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	<title>Spindoc &#187; Iran</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>La protesta in Iran, tra Habermas e cyberwar</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 14:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Stagli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La protesta in Iran dopo le elezioni vinte da Ahmadinejad: una nuova sfera pubblica centrata sui nuovi media. Tra controinformazione e disinformazione, propaganda e censure, un'analisi di quello che sta accadendo dalle parti di Tehran (e del web intorno).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La protesta in Iran tra vecchi e nuovi media (e forse una nuova opinione pubblica). </p></blockquote>
<p> I fatti di Teheran fanno emergere la necessità di una più approfondita riflessione sul ruolo dei nuovi media nei complicati rapporti con media, potere e comunicazione. In molti hanno enfatizzato l’importanza che web, <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/jun/17/twitter-socialnetworking">twitter e i social network</a> e gli SMS avrebbero quale strumento di supporto rivoluzionario nel paese degli Ayatollah (ma in Iran è in corso una rivoluzione o più esattamente una lotta tra fazioni, come <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2009/06/15/48541/voto-in-iran-la-cautela-di-washington">l’atteggiamento prudente degli USA lascia sottendere</a>?). </p>
<ul>
Leggi: <a href="http://www.spindoc.it/2009/06/19/la-protesta-in-iran-tra-piazza-e-web/">la protesta in Iran tra piazza e web, due approfondimenti</a> (con link); un <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10973/iran-la-protesta-corre-veloce-sul-web/">altro approfondimento</a> delle prime ore (Webnews); uno dei più aggiornati aggregatori (più o meno automatici): <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a>
</ul>
<blockquote><p>Tra Habermas e la cyber-guerrilla.</p></blockquote>
<p> Tuttavia, è forse il caso di ampliare lo sguardo esplorando le implicazioni dell’uso massiccio dei nuovi media nell’ambito della definizione di quella che – per <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/03/opinione-pubblica-secondo-jurgen-habermas.html">dirla con Habermas</a> – potremmo definire una sfera pubblica dialogica newmediale. Ma anche in rapporto alle più moderne e raffinate tecniche di controllo politico-psico-sociale, che implicano il ricorso alla controinformazione, alla disinformazione, alla censura e, nel complesso, a quella che viene definita la cyber-guerra o cyber-guerrilla, a seconda dei casi. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.boston.com/bigpicture/2009/06/irans_disputed_election.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/myvote2.jpg" alt="Where is my vote? Foto da The Big Picture" width="450" height="299" /></a>
	<div>Where is my vote? Foto da The Big Picture</div>
</div>
<h3>La sfera pubblica dialogica newmediale</h3>
<blockquote><p>Il triangolo classico della comunicazione politica: cittadino, potere, mass-media.</p></blockquote>
<p> Il modello classico della comunicazione politica è basato sul triangolo “cittadino, potere pubblico-politico, mezzi di comunicazione di massa”. In tale sistema, il connubio tra interessi economici e politici porta di solito ad un patto privilegiato tra potere e media, con i cittadini condannati nel ruolo (quasi sempre) passivo di bersagli di informazione. I new media definiscono una rottura del modello, nei termini in cui il cittadino ridiventa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prosumer">prosumer informazionale</a> (produce e consuma informazioni potenzialmente in egual misura) e si libera quindi dalla dipendenza da notizie e opinioni pre-confezionate. </p>
<blockquote><p>Il circolo virtuoso del newsmaking tra nuovi media e media tradizionali.</p></blockquote>
<p> E’ vero che la stragrande maggioranza delle informazioni che circolano sul web – comprese quelle contenute in questo post – sono di seconda mano, cioè derivate dai mass media tradizionali. Ma è anche vero che i new media danno voce e accesso diretto a chi vive gli eventi che racconta (es: lo studente che posta tweet mentre partecipa ad una marcia di protesta nelle strade di Teheran). Ed è altrettanto vero che i new media e i prosumer informazionali diventano a loro volta fonti dei media tradizionali e partecipano quindi, ad un livello originario, al processo di newsmaking informativo, mutandone la struttura genetica alle basi. </p>
<h3>Controinformazione e disinformazione</h3>
<blockquote><p>Controinformazione, mistificazione ed eccessi di comunicazione: la battaglia per definire il contesto ora è anche online.</p></blockquote>
