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	<title>Spindoc &#187; Primarie</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Barack Obama, sei stato nominato</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 10:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barack Obama je la fatta. Si è autonominato, anche se ancora Clinton non concede la vittoria (questione di ore, e di trattative). Ora inizia il bello, e il vero: la sfida con McCain]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attesa, temuta, scontata o sofferta che sia è arrivata la <a href="http://my.barackobama.com/page/community/post/stateupdates/gG5Cr8">nomination</a> di <strong>Barack Obama</strong>.<br />
I numeri sono dalla sua come anche gran parte dei democratici. Ma non tutti.<br />
Per <strong>Hillary Clinton</strong> è una sconfitta dura da digerire &#8211; e forse con l&#8217;idea di trovare del margine per contrattare una buona resa ancora evita la concessione ufficiale della vittoria all&#8217;avversario (anche se mancherebbe poco all&#8217;<a href="http://www.nytimes.com/2008/06/05/us/politics/05dems.html?th&#038;emc=th">endorsement ufficiale</a>, e richiesto da tutto il partito)</p>
<div class="img " style="width:400px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/06/obamanomination.jpg" alt="L’annuncio della vittoria di Obama. Con l’immancabile pulsantino per donare: la campagna è appena iniziata…" width="400" height="272" />
	<div>L’annuncio della vittoria di Obama. Con l’immancabile pulsantino per donare: la campagna è appena iniziata…</div>
</div>
<p>Obama comunque non accusa il colpo, anzi coglie l&#8217;occasione e annuncia la sua candidatura in una sorta di auto proclamazione. Il piglio è già (continua ad essere) quello di un Presidente e immancabili arrivano i ringraziamenti al suo team, a chi ha creduto in lui ed alla forza del cambiamento in atto.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dtL-1V3OZ0c&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/dtL-1V3OZ0c&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>«Tonight I can stand here and say that I will be the Democratic nominee for the president of the United States of America»</em> (Oggi posso essere qui e dire che sarò il prossimo candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti): così dice di sè stesso il senatore di colore nella <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dtL-1V3OZ0c">Democratic Nomination Victory Speech</a></p>
<p>Come già in passato, il vittorioso Obama ringrazia anche la sua rivale Clinton: si complimenta con lei per la vittoria in South Dakota, le attribuisce l&#8217;onore e il riconoscimento di essere la donna che ha fatto una cosa che nessun altra ha fatto. Tutto questo appena prima di chiudere definitivamente il capitolo &#8220;avversari&#8221; con un sintetico: «<em>I am a better candidate for having had the honor to compete with Hillary Rodham Clinton</em>».</p>
<p>Insomma, Obama ringrazia, il Minnesota applaude ma forse il più contento di tutti è il defilato <strong>Mc Cain</strong>, almeno secondo l&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.com/ari-melber/media-doesnt-love-obama-a_b_104596.html">Huffington Post</a>. Quali ferite ha lasciato in Obama queste lunghe e faticose primarie? Davvero il senatore dell&#8217;Illinois è il miglior candidato possibile contro il placido repubblicano, che in questi mesi s&#8217;è riposato?</p>
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		<title>Il discorso di Obama: ringrazia e parla da &#8220;nominato&#8221;</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/05/26/il-discorso-di-obama-ringrazia-e-parla-da-nominato/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 20:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Obama vince in Oregon e torna in Iowa. Con un discorso dei suoi. A ringraziare. Come fosse finita. O avrebbe dovuto esserlo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lunga (quasi infinita, ormai), campagna per la nomination democratica americana riaccende gli interessi sui risultati elettorali. Tra le gaffes e il malcelato <a href="http://www.breitbart.tv/?p=101403">desiderio di rivincita</a> in Florida di <strong>Hillary Clinton</strong>, e la <a href="ttp://www.santacruzsentinel.com/ci_9312527">strategia di auto-proclamazione</a> del grande capo  <strong>Barack Obama</strong>, sono i numeri che tornano a tenere banco. </p>
<p>Se la Clinton si aggiudica in totale <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Delegates"><strong>1,779</strong> delegati</a>, divisi tra pledged (1,500) e superdelegates (279); Barack Obama mantiene un certo vantaggio, con <strong>1969 delegati</strong> (1660 pledged e 309 superdelegates). </p>
<div class="img " style="width:300px;">
	<a href="http://tv.repubblica.it/multimedia/mondo/2238402?p=1"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/obamaringrazia.jpg" alt="Obama torna in Iowa e ringrazia dopo la vittoria in Oregon" width="300" height="189" /></a>
	<div>Obama torna in Iowa e ringrazia dopo la vittoria in Oregon</div>
</div>
<blockquote><p>Obama pare ormai aver imboccato la via per la stanza ovale, sia nella mente di tante persone che nello spazio mediatico che ha saputo riservarsi parlando in varie occasioni da candidato unico se non addirittura da presidente.</p></blockquote>
