Dettaglio di murales di propaganda /2" width="225" height="271" />
	<div>Dettaglio di murales di propaganda /2</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>Politica di pancia e di testa. </p></blockquote>
<p>Dai volantini in bianco e nero ai più svariati simboli dei partiti disegnati sui muri per le strade fino all’assenza totale di azione e comunicazione sul web: la campagna elettorale in Marocco è ancora molto tradizionale, con margini di sviluppo enormi soprattutto nell&#8217;utilizzo degli strumenti più moderni. Un paese in cui la politica e la rispettiva comunicazione politica ha due nature: una “di pancia” profondamente africana, e una “di testa” rivolta all’Europa. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2188" style="width:414px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo7.jpg" alt="Quadro del re Mohammed VI in un ufficio pubblico" width="414" height="279" />
	<div>Quadro del re Mohammed VI in un ufficio pubblico</div>
</div><br /><br/></p>
<blockquote><p>Una campagna tradizionale che occupa il territorio con iconografie tradizionali. </p></blockquote>
<p>La campagna si gioca molto sul territorio. Sulla presenza iconica nelle strade. Attraverso manifesti e murales. Il Marocco è una monarchia costituzionale con un re molto giovane, la cui rappresentazione iconografica è presente in molti luoghi pubblici – segno di una forte attenzione del potere al suo corrispettivo visivo. Una forte attenzione che si riflette sulla campagna dei candidati, sulla scelta degli strumenti tradizionali come manifesti e volantini, o i murales che abbelliscono i muri delle città.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La protesta in Iran, tra Habermas e cyberwar</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/20/la-protesta-in-iran-tra-habermas-e-cyberwar/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 14:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Stagli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[La protesta in Iran dopo le elezioni vinte da Ahmadinejad: una nuova sfera pubblica centrata sui nuovi media. Tra controinformazione e disinformazione, propaganda e censure, un'analisi di quello che sta accadendo dalle parti di Tehran (e del web intorno).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La protesta in Iran tra vecchi e nuovi media (e forse una nuova opinione pubblica). </p></blockquote>
<p> I fatti di Teheran fanno emergere la necessità di una più approfondita riflessione sul ruolo dei nuovi media nei complicati rapporti con media, potere e comunicazione. In molti hanno enfatizzato l’importanza che web, <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/jun/17/twitter-socialnetworking">twitter e i social network</a> e gli SMS avrebbero quale strumento di supporto rivoluzionario nel paese degli Ayatollah (ma in Iran è in corso una rivoluzione o più esattamente una lotta tra fazioni, come <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2009/06/15/48541/voto-in-iran-la-cautela-di-washington">l’atteggiamento prudente degli USA lascia sottendere</a>?). </p>
<ul>
Leggi: <a href="http://www.spindoc.it/2009/06/19/la-protesta-in-iran-tra-piazza-e-web/">la protesta in Iran tra piazza e web, due approfondimenti</a> (con link); un <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10973/iran-la-protesta-corre-veloce-sul-web/">altro approfondimento</a> delle prime ore (Webnews); uno dei più aggiornati aggregatori (più o meno automatici): <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a>
</ul>
<blockquote><p>Tra Habermas e la cyber-guerrilla.</p></blockquote>
<p> Tuttavia, è forse il caso di ampliare lo sguardo esplorando le implicazioni dell’uso massiccio dei nuovi media nell’ambito della definizione di quella che – per <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/03/opinione-pubblica-secondo-jurgen-habermas.html">dirla con Habermas</a> – potremmo definire una sfera pubblica dialogica newmediale. Ma anche in rapporto alle più moderne e raffinate tecniche di controllo politico-psico-sociale, che implicano il ricorso alla controinformazione, alla disinformazione, alla censura e, nel complesso, a quella che viene definita la cyber-guerra o cyber-guerrilla, a seconda dei casi. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.boston.com/bigpicture/2009/06/irans_disputed_election.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/myvote2.jpg" alt="Where is my vote? Foto da The Big Picture" width="450" height="299" /></a>
	<div>Where is my vote? Foto da The Big Picture</div>
</div>
<h3>La sfera pubblica dialogica newmediale</h3>
<blockquote><p>Il triangolo classico della comunicazione politica: cittadino, potere, mass-media.</p></blockquote>
<p> Il modello classico della comunicazione politica è basato sul triangolo “cittadino, potere pubblico-politico, mezzi di comunicazione di massa”. In tale sistema, il connubio tra interessi economici e politici porta di solito ad un patto privilegiato tra potere e media, con i cittadini condannati nel ruolo (quasi sempre) passivo di bersagli di informazione. I new media definiscono una rottura del modello, nei termini in cui il cittadino ridiventa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prosumer">prosumer informazionale</a> (produce e consuma informazioni potenzialmente in egual misura) e si libera quindi dalla dipendenza da notizie e opinioni pre-confezionate. </p>
<blockquote><p>Il circolo virtuoso del newsmaking tra nuovi media e media tradizionali.</p></blockquote>
<p> E’ vero che la stragrande maggioranza delle informazioni che circolano sul web – comprese quelle contenute in questo post – sono di seconda mano, cioè derivate dai mass media tradizionali. Ma è anche vero che i new media danno voce e accesso diretto a chi vive gli eventi che racconta (es: lo studente che posta tweet mentre partecipa ad una marcia di protesta nelle strade di Teheran). Ed è altrettanto vero che i new media e i prosumer informazionali diventano a loro volta fonti dei media tradizionali e partecipano quindi, ad un livello originario, al processo di newsmaking informativo, mutandone la struttura genetica alle basi. </p>
<h3>Controinformazione e disinformazione</h3>