<p>C’è la controinformazione del singolo o dei gruppi organizzati che fanno valere la propria voce a dispetto delle censure e delle distorsioni dei media tradizionali sotto controllo governativo o di fazioni avverse. Ma c’è anche quella del potere ufficiale che – dal suo punto di vista legittimamente – chiama mistificazione le “voci della rete”. Non a caso il contestato Ahmadinejad ha da tempo <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=217">sentito il bisogno</a> di aprire un blog. Segno che radio, tv, giornali e siti web ufficili sotto controllo governativo non bastano più.</p>
<p>Nel caso iraniano, poi, urge il problema di non cadere vittima degli eccessi della propaganda partigiana che può essere tentata di dipingere Ahmadinejad e il suo establishment come più crudeli e immorali di quanto non siano realmente. Viceversa, possono esserci (e se ne hanno tracce) agitatori virtuali che diffondono notizie false e fuorvianti per creare confusione e smarrimento (nel caso iraniano, a tutto vantaggio della fazione governativa). Uno degli esempi più eclatanti <a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger">sarebbero le foto ritoccate delle manifestazioni</a> pro- Ahmadinejad.   </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2106" style="width:500px;">
	<a href="http://www.dailykos.com/story/2009/6/17/743478/-Ahmadinejad-Rally-Photoshopped-to-Appear-Larger"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/iranphotoshopped.jpg" alt="La foto del comizio di Ahmadinejad, ritoccate (via Daily Kos)" width="500" height="495" /></a>
	<div>La foto del comizio di Ahmanejad, ritoccate (via Daily Kos)</div>
</div>
<h3>Censura, cyber guerra (o guerrilla).</h3>
<blockquote><p>Controllare i media tradizionali è relativamente facile: più complicato (e probabilmente impossibile) bloccare il tam tam della Rete</p></blockquote>
<p> Per controllare i media tradizionali basta tenere sotto controllo giornalisti ed editori, e alle brutte staccare la corrente a ripetitori e rotative. Ma come bloccare il tam tam della Rete? Il governo di Teheran ha già sperimentato quanto sia difficile e persino controproducente agire sulle infrastrutture telematiche del web e del fonia mobile: si producono danni anche alle comunicazioni governative e si fomentano malumori tra l’opinione pubblica neutrale o favorevole al governo. Ecco perché già da tempo l’Iran come altri paesi) ha allestito un <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=213">corpo scelto di polizia telematica</a> in grado di definire set di siti e canali di contatto proibiti, lavorando su keywords, tag, hashtag e altri marcatori (IP, localizzazione geografica, ecc.). Anche su questo fronte, sono state <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=2002">escogitate contromisure</a> più che efficienti. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2104" style="width:450px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/bigpicture01.jpg" alt="Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. " width="450" height="292" />
	<div>Un addetto cancella scritte di protesta. Da The Big Picture. </div>
</div>
<blockquote><p>Le differenze tra cyber guerra e guerrilla, e il caso del fiancheggiamento degli Stati Uniti, che a chiesto a Twitter di posticipare la manutenzione del sito per non bloccare l&#8217;attività. </p></blockquote>
<p>Lo scontro parallelo che si svolge sul web tra fazioni contrapposte fa parlare di cyber guerrilla. Ma possiamo parlare di cyber guerra vera e propria quando a scontrarsi sono gruppi istituzionali antagonisti. Uno dei più interessanti esempi di cyber guerra si è avuta recentemente in Georgia, quando ai missili reali che cadevano sul territorio georgiano, si <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=732&#038;ID_sezione=3&#038;sezione">affiancavano missili virtuali</a> sparati sui siti istituzionali georgiani da hackers (presumibilmente) al servizio o quantomeno a favore dell’esercito russo. In Iran la cyber-guerra vede <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=18909&#038;sez=HOME_NELMONDO&#038;npl=&#038;desc_sez=">iniziative su entrambi i fronti</a>. In più abbiamo anche un interessante e innovativo esempio di cyber-fiancheggiamento se guardiamo allo sforzo del Governo USA per sostenere l’efficienza dei canali di comunicazione telematica, come è accaduto ad esempio con <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_16/iran_restrizioni_stampa_twitter_blog_6638e4ac-5a9a-11de-8451-00144f02aabc.shtml">la richiesta a Twitter di posticipare l’interruzione</a> per manutenzione del servizio nei momenti più cruciali delle proteste di piazza.</p>
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