<p>Contro ogni forma di scaramanzia, non solo il senatore continua a agire come <a href="http://tv.repubblica.it/multimedia/mondo/2238402?p=1">il prossimo candidato per il partito democratico</a> (strategia del &#8220;looking presidential&#8221;, anzi &#8220;nominee&#8221;): «<em>and you have put us within reach of the Democratic nomination for President of the United States</em>». </p>
<p>E già si preoccupa di consolare la &#8220;sconfitta&#8221; Clinton ringraziandola per l&#8217;opportunità &#8211; che lascia intendere fallita &#8211; avuta dalle donne nella passata campagna «<em>Senator Hillary Rodham Clinton has never given up on her fight for the American people, and tonight I congratulate her on her victory in Kentucky. We have had our disagreements during this campaign, but we all admire her courage, her commitment and her perseverance. No matter how this primary ends, Senator Clinton has shattered myths and broken barriers and changed the America in which my daughters and yours will come of age</em>».</p>
<p>Ovviamente, da stratega , anche la sconfitta della scomoda senatrice deve trovare posto nella strategia obamiana, che si affretta a precisare come i milioni i voti per l&#8217;uno o per l&#8217;altra non siano la prova di un partito diviso nella idee ma di una unica grande volontà di cambiamento: «<em>Some may see the millions upon millions of votes cast for each of us as evidence that our party is divided, but I see it as proof that we have never been more energized and united in our desire to take this country in a new direction</em>». </p>
<p>In una sintassi semplice, quasi povera, il senatore dell&#8217;Illinois riesce a celare una semantica corposa e allusiva che lascia in chi ascolta il sapore del definitivo. «<em>(&#8230;) and you stood for change. And because you did, a few more stood up. And then a few thousand stood up. And then a few million stood up. And tonight, in the fullness of spring, with the help of those who stood up from Portland to Louisville, we have returned to Iowa with a majority of delegates elected by the American people [...]</em>» </p>
<p>e ancora: «<em>The road here has been long, and that is partly because we&#8217;ve traveled it with one of the most formidable candidates to ever run for this office. In her thirty-five years of public service</em>»</p>
<blockquote><p>La lotta sulla carta è ancora aperta ma la strategia è quella di farla apparire come chiusa &#8211; per quanto possibile.</p></blockquote>
<p>I <a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/primaries/results/state/#OR">risultati dell&#8217;Oregon</a> costringono ancora Hillary Clinton (pur con un ottimo 41%) alla rincorsa di Barack Obama (che svetta ad un 59%). A quanto sembra il tanto ricercato voto delle donne &#8211; in questo caso il 55% dei votanti &#8211; non è riuscito a colmare il gap della ex first lady.</p>
<div class="img " style="width:431px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/oregon_democrats.PNG" alt="Risultati in Oregon, via CNN election center" width="431" height="455" />
	<div>Risultati in Oregon, via CNN election center</div>
</div>
<p>La sfida volge ormai al termine. Puerto Rico (1, Giugno) Montana e South Dakota (3 giugno) sono gli ultimi appuntamenti per definire gli sfidanti. E pensare che tutto questo è solo l&#8217;inizio&#8230;</p>
<p><strong>Risorse</strong>: <a href="http://www.theaustralian.news.com.au/story/0,25197,23734756-5013948,00.html">Discorso completo di Obama</a></p>
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		<title>Elezioni Usa. Troppa campagna e poca informazione.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/05/13/elezioni-usa-troppa-campagna-e-poca-informazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ricerca del Pew Reaserch Institute svela: nelle elezioni Usa c'è troppa campagna e poca informazione. Risultato? Le agende (dei cittadini e dei media) divergono e i toni troppo "negativi" non piacciono all'elettore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa è uscita una ricerca molto interessante del <strong><a href="http://people-press.org/">Pew Research Institute</a></strong> sulla copertura della campagna Usa in corso.<br />
Qui sotto una sintesi dei punti più interessanti che emergono. La ricerca integrale è scaricabile (in pdf) al link: <a href="http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf">http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf</a> </p>
<blockquote><p>Le primarie non piacciono ai democratici e i cittadini bacchettano la stampa.</p></blockquote>
<p>I democratici non sono poi così contenti delle primarie e i cittadini statunitensi vorrebbero capire perché il pieno d benzina costa sempre di più, magari anche rinunciando ai toni rissosi di alcuni momenti delle recenti campagne elettorali.<br />
Il Pew Research Center non è nuovo alle ricerche che scoprono vizi e virtù del sistema del <em>newsmaking</em> statunitense (<a href="http://www.spindoc.it/2008/01/15/internet-e-politica-i-dati-i-fatti-le-speranze/">avevamo già segnalato</a> altri dati), l&#8217;ultimo rapporto, tuttavia, ci presenta un quadro per molti versi inaspettato della partecipazione alle elezioni Usa 08.</p>