<blockquote><p>Controinformazione, mistificazione ed eccessi di comunicazione: la battaglia per definire il contesto ora è anche online.</p></blockquote>
<p>C’è la controinformazione del singolo o dei gruppi organizzati che fanno valere la propria voce a dispetto delle censure e delle distorsioni dei media tradizionali sotto controllo governativo o di fazioni avverse. Ma c’è anche quella del potere ufficiale che – dal suo punto di vista legittimamente – chiama mistificazione le “voci della rete”. Non a caso il contestato Ahmadinejad ha da tempo <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=217">sentito il bisogno</a> di aprire un blog. Segno che radio, tv, giornali e siti web ufficili sotto controllo governativo non bastano più.</p>
<p>Nel caso iraniano, poi, urge il problema di non cadere vittima degli eccessi della propaganda partigiana che può essere tentata di dipingere Ahmadinejad e il suo establishment come più crudeli e immorali di quanto non siano realmente. Viceversa, possono esserci (e se ne hanno tracce) agitatori virtuali che diffondono notizie false e fuorvianti per creare confusione e smarrimento (nel caso iraniano, a tutto vantaggio della fazione governativa). Uno degli esempi più eclatanti <a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger">sarebbero le foto ritoccate delle manifestazioni</a> pro- Ahmadinejad.   </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2106" style="width:500px;">
	<a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/iranphotoshopped.jpg" alt="La foto del comizio di Ahmadinejad, ritoccate (via Daily Kos)" width="500" height="495" /></a>
	<div>La foto del comizio di Ahmanejad, ritoccate (via Daily Kos)</div>
</div>
<h3>Censura, cyber guerra (o guerrilla).</h3>
<blockquote><p>Controllare i media tradizionali è relativamente facile: più complicato (e probabilmente impossibile) bloccare il tam tam della Rete</p></blockquote>
<p> Per controllare i media tradizionali basta tenere sotto controllo giornalisti ed editori, e alle brutte staccare la corrente a ripetitori e rotative. Ma come bloccare il tam tam della Rete? Il governo di Teheran ha già sperimentato quanto sia difficile e persino controproducente agire sulle infrastrutture telematiche del web e del fonia mobile: si producono danni anche alle comunicazioni governative e si fomentano malumori tra l’opinione pubblica neutrale o favorevole al governo. Ecco perché già da tempo l’Iran come altri paesi) ha allestito un <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=213">corpo scelto di polizia telematica</a> in grado di definire set di siti e canali di contatto proibiti, lavorando su keywords, tag, hashtag e altri marcatori (IP, localizzazione geografica, ecc.). Anche su questo fronte, sono state <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=2002">escogitate contromisure</a> più che efficienti. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2104" style="width:450px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/bigpicture01.jpg" alt="Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. " width="450" height="292" />
	<div>Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. </div>
</div>
<blockquote><p>Le differenze tra cyber guerra e guerrilla, e il caso del fiancheggiamento degli Stati Uniti, che a chiesto a Twitter di posticipare la manutenzione del sito per non bloccare l&#8217;attività. </p></blockquote>
<p>Lo scontro parallelo che si svolge sul web tra fazioni contrapposte fa parlare di cyber guerrilla. Ma possiamo parlare di cyber guerra vera e propria quando a scontrarsi sono gruppi istituzionali antagonisti. Uno dei più interessanti esempi di cyber guerra si è avuta recentemente in Georgia, quando ai missili reali che cadevano sul territorio georgiano, si <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=732&#038;ID_sezione=3&#038;sezione">affiancavano missili virtuali</a> sparati sui siti istituzionali georgiani da hackers (presumibilmente) al servizio o quantomeno a favore dell’esercito russo. In Iran la cyber-guerra vede <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=18909&#038;sez=HOME_NELMONDO&#038;npl=&#038;desc_sez=">iniziative su entrambi i fronti</a>. In più abbiamo anche un interessante e innovativo esempio di cyber-fiancheggiamento se guardiamo allo sforzo del Governo USA per sostenere l’efficienza dei canali di comunicazione telematica, come è accaduto ad esempio con <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_16/iran_restrizioni_stampa_twitter_blog_6638e4ac-5a9a-11de-8451-00144f02aabc.shtml">la richiesta a Twitter di posticipare l’interruzione</a> per manutenzione del servizio nei momenti più cruciali delle proteste di piazza.</p>
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		<title>Cosa si twitta sulle elezioni politiche</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/03/cosa-si-twitta-sulle-elezioni-politiche/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 11:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa si twitta sulle elezioni politiche ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>TweetElect09.eu checks automatically what people say about the European Elections on the micro-blogging service Twitter. </p></blockquote>
<p><a href="http://www.tweetelect09.eu/">TweetElect09</a> è un sito che permette di tracciare ciò che i cittadini europei dicono delle elezioni su Twitter, sito/servizio di microblogging: includendo automaticamente gli aggiornamenti che presentano un &#8220;hashtag&#8221;, un descrittore univoco (in questo caso <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23ue09">#eu09</a>). </p>
<p>Se li trova, li ripubblica, con il valore aggiunto di aggregarli per nazione/stato, candidati, partiti e presentarli come grafici. Qui sotto alcuni esempi.<br /><div class="img alignright size-full wp-image-2046" style="width:622px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/tweetelect0901.jpg" alt="Uno screenshot da TweetElection, con i grafici di tutta Europa" width="622" height="530" />
	<div>Uno screenshot da TweetElection, con i grafici di tutta Europa</div>
</div>
<div class="img alignright size-full wp-image-2049" style="width:618px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/tweetelect0902.jpg" alt="Uno screenshot da TweetElect. Focus sull&#039;Italia" width="618" height="348" />