<blockquote><p>Toni troppo negativi significano perdita di interesse di una fetta di elettorato</p></blockquote>
<p>La prima accusa che gli intervistati rivolgono ai candidai è di aver usato <strong>toni sin troppo negativi </strong>e spesso polemici nelle ultime sei settimane questo è costato una discreta perdita di interesse ai democratici <strong>Hillary Clinton</strong> e <strong>Barack Obama</strong> (che accusano un calo di consenso tra 25%-31% a fronte di un miglioramento del 8%) mentre un po&#8217; meglio va per <strong>Mc Cain</strong> (che perde il 16% ma guadagna il 14% restando sostanzialmente stabile). Per chi volesse approfondire questi argomenti <a href="http://people-press.org/reports/display.php3?ReportID=414">qui trova pane per i suoi denti</a>.</p>
<div class="img " style="width:376px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/immagine-1_negative.gif" alt="Public reaction to the candidates. Fonte: Pew Research Institute" width="376" height="420" />
	<div>Public reaction to the candidates. Fonte: Pew Research Institute</div>
</div>
<blockquote><p>Primarie americane. Il bicchiere mezzo vuoto? E aumentano gli scettici&#8230;</p></blockquote>
<p>A sopresa arriva anche, da parte del popolo democratico, una valutazione negativa del processo delle primarie come metodo di selezione del candidato migliore. Se qualche mese fa (dopo il supermartedì) il <strong>43% giudicava positivamente le primarie</strong> e il 52% no queste percentuali sono cresciute e stabilizzate arrivano ad uno scarno 37% per i sostenitori ed <strong>un robusto 57% per gli scettici</strong>. Nel complesso (46%) però i democratici restano convinti che le primarie &#8211; al di là di questo anno &#8211; siano un processo positivo. Restano più scettici invece sia i Repubblicani (37%) che gli independenti (34%).</p>
<div class="img " style="width:336px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/immagine-2_primarie.gif" alt="Soddisfazione del meccanismo delle primarie. Fonte: Pew Research Institute" width="336" height="271" />
	<div>Soddisfazione del meccanismo delle primarie. Fonte: Pew Research Institute</div>
</div>
<blockquote><p>C&#8217;è stata troppa campagna e poca informazione. </p></blockquote>
<p>Altra nota dolente per i media statunitensi è la recriminazione che emerge dalla ricerca e che accusa il sistema dell&#8217;informazione di aver dato maggiore risalto alla campagna che non alle singole questioni che le campane affrontavano. Insomma la campagna è vista come un evento in sè, notiziabile e dunque per ciò stesso concluso. Questo ha fatto crescere notevolmente il divario tra la copertura dei media e l&#8217;interesse relativo, che segue sempre di più una correlazione negativa.</p>
<div class="img " style="width:353px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/05/immagine-3_coperura-della_campagne.gif" alt="Correlazione tra agenda dei cittadini e agenda dei media. Fonte: Pew Research Institute" width="353" height="273" />
	<div>Correlazione tra agenda dei cittadini e agenda dei media. Fonte: Pew Research Institute</div>
</div>
<blockquote><p>Ci sono altre priorità</p></blockquote>
<p> Ciò che poi proprio non piace agli intervistati è il fatto che la copertura delle primarie ha offuscato notizie ben più importanti, come la situazione in Iraq e l&#8217;aumento globale del prezzo degli alimenti. Insomma i cittadini hanno comunque i loro canali di informazione ma accusano il <em>mainstream</em> di non rispecchiare una scala di priorità.</p>
<blockquote><p>C&#8217;è una audience pragmatica, matura, informata e smaliziata nei confronti del sistema dell&#8217;informazione</p></blockquote>
<p> Quello che emerge dalla ricerca, al di là delle considerazioni relative alla campagna ed al comportamento dei media, è la presenza di una <strong>audience pragmatica, matura, informata e smaliziata</strong> nei confronti del sistema dell&#8217;informazione. Una audience che considera le news e la copertura giornalistica di un avvenimento come un prodotto pagato a caro prezzo e con monete pregiate di questi tempi &#8211; il suo tempo e la sua attenzione &#8211; e dunque si sente in diritto di richiedere un prodotto soddisfacente e di qualità.</p>
<p>Sembra insomma un &#8220;benevolo&#8221; avvertimento del padrone nei confronti del suo &#8220;watchdog&#8221; ma non sono segnali da sottovalutare.</p>
<p>PDF: <a href="http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf">http://people-press.org/reports/pdf/415.pdf</a> (pew research institute)</p>
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		<title>Tra i due litiganti, il terzo… Gore?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 08:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra Obama e Clinton, lo spettro di Al Gore. Tra pesci di aprile e placide attese: avrà qualche ruolo nel futuro prossimo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Barack Obama</strong> e <strong>Hillary Clinton</strong> deve essere andata di traverso la colazione quando, lo scorso 1° aprile, il sito di informazione indipendente Grist ha diffuso la notizia bomba della discesa in campo di <strong>Al Gore</strong> come <a href="http://www.grist.org/news/2008/04/01/gore_prez/">candidato indipendente</a> alla Casa Bianca, in team con il <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/12/bloomberg-da-wall-street-alla-casa-bianca-il-passo-e-ancora-lungo/">sindaco di New York <strong>Michael Bloomberg</strong></a>. I due racers democratici, probabilmente, hanno evitato l’infarto solo grazie alla <a href="http://grist.org/news/2008/04/01/april_fools/">nota a fine pagina che gridava “pesce d’aprile!”</a>.</p>