	<div>Uno screenshot da TweetElect. Focus sull&#039;Italia</div>
</div>
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		<title>Elisabetta, Mahmoud e Giorgio. Discorsi a confronto</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/01/02/elisabetta-mahmoud-e-giorgio-discorsi-di-natale-e-fine-anno-a-confronto/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 18:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Magnanini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Messaggi augurali in tv, di Natale e fine anno, in Italia e in Inghilterra: quelli ufficiali, regali, alternativi, speranzosi – fino a quelli che negano se stessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Regno Unito, 25 Dicembre 2008, ore 15.00.</h3>
<blockquote><p>La trasgressione del discorso di Ahmadinejad è stata in parte sminuita dal diverso orario di trasmissione: non più alle 15:00 in contemporanea a quello della Regina, ma alle 19:15.</p></blockquote>
<p>  Come ogni anno, la BBC ha trasmesso a Natale <a href="http://it.youtube.com/watch?v=4iHGmVd82Aw">il discorso della <strong>Regina Elisabetta</strong></a>. Qualche ora più tardi, Channel 4, nel suo discorso &#8220;alternativo&#8221; (in onda dal 1993, in &#8220;controprogammazione&#8221; con quello ufficiale del casa reale britannica) ha mandato in onda <a href="http://www.channel4.com/news/articles/politics/international_politics/the+alternative+christmas+message+/2892692">un comizio</a> di <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, presidente dell&#8217;Iran.</p>
<h3>Di seguito i due discorsi &#8220;augurali&#8221;</h3>
<p>Il discorso della Regina Elisabetta (già <a href="http://technosoc.blogspot.com/2007/12/royal-communication.html">dallo scorso anno</a> pienamente disponibile su YouTube)<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4iHGmVd82Aw&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4iHGmVd82Aw&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>IL discorso del Presidente Ahmadinejad ripreso da Channel 4.<br />
<embed src="http://services.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/1184614595" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=5777729001&#038;playerId=1184614595&#038;viewerSecureGatewayURL=https://console.brightcove.com/services/amfgateway&#038;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&#038;cdnURL=http://admin.brightcove.com&#038;domain=embed&#038;autoStart=false&#038;" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed><h3>La polemica con Channel 4</h3>
<blockquote><p>Messaggi natalizi. La versione ufficiale racconta che fu nel 1932 John Reith (mitico direttore della BBC che sembra coniò la triade &#8220;educate, inform and entertain&#8221;) a suggerire a Re George V a pronunciare il primo messaggio (radio) natalizio all&#8217;impero britannico. </p></blockquote>
<p> Il ministero degli esteri britannico ha avuto da ridire &#8220;il presidente Ahmadinejad ha, durante i suoi anni da presidente, fatto una serie di dichiarazioni antisemite. I media britannici sono liberi di fare le loro scelte editoriali, ma questo invito [ad Ahmadinejad] causerà disdegno non solo nel Regno Unito ma anche nei Paesi amici&#8221;. Non è la prima volta che c&#8217;è un messaggio di Natale &#8220;alternativo&#8221; ma se in<br />
passato il tono era scherzoso (nel 2004 era Marge Simpson a parlare a Channel4), ora la trasgressione è politicamente forte, considerati gli attacchi all&#8217;Occidente di Ahmadinejad. <strong>Dorothy Byrne</strong> (capo dell&#8217;area News and Current Affairs) sembra non avere rimorsi &#8220;Come leader di uno dei più importanti Stati nel Medio Oriente, le opinioni del Presidente Ahmadinejad hanno un&#8217;influenza enorme. Visto che ci avviciniamo a una fase critica delle relazioni internazionali, offriamo ai<br />
nostri spettatori uno sguardo ravvicinato all&#8217;interno di un mondo alternativo&#8221;.</p>
<p>Il messaggio di Giorgio Napolitano, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=an4b31S0TIo&#038;feature=dir">messo dalla Rai su YouTube</a><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/an4b31S0TIo&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/an4b31S0TIo&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<h3>Il messaggio di Giorgio Napolitano</h3>
<blockquote><p> Canale 5, La7 e Mtv non sono &#8220;costrette&#8221; a trasmettere il messaggio di Napolitano ma, trasmettendolo, da un lato interrompono il palinsesto e perdono introiti pubblicitari ma dall&#8217;altro lato si regalano un tocco di istituzionalità.</p></blockquote>
<p> 31 dicembre 2008. Italia, ore 20:30. Rai1, Rai2, Rai3, Canale 5, La7 e (perfino) Mtv trasmettono il messaggio del presidente della repubblica Giorgio Napolitano.  Dopo 2 minuti, mentre sta parlando della crisi finanziaria, Napolitano dice: &#8220;Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa.&#8221; L&#8217;ultima frase è una citazione di <strong>Franklin Delano Roosevelt</strong>, citato senza essere nominato: il 4 Marzo 1933 FDR, in occasione del <a href="http://avalon.law.yale.edu/20th_century/froos1.asp">discorso di insediamento</a> disse &#8220;So, first of all, let me assert my firm belief that the only thing we have to fear is fear itself&#8211;nameless, unreasoning, unjustified terror which paralyzes needed efforts to convert retreat into advance.&#8221; Che Napolitano intenda citare FDR per indicare che anche qui serva un New Deal? </p>
<h3>Audience e spettatori</h3>
<blockquote><p>Finchè c&#8217;è audience, c&#8217;è repubblica: 13 milioni di italiani hanno seguito il messaggio del Presidente. </p></blockquote>
<p>Nella società dello spettacolo cos&#8217;è la misura di ogni cosa, se non i dati sull&#8217;audience? Altro che contenuti, attraverso l&#8217;<a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_848260557.html">Ansa</a>, veniamo a sapere che &#8220;Il terzo messaggio di fine anno di Giorgio Napolitano è stato seguito ieri sera in diretta da tredici milioni di italiani. Il livello molto alto degli ascolti, in linea con gli anni precedenti, conferma l&#8217;attenzione per questo tradizionale appuntamento nel quale, insieme agli auguri, il presidente della Repubblica si rivolge direttamente ai cittadini e svolge considerazioni politiche sul nuovo anno.&#8221; </p>