<blockquote><p>E’ stato il senatore nero dell’Illinois il primo a tentare il colpaccio, dichiarando che sarebbe felice di attribuire un ruolo di primissimo piano all’ex vicepresidente. </p></blockquote>
<p>Tuttavia, onde evitare brutti scherzi, Obama e Clinton hanno cominciato a pensare al modo di spazzare dall’orizzonte questa minaccia. Il posto giusto di Gore, secondo Obama, è <a href="http://www.usatoday.com/news/politics/election2008/2008-04-02-obama-gore_N.htm">un mandato speciale per combattere l’effetto serra</a>. Un doppio slam, che non solo sistemerebbe Gore fuori dalla competizione, ma lo arruolerebbe anche tra la fila dei big schierati con Obama. Giochi fatti, quindi? Per il momento Gore nicchia e attende il rilancio da parte della signora Clinton.</p>
<div class="img " style="width:250px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/04/250px-al_gore_nobel.jpg" alt="Al Gore riceve il premio Nobel per la pace" width="250" height="374" />
	<div>Al Gore riceve il premio Nobel per la pace</div>
</div>
<p>Il corteggiamento serrato di Gore la dice lunga sulle potenzialità del personaggio. Da qualche settimana, il famoso giornalista <strong>Joe Klein</strong> propone l’ipotesi di una candidatura Gore dalle <a href="http://www.time.com/time/politics/article/0,8599,1725678,00.html">pagine del Time</a> e l’idea inizia a fare breccia. I punti a favore di Gore sono numerosi: la fama internazionale conquistata soprattutto dopo il Nobel; l’enorme prestigio di cui Gore gode nel partito; la possibilità di accedere a notevoli fonti di finanziamento (anche personali); lo stallo nella guerra fratricida in casa Democratica che rischia di avvantaggiare i Repubblicani; il titolo di presidente mancato &#8220;per un soffio&#8221;, visto che nel 200 solo 285 voti della Florida (con puzza di brogli) lo tennero lontano dalla Casa Bianca.</p>
<blockquote><p>Ma Gore pensa davvero alla Casa Bianca? Per il momento dice di <a href="http://www.cbsnews.com/stories/2008/03/27/60minutes/main3974389.shtml">non voler sentir nemmeno parlare delle primarie</a>. Ma pochi gli credono. </p></blockquote>
<p>Joe Klein ritiene che i super delegati democratici seguirebbero in massa una candidatura Gore, e che un ticket con Obama vice-presidente raggiungerebbe un quorum altissimo. Anche i normali elettori guardano con interesse a Gore, stanchi della baruffa tra Clinton e Obama e spaventati dall’ipotesi che le divisioni interne portino ad una sconfitta da parte dei GOP.</p>
<p>Ma davvero la Clinton e Obama si farebbero da parte dopo l&#8217;estenuante corsa degli ultimi mesi? E nemmeno starebbe in piedi una candidatura indipendente: troppo tardi per una campagna elettorale, troppo lacerante la guerra con il partito dell&#8217;asinello. Per adesso, Gore guarda, ascolta, valuta, attende. Il tempo gioca a suo favore. Intanto, si gode tranquillo i milioni di dollari accumulati con le conferenze sull’ambiente e con la sua <a href="http://current.com/">tv via Internet</a>.<br />
Non c&#8217;è nessuna fretta.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Sesso, droga e… democratico rock &amp; roll</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 10:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti gli scandali del partito democratico. Ce n'è per tutti i gusti: da Villaraigosa al più noto Spitzer. Questa volta la vecchia Europa non potrà tacciare l'America di essere bigotta e puritana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sesso, droga e rock &#038; roll. E’ questo il mix irresistibile che, in questi giorni, stimola la morbosa curiosità dei cittadini americani, porta alle stelle la  tiratura dei rotocalchi scandalistici e mette nei guai il “Partito dell’asinello”. </p></blockquote>
<p>Stupefacenti di ogni sorta, tradimenti e corna, squillo di alto e basso bordo, amori proibiti e relazioni omosessuali. Non manca nulla alla nuova <em>Beautiful</em> in salsa democratica. E, in attesa delle <a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/primaries/results/scorecard/#D">prossime scadenze elettorali</a>, il focus del dibattito politico si sposta da programmi e candidati verso scandali e processi giudiziari connessi. </p>
<p>Ce n’è per tutti i gusti. A <strong>Los Angeles</strong> si può seguire la tormentata causa di divorzio che ha inghiottito la vita personale e politica del sindaco <strong>Antonio Villaraigosa</strong>, reo di aver <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/07/05/AR2007070502076.html">tradito la moglie con una nota giornalista tv</a>. A <strong>San Francisco</strong>, tengono banco <a href="http://abcnews.go.com/US/Story?id=2842252&#038;page=1">le piccanti cronache che raccontano</a> (a puntate) la relazione tra il sindaco <strong>Gavin Newsom</strong> e il suo ex capo di gabinetto. Infine, a <strong>Detroit</strong> si può passare il tempo ridacchiando sul contenuto dei peccaminosi sms che il primo cittadino <strong>Kwame Kilpatrick</strong> inviava <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/7311625.stm">alla sua segretaria-amante</a>.   </p>