<h3>14 minuti all&#8217;insegna della speranza e altre risorse</h3>
<blockquote><p>Nell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/politica/napolitano-discorso-2008/analisi-di-arcangeli/analisi-di-arcangeli.html">analisi di <strong>Massimo Arcangeli</strong></a> su Repubblica.it, così come <a href="http://www.spindoc.it/2009/01/01/messaggio-di-fine-anno-piu-crisi-che-occasione/">nelle tag cloud</a> di Spindoc, si nota che la parola più nominata (14 volte!) è proprio la parola &#8220;crisi&#8221;. </p></blockquote>
<p> Il messaggio (14 minuti, breve rispetto ai messaggi del passato) è all&#8217;insegna della speranza, anche se  la crisi viene definita &#8220;pesante&#8221; e ineluttabile. Per leggere/vedere il discorso del 2008 rimandiamo infine al <a href="http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=37669">sito del Quirinale</a>. I responsabili di Quirinale.it hanno inserito tutti i messaggi di fine anno di tutti i presidenti (e i video e audio, se disponibili) e non posso non citare il messaggio più paradossale. Ultimo <a href="http://www.quirinale.it/ex_presidenti/Cossiga/mess_fineanno/cossiga_m1991.htm">messaggio di <strong>Francesco Cossiga</strong></a>, il 31 dicembre 1991. [7] Cossiga è davanti alle telecamere per dire che &#8230; &#8220;Allora mi sembra meglio tacere. Vi sara&#8217; certo altra piu&#8217; appropriata occasione per farvi conoscere il mio schietto pensiero ed i miei propositi.&#8221; Nemmeno Debord poteva immaginare un messaggio (a reti unificate) che diventa un non-messaggio, la negazione di sè stesso.</p>
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		<title>Media digitali e mobilitazione politica. Un seminario in Danimarca</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[scienze politiche]]></category>
		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[seminario]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Media digitali e mobilitazione politica. Un seminario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="img alignright" style="width:250px;">
	<img src="http://peoplesgeography.files.wordpress.com/2007/06/ben-digital-divide.jpg" alt="" width="250" height="450" />
	<div>Libertà e regimi repressivi: il ruolo delle nuove tecnologie digitali. 11 e 12 Novembre, Roskilde University</div>
</div>
<p>L&#8217;11 e il 12 Novembre si terrà presso la <a href="http://www.ruc.dk/ruc_en/">Roskilde University</a> il seminario: <strong>Digital media, civic engagement and political mobilization in repressive regimes</strong></p>
<p><strong>Organizzatori</strong>: The Institute for Society and Globalization (RUC) in cooperazione con Research School for International Development Studies (RUC) e il Danish Institute for Human Rights (IMR/DIIS). </p>
<p>Si possono ancora inviare dei saggi e dei contributi per potervi partecipare.</p>
<p><strong>Lo scopo del seminario</strong> è di condivider, promuovere, e facilitare la ricerca accademica sull&#8217;ambito dei media digitali e dei loro rapporti con la sfera pubblica in regimi repressivi. Ci sono <strong>due temi fondamentali</strong> su cui si sviluppano gli studi in questo settore:<br />
- il modo in cui si usano i media digitali per promuovere un attivismo politico e sociale all&#8217;interno di regimi repressivi e<br />
- il modo in cui i regimi repressivi usano i media digitali per influenzare controllare o censurare la sfera pubblica.</p>
<p>In particolare il seminario si concentrerà su <strong>tre aree</strong>:</p>
<p> (a) <strong>Aspetti metodologici</strong> — dati e studi che aiutino a chiarire il ruolo dell&#8217;attivismo su internet in relazione alle scienze sociali, in particolare rispetto alla relazione con le teorie della sfera pubblica e dei movimenti sociali;<br />
(b) <strong>Il pensiero europeo classico</strong> sulla spera pubblica, che sarà rianalizzato alla luce di nuovi dati concetti e approcci alla comprensione della sfera pubblica in relazione ai media digitali in regimi repressivi;<br />
(c) Come <strong>parte più rivolta alla pratica</strong> del seminario ci sarà una particolare attenzione alla mobilitazione per il cambiamento politico attraverso le <strong>tecnologia digitali</strong> di Rete.</p>
<p>Per proporre un saggio, registrarsi al seminario e ulteriori informazioni contattare:</p>
<p>Caroline Nellemann, caroline.nellemann[chiocciola]gmail.com<br />
Ole Bruun, obruun[chiocciola]ruc.dk</p>
<p>Per visualizzare <a href="http://www.ruc.dk/isg/nyheder/30082200/description_and_program/">programma del seminario</a><br />
Per ulteriori <a href="http://www.ruc.dk/isg/nyheder/30082200/">informazioni</a>.</p>
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		<title>Sintomer: «Troppa specializzazione nella politica»</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 14:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[Segolene Royal]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[teoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro chiacchiere con Yves Sintomer, politologo all'Université di Paris: «Ci vuole più flessibilità per affronare la complessità del mondo moderno»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Yves Sintomer è professore universitario presso il dipartimento di scienze politiche dell&#8217;Université di Paris 8. Dal settembre 2006 è vice direttore del Centro Marc Bloch (Berlino). Collabora con la rivista Mouvements e con le Edizioni La Découverte</p></blockquote>
<p>La XIX edizione &#8220;<a href="http://www.galileonet.it/agenda/10072/sulla-democrazia">Incontri Europei ad Amalfi</a>&#8221; quest&#8217;anno ha scelto come tema &#8220;<strong>Sulla democrazia. Realtà e immagini nel mondo contemporaneo</strong>&#8221; e ha portato sulla costiera importanti sociologi e studiosi.</p>
<p>Abbiamo approfittato dell&#8217;occasione &#8211; e di qualche minuto della serata conclusiva &#8211; per continuare una chiacchierata iniziata con <strong><a href="http://www.sintomer.net/">Yves Sintomer</a></strong> e farla evolvere in una intervista condotta in un perfetto italiano. </p>
<p>Paziente, garbato, preparato sulla politica italiana tanto da far tentennare alcuni dei presenti (noi per primi) eppure straordinariamente disponibile al dialogo che porta avanti in una equilibrata mistura di curiosità e ironia. Potremmo definirlo 2.0, ma non sappiamo se approverebbe.</p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/06/yves.jpg" alt="Yves Sintomer ad Amalfi" width="500" height="375" />
	<div>Yves Sintomer ad Amalfi</div>
</div>
<p><strong>Prima domanda quasi inevitabile: attualmente come viene vista l&#8217;Italia dai francesi e dai tedeschi?</strong></p>
<p>Nell&#8217;ambito del rapporto tra l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, e di una sensazione diffusa di un declino del paese, il ritorno di Berlusconi ha significato una perdita di credibilità per l&#8217;Italia. Come <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Sarkozy">Nicolas Sarkozy</a></strong> in Francia, Berlusconi non appare come una persona affidabile. E se Sarkozy sembra poco affidabile, Berlusconi trasmette addirittura un&#8217;impressione di pericolosità.</p>
<p><strong>In Francia, invece? Soprattutto dopo il confronto elettorale Sarkozy-Royal e la vittoria del primo&#8230;</strong></p>
<p>Il confronto tra <strong>Ségolene Royal</strong> e Sarkozy è stato un avvenimento molto importante, ma ha rappresentato più uno scontro di persone piuttosto che di ideologie e stili politici. Ci racconta anche del target elettorale di Sarkozy, che è stato votato da un elettorato maschile bianco, e della convinzione che l&#8217;effetto personalizzazione non durerà in Francia perché da alcuni mesi l&#8217;attenzione ai temi personali si sta rivoltando contro Sarkozy, sebbene all&#8217;inizio gli abbia portato una certa popolarità.</p>
<p><strong>Il contrario della politica personale, è forse la politica più fortemente partecipata. Cosa ne pensa delle <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/24/nava.shtml">giurie cittadine</a> suggerite da Segolene Royal quando è stata candidata contro Sarkozy nel 2007 come primo ministro francese? Come presidente del consiglio della regione Poitou-Charentes, che guida dal 2004, sta cercando di sperimentare modelli di una <a href="http://www.poitou-charentes.fr/fr/exergue/forums-participatifs/index.dml">democrazia maggiormente partecipativa</a> &#8211; anche forse in vista della candidatura a segretario del <a href="http://www.parti-socialiste.fr">partito socialista</a> opposta a quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bertrand_Delano%C3%AB">Bertrand Delanoë</a>, sindaco di Parigi.</strong></p>
<p>Sebbene il dibattito Ségolene-Delanoë non appassioni, le giurie cittadine suggerite da Ségolene sono un bel passo avanti nell&#8217;acquisizione di una maggiore prossimità dei cittadini alla politica, per quanto rappresentino un campione non rappresentativo, selezionato casualmente. 500 persone è rappresentatività, 30 è diversità ma non si può parlare di rappresentatività statistica.</p>
<p><strong>Una curiosità più accademica: di cosa si sta occupando in questo momento?</strong></p>
<p>L&#8217;utopia dell&#8217;azione zero: in alcuni contesti è meglio avere specializzazione meno ampia per affrontare la complessità del mondo moderno. Riguardo a molti temi politici la specializzazione porta ai governi tecnici, dove cioè le cose sono decise dagli specialisti. Ma come la scienza non è solo degli scienziati, ma è frutto di una cooperazione, questo è altrettanto vero per i politici. </p>
<p><strong>In un certo senso, però, questa deriva di specializzazione è figlia della rappresentatività&#8230;</strong></p>
<p>In un certo senso sì. Ci possiamo chiedere se una rappresentatività possa effettivamente prendere decisioni strutturali. Nel caso delle assemblee cittadine i suoi componenti sono coinvolti in un dibattito più allargato, sebbene si siano ascoltati anche numerosi esperti. Non penso al momento che un&#8217;assemblea possa decidere da sola su argomenti generali, o possa fare una proposta per una legge generale nella condizione attuale della democrazia.</p>
<p><strong>Un libro da consigliarci?</strong></p>
<p>La <a href="http://www.amazon.fr/haine-d%C3%A9mocratie-Jacques-Ranci%C3%A8re/dp/2913372481">haine de la démocratie</a> di Jacques Rancière (disponibile anche nella versione italiana &#8220;<a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888944628.html">l&#8217;odio per la democrazia</a>&#8220;)</p>
<p><em>(intervista a cura di Simone De Bellis e Valentina Porcu)<br />
</em></p>
<p><font size="-2">Nb: se avete appuntamenti da suggerirci o libri da consigliarci scrivete a <a href="mailto:info@spindoc.it">info@spindoc.it</a></font></p>
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		<title>Nicolas Sarkozy e l&#8217;effetto Carla Bruni</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/06/10/nicolas-sarkozy-e-leffetto-carla-bruni/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 18:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
		<category><![CDATA[governo e opposizione]]></category>
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		<description><![CDATA[Come l’immagine di Presidente può essere salvata dalla première dame. Analisi di un fenomeno di coppia, dalla politica alla comunicazione. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La Francia ha finalmente trovato la sua presidentessa”. In questa affermazione rilasciata da una “fruttarola” di un mercato parigino recentemente visitato dal presidente francese, <strong>Nicolas Sarkozy</strong> e dalla première dame, <strong>Carla Bruni</strong>, risiede il senso profondo del <a href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2008/05/27/01016-20080527DIAWWW00443-carla-sarkozy-au-marche-a-rungis.php">valore d’immagine politica</a> della modella italo-francese. </p>
<blockquote><p><em>“Carlà”</em>, infatti, si sta rivelando per <em>Sarkò</em> una straordinaria arma per influenzare l’opinione pubblica e definire un nuovo profilo di visibilità al ruolo di primo cittadino di Francia. </p></blockquote>