<p>Ma tutto questo è ancora niente, se si pensa all’affaire <strong>McGreevey</strong>, l’ex governatore del <strong>New Jersey</strong> costretto a dimettersi nel 2004 dopo aver confessato di aver tradito sua moglie con un gay. Proprio in questi giorni, l’amante omosessuale del politico ha rivelato alla stampa – presumibilmente dietro lauto compenso – che in realtà la signora McGreevey sapeva tutto e che, anzi, spesso e volentieri partecipava a <a href="http://www.huffingtonpost.com/2008/03/16/former-mcgreevey-aide-cla_n_91798.html">sfrenate orge a tre</a>. </p>
<blockquote><p>Questa volta, scrivono <a href="http://lastrow.wordpress.com/2008/03/15/american-puritanism-and-eliot-spitzer/">alcuni blogger</a>, gli Europei non potranno tacciare gli americani di essere bigotti e puritani. </p></blockquote>
<p>Non siamo più davanti ai grossolani eccessi di <strong>Bill Clinton</strong>, che fumava spinelli “senza respirare” e usufruiva in buona fede di rapporti orali con una stagista pensando che non fosse “propriamente “ sesso. Troppo grande il clamore suscitato da casi come quello di <strong>Eliot Spitzer</strong>, ex procuratore “moralizzatore” e governatore “sceriffo” di New York, <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/11/scandali-e-politica-la-dresda-multimediale-di-eliot-spitzer/">incastrato in una torbida storia di escort</a> dopo aver denunciato aspramente per anni la decadenza dei costumi sessuali dei suoi concittadini.  </p>
<p>Il suo successore, <strong>David Patterson</strong>, non è da meno. Poche ore dopo essere stato eletto, rivela a giornali e tv di aver tradito la moglie (su consiglio del loro consulente matrimoniale!) e di aver fumato droghe leggere (però solo negli anni ’70, perché lo facevano un po’ tutti). E, nelle stesse ore, sua moglie racconta di aver ricambiato le corna, ma solo per il bene del loro matrimonio in crisi, che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Paterson#Personal_life">necessitava di una iniezione di fantasia</a>. </p>
<p><embed type="application/x-mplayer2" pluginspage="http://microsoft.com/windows/mediaplayer/en/download/" id="mediaPlayer" displaysize="0" autosize="0" bgcolor="darkblue" showcontrols="true" showtracker="-1" showdisplay="0" showstatusbar="-1" videoborder3d="2" width="425" height="320" src="http://www.whereistheoutrage.net/wordpress/wp-content/uploads/2008/03/late-show-top-ten-spitzer.wmv" autostart="false" designtimesp="5311" loop="false"></embed><br /><a href="http://mefeedia.com/entry/7153255/">Letterman’s Top Ten Spitzer reasons</a></p>
<blockquote><p>Gli esponenti democratici sembrano travolti da un’improvvisa onda di incidenti pruriginosi. A tutto vantaggio dei Repubblicani.</p></blockquote>
<p>Tutti questi scandali sono un grosso danno soprattutto per <strong>Hillary Clinton</strong>. Come spiega il <strong>Washington Post</strong>, infatti, l’ex first lady è <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/03/11/hillary_clintons_spitzer_probl.html">la prima vittima degli scandali</a>, che allontanano l’attenzione del pubblico dai temi della campagna (il suo punto di forza) e rinfrescano la memoria sul Sexgate del marito Bill. Senza contare che molti dei politici coinvolti sono arruolati tra i suoi supporter interni al partito. </p>
<p>Per capire che brutta aria tira per Hillary, basta prestare attenzione al <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/03/11/hillary_clintons_spitzer_probl.html">tiro incrociato della satira</a>. Qualche sera fa, il popolare conduttore <strong>Jay Leno</strong> ha ironizzato sullo scandalo Spitzer affermando che “<em>ora Hillary è solo la seconda donna più arrabbiata dello Stato di New York”</em> (la prima è la moglie dell’ex Governatore, ovviamente). Ma più duro e sottile è stato <strong>David Letterman</strong>, secondo cui tra le <a href="http://www.mefeedia.com/entry/letterman-s-top-ten-spitzer-reasons/7153255">buone ragioni che Spitzer può avanzare per scusarsi</a>, “<em>la prima è che Bill Clinton ha legalizzato tutto ciò (sesso e droga, ndr) anni fa</em>” ). </p>
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		<title>Lo speech di Obama sul razzismo. Formidabile o sopravvalutato?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 06:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo speech di Obama sul razzismo. Formidabile o sopravvalutato? Di sicuro è molto visto su YouTube.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non ne sono un estimatore fanatico, e per indole cerco sempre il cavillo negli <em>hard numbers</em> &#8211; nei tentativi di misurare i fenomeni (politici, di rete) con la metrica iper-quantitativa dei grandi numeri, che a me sembrano più appropriati per contesti mediali più tradizionali.</p>
<p>Ma talvolta servono anche questi, per capire l&#8217;entità di alcuni fenomeni.</p>