<p>Sarkozy si era presentato alla ribalta con la sua patina <em>charmante</em> di <em>homo novus</em>, venuto su a colpi di intraprendenza mascolina e spregiudicatezza politica. Ma presto la sua immagine si era guastata: il divorzio da Cecilia, le ambivalenze e gli intoppi del Governo, la crisi economica, qualche scandalo di troppo, uno stile di comunicazione poco diplomatico.  </p>
<p>Poi, come un toccasana, è arrivata <strong>Carla Bruni</strong>. Le malelingue hanno parlato di un matrimonio finto, ideato per creare una sorta di fiction presidenziale in cui il <strong>presidente-Re</strong> e la <strong>modella-regina</strong> irretiscono l’opinione pubblica nella trama della loro favolosa storia d’amore. D’altronde, i due si sono conosciuti durante un party in casa di <strong>Jacques Sequela</strong>, celebre pubblicitario con il <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2008/jan/13/france.alexduvalsmith">pallino della comunicazione politica</a>. Casualità, destino, o <em>rendez-vous</em> programmato? La verità, probabilmente, la sanno solo i diretti protagonisti. In ogni caso, in pubblico la coppia funziona, mentre <em>Sarkozy</em> recupera popolarità e Carla accumula contratti e soldi.  </p>
<p>Completamente superati gli scivoloni dell’inizio e placata l’ostilità di una parte della stampa, Carla Bruni conquista giorno dopo giorno consensi e apprezzamenti. In un recente sondaggio <em>Ifop</em>, <strong>sette francesi su 10</strong> si dichiarano soddisfatti di Carla Bruni come prima dama di Francia, e 1 su due pensa che la modella abbia avuto <a href="http://it.reuters.com/article/entertainmentNews/idITCIN84226520080608">un’influenza positiva sul marito-presidente</a>.  </p>
<h2>Ma in cosa consiste esattamente l’effetto Carla Bruni? </h2>
<h3>Tutti gli attributi del presidente</h3>
<blockquote><p>Della serie, come fare un’allusione sessuale facendo un complimento all’intelligenza di un uomo.</p></blockquote>
<p>Il Sarko dell’Eliseo non può assomigliare al Sarko ministro-poliziotto degli Interni. Il miracolo da compiere è presentarsi come figura autorevole e moderata senza rinunciare alla fascinazione del <em>machismo sarkozista</em>. La soluzione? Sposare una top model (simbolo sessuale) che ha anche velleità intellettuali. Insomma, una donna col corpo da bambola e la testa da (aspirante) letterata. Del marito, non a caso, ha detto: “<a href="http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/persone/sarkozy-carlabruni/carla-first-lady/carla-first-lady.html">E’ un uomo straordinario, sembra abbia 5 cervelli</a>”. </p>
<h3>La fascinazione trasversale</h3>
<blockquote><p>Il ministro Sarkozy piaceva alla destra, alle donne, al ceto medio. </p></blockquote>
<p>Il Presidente Sarkozy deve piacere a tutti. Carla è il modo per ampliare il target di consensi. Carla propugna le sue idee da <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gauche_caviar">gauche caviar</a></em> che piacciono alla sinistra e – come una sorta di novella <strong>Evita Peron</strong> &#8211; visita gli operai nelle fabbriche; è una donna che ama la casa e la famiglia senza rinunciare alla carriera come amano le femministe; è una straniera francesizzata che (in misura seppur ridotta) incarna il mito dell’integrazione; è italiana e a molti uomini francesi piace pensare che sia anche il simbolo di una Francia conquistatrice.  </p>
<h3>La telenovela politica</h3>
<blockquote><p><em>Panem et circensem</em> è una formula che perdura nei secoli. </p></blockquote>
<p>Dai alla gente qualcosa di cui parlare e la gente avrà meno tempo per pensare. Ed ecco allora la vita mondana, la <em>revanche</em> di Sarko sulla cattiva Cecilia che lo ha fatto tanto soffrire, le fughe romantiche, le litigata da lavandaia snob con la bellissima ministra della Giustizia <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/france/2074987/Carla-Bruni-taunted-Rachida-Dati-over-seduction-of-Nicolas-Sarkozy,-claims-book.html"> Rachida</a>. E poi quell’apprensione tipica femminile, quell’istinto materno di protezione che lascia basiti quando a parlare è una delle donne più ricche del mondo che ha spostato uno degli uomini più potenti del mondo. Dice del marito: “<a href="http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&#038;Codice=3811060&#038;Data=2008-6-5&#038;Pagina=9">Spesso ho paura per lui, non si può immaginare quanto lavori. Cerco di aiutarlo a prendersi cura di sé</a>”. Della serie: anche i ricchi piangono&#8230; </p>
<p>I risultati dell’effetto Carla Bruni sono palpabili.<br />
Meno assillato dall’attenzione dei media, il Presidente lavora con maggiore tranquillità e ottiene risultati oggettivi da vantare come frutto del buon governo. Ad esempio, nel primo trimestre 2008 la disoccupazione e&#8217; scesa al <strong>7,2%</strong>, il tasso più basso da <strong>25 anni</strong> a questa parte. E la popolarità di Sarkò e&#8217; in forte risalita. Secondo un <a href="http://www.lefigaro.fr/politique/2008/06/05/01002-20080605ARTFIG00514-la-cote-de-confiancede-sarkozy-remonte.php">recentissimo sondaggio</a>, a maggio <em>le President</em> conquista l’approvazione del <strong>37 per cento</strong> dei francesi, il <strong>5 per cento</strong> in più rispetto al mese precedente. Lontano ancora da quel <strong>53% di consensi</strong> che lo ha portato all’Eliseo, ma con buone prospettive per il futuro.</p>
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		<title>Politica animata. Chavez contro Homer e non solo.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 06:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crossmedia]]></category>
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		<description><![CDATA[Politica animata. Chavez contro Homer e altre censure da cartoon: dai Pokemon a Winnie The Pooh.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Simpson hanno una cattiva influenza sui minorenni, quindi vanno vietati. E’ questa la decisione del leader maximo venezuelano, <strong>Hugo Chavez</strong>, che <a href="http://www.foxnews.com/story/0,2933,347910,00.html">al momento appare irrevocabile</a>. Quindi, da oggi la tv dello stato sudamericano non trasmetterà più le avventure di <strong>Bart, Lisa, Marge e Homer</strong> (<em>che, per ironia della sorte, sembra sia doppiato in spagnolo da un attore che fa Chavez di cognome</em>), almeno non nella fascia mattutina dedicata ai ragazzi. La decisione, già poco comprensibile, appare ancora più surreale se si pensa che il cartoon sarà sostituito dal telefilm <strong>Baywatch</strong>, che probabilmente secondo i criteri di Chavez è più idoneo a non traviare le menti dei bambini.</p>