<p>Mathew Ingram fa un po&#8217; di conti (che io aggiorno): <strong>24 ore e più di un milione e 600 visualizzazioni</strong>. E afferma che il video di Obama su YouTube (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=pWe7wTVbLUU">qui sotto</a> per chi se lo fosse perso) si avvia a scalare le classifiche del famoso servizio di social network video (<a href="http://www.mathewingram.com/work/2008/03/19/video-obama-speech-is-youtube-gold/">Video: Obama speech is YouTube gold</a>: «<em>Democratic presidential candidate Barack Obama’s speech on racism has only been up on YouTube for less than 24 hours (as of mid-day Wednesday), and it already has over 1.2 million views</em>».</p>
<p>Ne ho scritto, con link, riflessioni, tag cloud su Webgol, inutile ripetersi: <a href="http://www.webgol.it/2008/03/19/il-miglior-discorso-di-obama-lo-dice-internet/">Il miglior discorso di Obama. Lo dice Internet.</a> </p>
<p>Oggettivamente impressionante l&#8217;ondata di reazioni: in termini di estensione, diversificazione e creatività dei contenuti prodotti &#8211; quando un tema intercetta il giusto e spesso bizzarro mood della Rete interconnessa è come una valanga che travolge tutto ciò che incontra, inclusiva e apparentemente irresistibile.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pWe7wTVbLUU&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/pWe7wTVbLUU&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
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		<title>Obama in 30 secondi (e 20.000 dollari)</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 23:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno spot grassroots per far vincere Obama, made in MoveOn.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Uno <a href="http://www.obamain30seconds.com/">spot per Obama</a>, per aiutarlo a vincere le primarie e le prossime elezioni.</p></blockquote>
<p><a href="http://moveon.org">MoveOn.org</a>, associazione grassroots liberal nata nel 1998, ha guadagnato visibilità internazionale durante la campagna elettorale del 2004 con il concorso &#8220;<strong><a href="http://www.bushin30seconds.org/">Bush in 30 seconds</a></strong>&#8220;: l&#8217;obiettivo era la realizzazione di video contro il presidente Bush da parte di videomaker o anche semplici cittadini. La partecipazione è stata massiccia e i risultati di grande qualità (<a href="http://www.bushin30seconds.org/">qui i video premiati</a>).</p>
<p>In questa campagna elettorale <strong>MoveOn.org</strong>, nel frattempo diventata un&#8217;organizzazione di primo piano, sostiene Obama e, neanche a dirlo, rilancia l&#8217;idea del concorso di minispot dal titolo <a href="http://www.obamain30seconds.com/">&#8220;Obama in 30 seconds&#8221;</a> &#8211; con intento chiaramente opposto a quello <em>negative</em> per Bush: per aiutarlo a vincere.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ObOpIQksI0k&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ObOpIQksI0k&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>La giuria è composta da attori, musicisti e registi, ma non mancano altri profili di rilievo, da <strong>Markos Moulitsas</strong>, creatore di <a href="http://www.dailykos.com/">DailyKos</a>, il più popolare blog liberal americano al professor <strong><a href="http://www.lessig.org/blog/">Lawrence Lessig</a></strong>, fondatore, tra l&#8217;altro, di <strong>Creative Commons</strong>.</p>
<blockquote><p>I vincitori saranno annunciati il 17 aprile.</p></blockquote>
<p> La grande popolarità di Obama tra gli utenti della Rete fa pensare che la partecipazione sarà massiccia. In palio ci sono <strong>20.000 dollari </strong>per l&#8217;acquisto di una telecamera e, ancora più importante, la trasmissione dello spot su scala nazionale. </p>
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		<title>Lo spot del &#8220;3 a.m. call&#8221; diventa una parodia televisiva</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/03/18/lo-spot-del-3-am-call-diventa-una-parodia-televisiva/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 13:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spot del "3 a.m. call" diventa una spassosa parodia televisiva. Il video dal Saturday Night Live.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una risata seppellisce la tensione. Era inevitabile, e anche auspicabile, a dir la verità. La <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/chi-vorresti-al-telefono-obama-o-clinton/">guerra degli spot</a> sul &#8220;<strong>3 a.m. phone call</strong>&#8221; si chiude ironicamente con una spassosa parodia mandata in onda lo scorso week end dal <strong><a href="http://www.nbc.com/Saturday_Night_Live/">Saturday Night Live Show</a></strong>.</p>
<blockquote><p>I sosia ingaggiati dalla trasmissione raccontano un futuro in cui Obama è presidente e, nel cuore della notte, chiama Hillary spaventato da una tremenda crisi interplanetaria. </p></blockquote>
<p>Russi, coreani del nord, iraniani e <strong>Hugo Chavez</strong> si sono messi d&#8217;accordo e minacciano l&#8217;America. <strong>Barack Obama</strong> è disperato: sembravano così brave persone&#8230; <strong>Hillary Clinton</strong>, con tanto di maschera anti-rughe, pazientemente detta la sua lezione di diplomazia e politica estera (è lei il candidato che vanta la maggiore esperienza, mentre Obama piagnucola di non averne). La Clinton improvvisa un piano di reazione, mentre Obama ha perfino difficoltà a prendere appunti. E quando Hillary lo invita a coinvolgere il suo consigliere per la sicurezza, si lamenta che nemmeno lui ha esperienza.</p>
<p><embed allowNetworking="all" allowScriptAccess="always" src="http://widgets.nbc.com/o/4727a250e66f9723/47df09b24d35a197" width="384" height="316" quality="high" wmode="transparent" id="W47df09b24d35a197" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash"> </embed></p>
<p><br/>Alla fine, l&#8217;ex first lady fa notare che si è un po&#8217; rotta di essere svegliata a tarda notte e che, se la sua consulenza deve continuare, magari sarebbe il caso fosse pagata. Soprattutto perchè Obama non sembra capace di fare nulla senza di lei: nemmeno accendere la caldaia o smettere di fumare.</p>
<p>La clip fa parte di una <a href="http://www.cbsnews.com/blogs/2008/03/10/politics/horserace/entry3921424.shtml">serie di parodie</a> andate in onda negli ultimi giorni che, complice anche la pausa elettorale (si riparte il 22 aprile con la Pennsylvania, fatta eccezione per la tappa poco importante di Guam) sta aiutando non poco a smorzare i toni del confronto interno al partito Democratico che rischiavano di farsi davvero troppo accesi.</p>
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		<title>Clinton, Obama, la Pennsylvania e il fattore R</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/03/17/clinton-obama-la-pennsylvania-e-il-fattore-r/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 23:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fattore "R" è il fattore "Religione", finora quasi assente dalle combattute primarie democratiche. Qualcosa cambierà in vista delle primarie in Pennsylvania?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La religione irrompe inaspettatamente nella campagna elettorale. Un potenziale vantaggio per <strong>Hillary Clinton</strong>?</p></blockquote>
<p>Sapete chi è <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeremiah_Wright">Jeremiah Wright</a></strong>? Innanzitutto un pastore nero, guida carismatica della <strong><a href="http://www.tucc.org/">Trinity United Church of Christ</a></strong> di Chicago. In secondo luogo – ma è questo quello che conta di più &#8211; un potenziale grosso problema per <strong>Barack Obama</strong>.</p>
<p>Il pastore Wright e il candidato Obama sono molto legati. Non solo perché si conoscono da quasi un ventennio e tutta la famiglia Obama frequenta regolarmente la chiesa del reverendo a Chicago. Ma anche perché, al momento della sua candidatura alle primarie presidenziali per il partito Democratico, il senatore nero dell’Illinois ha indicato proprio Wright come sua guida spirituale.</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/obamawright.jpg" alt="Barack Obama con Jeremiah Wright, il contestato pastore di Chicago" /> <em>(Nella foto: Barack Obama con Jeremiah Wright, il contestato pastore di Chicago) </em></p>
<p>Nelle ultime settimane, <strong>Jeremiah Wright</strong> è salito alla ribalta per le sue dichiarazioni controverse in campo sociale, culturale, politico, razziale e religioso. Si è espresso a favore dell’aborto, ha accusato il Governo americano di <a href="http://www.democraticunderground.com/discuss/duboard.php?az=show_mesg&#038;forum=132&#038;topic_id=5066692&#038;mesg_id=5066692">diffondere volontariamente l’AIDS</a> per uccidere i neri e di essere <a href="http://elections.foxnews.com/2008/03/14/obamas-spiritual-adviser-questioned-us-role-in-spread-of-hiv-sept-11-attacks/">direttamente responsabile dell’11 settembre</a>, ha incitato al <em>black power</em> e ha invitato Dio a <a href="http://abcnews.go.com/Blotter/story?id=4443788&#038;page=1">maledire l’America bianca</a> e, soprattutto, ha inveito <a href="http://www.nytimes.com/2007/04/30/us/politics/30obama.html?pagewanted=all">violentemente contro ebrei</a> e cattolici e vagheggiato <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/02/26/obamas_ohio_grilling.html">una sorta di alleanza</a> tra i protestanti neri e i musulmani. </p>
<p>Sta così entrando in gioco in questo ultimo scorcio di campagna elettorale il “<strong>fattore R</strong>”; dove ovviamente R sta per religione. Proprio le prese di posizione razzial-religiose di Wrigth rischiano di mettere in serio imbarazzo Obama, soprattutto a causa della campagna di enfasi montata ad arte da due (fra i pochissimi) quotidiani a lui ostili: il <strong>Wall Street Journal</strong> e il <strong>New York Post </strong>. </p>
<p>Un fenomeno del tutto inaspettato, perché – almeno fino a questo momento &#8211; numerosi elementi limitavano l’appeal di questa <em>issue</em>, specie in campo democratico. Innanzitutto, l’elettorato liberal è scarsamente attratto dalla tematica religiosa, propende per la laicità e, proprio su questo fronte, si differenzia nettamente dai GOP e soprattutto dalle tendenze <em>teocon</em>. Inoltre, finora la questione razziale e quella religiosa apparivano troppo pericolosamente mescolate (le <a href="http://www.huffingtonpost.com/2008/03/11/obama-ferraro-race-flap-r_n_91047.html">recenti disavventure</a> dello staff di <strong>Hillary Clinton</strong> la dicono lunga). Infine, l’<em><a href="http://www.spindoc.it/?s=obamamania">Obamamania</a></em> ha saputo progressivamente imporsi come una sorta di nuovo culto unificante che travalica le differenze originarie tra credenze religiose.</p>