<div class="img " style="width:550px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/04/simpson.jpg" alt="La celebre famiglia di Springfield creata da Matt Groening" width="550" height="385" />
	<div>La celebre famiglia di Springfield creata da Matt Groening</div>
</div>
<p>Non si tratta del primo caso di censura politica nei confronti di cartoni animati e programmi per bambini. I poveri Simpson, tra l’altro, hanno già conosciuto <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/entertainment/4789745.stm">l’ostracismo del governo cinese</a>, che da un paio di anni ha messo al bando <strong>Homer Simpson</strong>, insieme ai <strong>Pokemon</strong> e a <strong>Topolino</strong>. Tutti e tre i cartoons non possono essere trasmessi in prima serata, con la giustificazione che potrebbero danneggiare la produzione televisiva nazionale. In realtà, il sospetto è che tutto rientri in una campagna di moralizzazione che vede nei prodotti di intrattenimento stranieri un pericolo potenziale per l’armonia e la tranquillità della popolazione.</p>
<p>La censura dei cartoni riguarda anche il vecchio continente. Lo scorso anno, il governo polacco ha preso in considerazione l’idea di proibire la serie <strong>Teletubbie</strong>, perché sospetta di <a href="http://uk.reuters.com/article/entertainmentNews/idUKL2832037420070528">promuovere l’omosessualità tra i minori</a>. Principale accusato il protagonista <strong>Tinky Winky</strong>, che porta con sé sempre una borsetta pur essendo un maschio, ha la pelle viola (il colore dei gay pride) ed ha sulla testa un’antenna a triangolo (come il simbolo del gay-pride)</p>
<p>In Arabia Saudita, invece, dal 2001 sono banditi i <strong>Pokemon</strong>, perché <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/1243307.stm">accusati di islamofobia e propaganda giudaico-massonica</a>. Addirittura, si ritiene possibile che certe frasi giapponesi dette velocemente dai mostriciattoli protagonisti del cartone animato significhino &#8216;sono un ebreo&#8217; o &#8216;Diventa ebreo&#8217;.</p>
<p>Concludiamo con la Turchia, dove sulla testa dell’orsetto <strong>Winnie The Pooh</strong> pende addirittura <a href="http://www.cbc.ca/arts/story/2006/06/22/piglet-banned.html">una fatwa</a>. Il motivo? Tutta colpa del porcellino <strong>Pimpi</strong>, grande amico di Winnie. Il maiale, infatti, è un’animale impuro per i musulmani e la vista del povero Pimpi potrebbe indurre nei bambini un pericoloso desiderio di nutrirsi di carne suina, violando i precetti del Corano…</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Brian Paddick. La prima intervista (politica) su Twitter</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/04/01/brian-paddick-la-prima-intervista-politica-su-twitter/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 13:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<description><![CDATA[Brian Paddick, Londra. La prima intervista (politica) su Twitter]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Abbiamo già scritto più volte dell&#8217;uso dello strumento di microblogging e social network <a href="http://www.spindoc.it/?s=twitter">Twitter nella politica</a> &#8211; in varie vesti e da varie direzioni. </p></blockquote>
<p>In tempi di elezioni le interviste ai candidati si moltiplicano ma gli elettori rimangono quasi sempre insoddisfatti del ruolo di mediazione dei giornalisti: sempre più spesso gli elettori si lamentano che le domande delle interviste non siano quelle che a loro interessano.</p>
<p><a href="http://www.brianpaddick.org"><strong>Brian Paddick</strong></a>, candidato sindaco di Londra per i <strong>Liberal Democrats</strong>, ha deciso di dare una possibilità ai suoi potenziali elettori: la prossima settimana, infatti, risponderà alle domande che gli verranno poste sul suo <a href="http://twitter.com/brianpaddick">account di Twitter</a>.</p>
<div class="img " style="width:600px;">
	<a href="http://twitter.com/brianpaddick"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/04/twitterpaddck.jpg" alt="Il canale Twitter di Brian Paddick, candidato sindaco di Londra" width="600" height="547" /></a>
	<div>Il canale Twitter di Brian Paddick, candidato sindaco di Londra</div>
</div>
<blockquote><p>Chiunque sia iscritto agli aggiornamenti via twitter del candidato potrà porgli una domanda a partire da giovedì 3 a martedì 8 aprile. Paddick risponderà direttamente a ognuno e pubblicherà tutte le risposte sul suo sito.</p></blockquote>
<p>Paddick, una carriera trentennale nella polizia londinese e un programma che punta molto sulla lotta al crimine e sul cambiamento, si mostra sensibile all&#8217;utilizzo di social network (ha anche un profilo su Facebook) e si dice entusiasta dell&#8217;iniziativa: «Twitter mi dà la possibilità di raggiungere anche persone che normalmente non sono interessate alla politica e alle elezioni».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Radio3 Scienza e la campagna elettorale online</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 11:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista a Radio3 Scienza sulla campagna elettorale online]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lunedì di pasquetta ho fatto una <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=245841">piacevole chiacchierata su Radio3 Scienza</a> con la brava <strong>Elisabetta Tola</strong>, sempre attenta alle dinamiche delle nuove tecnologie.</p>
<p>Abbiamo parlato di campaigning (più o meno) online, spot elettorali, e differenze (più o meno) strategiche (invece spesso di tempi) tra USA e Italia.</p>
<p>Ascolta: <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=245841">Radio3 Scienza, puntata del 14/03/08</a> (<a href="http://www.radio.rai.it/podcast/A0025348.mp3">mp3</a>)</p>
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		<title>On the record. Le storie politiche diventano globali.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 20:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ezio Di Nucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<category><![CDATA[Power]]></category>

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		<description><![CDATA[La dichiarazione off the record di Samantha Power contro Hillary e DrudgeReport vs il principino Harry. Due storie "politiche" tipiche di un ecosistema connesso e globalizzato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due recenti vicende illustrano come la globalizzazione mediatica stia rompendo alcuni degli schemi più collaudati del rapporto tra i media ed il potere. Alcune settimane fa, il <strong><a href="http://www.drudgereport.com/">Drudge Report</a></strong>, famoso per aver diffuso per primo il pettegolezzo Lewinsky, ha svelato al mondo che <strong>Prince Harry</strong> era in prima linea in Afghanistan. Poi la settimana scorsa <a href="http://thescotsman.scotsman.com/latestnews/Inside-US-poll-battle-as.3854371.jp">The Scotsman</a>, il quotidiano di Edinburgh, ha pubblicato delle dichiarazioni scottanti (&#8220;<em>Hillary è un mostro</em>&#8220;) di <strong>Samantha Power</strong>, la <em>consigliori</em> di Obama per la politica estera, costringendola a dimettersi. </p>
<p>Cos&#8217;hanno in comune queste due storie? La notizia su Prince Harry diffusa dal Drudge Report era nota a tutti i media britannici, che però avevano deciso, su richiesta del Ministero della Difesa del Regno, di non renderla pubblica (per ovvie ragioni di sicurezza). Un patto tra gentiluomini molto british, finché non è arrivato l&#8217;americano Drudge Report a rovinare tutto. Dall&#8217;altra parte The Scotsman pubblica un commento sgradevole di Samantha Power, che però lo aveva fatto rigorosamente <em>off the record</em>.</p>
<blockquote><p>Due storie di giornalismo coraggioso che non si piega davanti alle convenzioni e agli accordi sottobanco?<br />
Oppure due testate che fanno un gioco sporco, e che non stanno alle regole del gioco? </p></blockquote>
<p> Ci piacerebbe pensare che tutti i media britannici abbiano rispettato il silenzio per amor patrio; ma è abbastanza chiaro che, in realtà, a nessuno conveniva indispettire il Ministero della Difesa e il governo di <strong>Gordon Brown</strong>. Perché? Ovviamente perché i media stessi dipendono in larga parte dalla collaborazione dei politici per i loro contenuti. Alzi la mano chi vuol essere il direttore di giornale o telegiornale cui Brown non rilascia più interviste, o non passa più succose anticipazioni? Ecco, appunto. Perché i giornalisti citano fonti anonime invece di svelare chi ha fatto la spia? Per rispetto nei confronti dei loro informatori, o perché altrimenti la prossima volta la soffiata l&#8217;avrà qualcun altro? Domanda retorica. Non è quindi un caso che non sia stato un grande network americano o il <strong>New York Times</strong>, a diffondere la notizia; ma un sito internet certo molto famoso, ma che non ha assolutamente niente da guadagnare dall&#8217;intrattenere buoni rapporti con il governo di sua maestà.</p>
<p>Lo stesso vale per The Scotsman: non si sarebbero certo permessi di pubblicare dichiarazioni off the record di un portavoce o ministro di Gordon Brown. Né un giornalista americano si sarebbe permesso di fare un dispetto del genere al candidato più in voga del momento. Ma che interesse ha The Scotsman a tenersi buono <strong>Barack Obama</strong>? Certo, magari poi Obama diventa Presidente, e durante la sua prima visita ufficiale nel Regno Unito esclude The Scotsman tra i media al seguito; improbabile, e comunque il gioco sarebbe valso la candela, vista la visibilità che The Scotsman si è guadagnato in America.</p>
<p>In questo schema di controllo incrociato tra media e politica, ci sono due elementi disturbatori. Non da oggi (DrudgeReport è peraltro il sito che svelò online il caso <strong>Clinton/Lewinski</strong>) ma sempre più agguerriti. La sempre maggiore centralità dell&#8217;ecosistema di Internet, e la capacità che ha questo ecosistema mediale di &#8220;planetarizzare&#8221; istantaneamente il racconto giornalistico &#8211; di concedere, indifferentemente a testate online o offline e per certe storie, una audience globale. L&#8217;interesse mediale valica i confini d&#8217;influenza territoriale della politica, e chi non si adegua rimane scottato: chiedete alla Power (o al principino).     </p>
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		<title>Vota con todas tus fuerzas. La campagna GOTV di Zapatero</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 10:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Zapatero]]></category>

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		<description><![CDATA[Vota con todas tus fuerzas. La campagna GOTV (e vincente) di Zapatero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vota con todas tus fuerzas</em>, vota con tutta la tua forza: questa la campagna <strong>GOTV</strong> (Get Out The Vote: avevamo già fatto <a href="http://www.spindoc.it/category/issues/gotv/">alcuni esempi</a> di questa particolare tipologia di comunciazione politica) sulla quale il premier uscente spagnolo <strong>Zapatero</strong> ha molto puntato: con <a href="http://www.youtube.com/user/psoe">spot</a> e manifesti.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UZHSlRcK7x4"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/UZHSlRcK7x4" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Ieri su <a href="http://www.dnews.eu/">DNews</a> (l&#8217;intero articolo un po&#8217; modificato su <a href="http://www.webgol.it/2008/03/11/vota-con-tutta-la-tua-forza-sottinteso-per-me-da-zapatero-a-beppe-grillo/">webgol</a>) ho scritto di questa splendida campagna spagnola (sopra il terzo spot: mirabile) e della strategia &#8220;partecipativa&#8221; volta a recuperare l&#8217;elettorato acquiescente (in Italia, nonostante gli appelli al non-voto di Grillo ancora poco praticata).</p>
<p>LINK: <a href="http://www.webgol.it/2008/03/11/vota-con-tutta-la-tua-forza-sottinteso-per-me-da-zapatero-a-beppe-grillo/">Vota con tutta la tua forza (sottinteso: per me). Da Zapatero a Beppe Grillo.</a></p>
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