<blockquote><p>Una ghiotta occasione per <strong>Hillary Clinton</strong>, soprattutto in vista del 22 aprile, quando saranno in gioco i 188 delegati della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pennsylvania">Pennsylvania</a>.</p></blockquote>
<p>Fino a pochi giorni fa, le polemiche di stampo religioso trovavano quindi scarso appiglio e, anzi, sembravano infastidire l’opinione pubblica. Non a caso, le diatribe sulle foto del giovane Obama in <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/voci-e-rumors-elettorali-a-chi-turba-il-turbante-di-obama/">costume tradizionale islamico</a> e sul presunto flirt politico tra il senatore nero e il leader dei musulmani afro-americani, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Louis_Farrakhan">Louis Farrakhan</a></strong>, hanno riscosso scarso interesse. Ma si affaccia ora l’ipotesi di una svolta. Cerchiamo, quindi, di capire come l’ex first lady potrebbe sfruttare l’affaire Jeremiah Wright</p>
<ul>
<li>Obama ha visto intaccata la sua immagine dopo essere stato costretto a <a href="http://blogs.wsj.com/washwire/2008/03/14/obama-repudiates-preachers-statements"><strong>ripudiare un uomo</strong> che è suo vecchio amico</a>, consigliere e pastore della sua chiesa</li>
<li>Hillary appare estranea alla polemica: il che gli consentirà meglio di orchestrarla (dietro le quinte) a suo favore. Anzi, la Clinton può addirittura lamentarsi di essere <strong>vittima di alcuni durissimi attacchi</strong> da parte di Wright.</li>
<li>In Pennsylvania ci sono molti cattolici (il <strong>33% della popolazione</strong>): la <strong>Trinity United Church of Christ</strong> ha posizioni morbide sull’aborto (lo stesso Obama, fervente adepto, è pro-choice) ed è favorevole ai diritti gay. Esattamente ciò <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/us_elections/article3555561.ece">che non piace a chi segue gli insegnamenti</a> della Chiesa di Roma.</li>
<li>In Pennsylvania ci sono molti italoamericani (circa <strong>l’8% della popolazione</strong>, che ha espresso ben 5 membri dell’attuale Congresso): una delle affermazioni più scandalose di Wright è quella che romani, bianchi e italiani, non solo uccisero Gesù, ma vollero anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=iPjVp3PLnVs">ingannare il mondo affermando che era bianco</a>, mentre era nero.</li>
<li>La Trinity United Church of Christ sostiene il potere della Black Nation: accostato a Wright, Obama rischia improvvisamente di sembrare &#8220;troppo nero&#8221;. Soprattutto agli occhi dei numerosissimi ispanici che vivono in Pennsylvania. Senza contare che circa l’<strong>87%</strong> degli abitanti della Pennsylvania sono <strong>bianchi di origine europea</strong> (tedeschi, irlandesi, italiani). </li>
</ul>
<blockquote><p>Intanto Obama si dissocia <a href="http://www.huffingtonpost.com/barack-obama/on-my-faith-and-my-church_b_91623.html">veementemente</a>: «Let me say at the outset that I vehemently disagree and strongly condemn the statements that have been the subject of this controversy». (via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/03/i-vehemently-di.html ">paferro</a> e <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2008/03/15/wright-decision/">camillo</a>)</p></blockquote>
<p> Hillary ha già messo al lavoro il suo staff. L&#8217;occasione non va persa. Tanto più che, a favore della riscoperta centralità del “fattore R” – e, quindi, a potenziale vantaggio della Clinton &#8211;  giocano anche le vicende del fronte repubblicano, alle prese con un revival <em>teocon</em>. Crescono, infatti, le pressioni della destra religiosa per una designazione del pastore <strong>Mike Huckabee</strong> come vicepresidente in pectore e, contemporaneamente, <strong>John McCain</strong> deve anche fare i conti con le controverse dichiarazioni del suo consigliere spirituale, il reverendo <strong>Rod Parsley</strong>, che negli ultimi giorni si è duramente espresso contro omosessuali, &#8220;industria dell&#8217;aborto&#8221; e religione islamica.</p>
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		<title>Hillary vince nelle conference call (e perde nell&#8217;agenda)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 14:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hillary Clinton vince nelle conference call (lunghe, collaborative e laboriose), ma perde nell'agenda degli appuntamenti - fornita sempre all'ultimo minuto. Due riflessioni sugli strumenti di campaigning rivolti al rapporto con i media.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo su <a href="http://www.politico.com">Politico.com</a> due interessanti sguardi da insider al modo con il quale le campagne USA comunicano con i media; snodo di campaigning spesso meno &#8220;visibile&#8221; della comunicazione persuasiva/seduttiva rivolto all&#8217;elettorato, o anche della comunicazione cd &#8220;interna&#8221;, diretta alla macchina organizzativa. Meno visibile anche perché fa parte di una sorta di ritualità da &#8220;addetti ai lavori&#8221;.</p>
<p>E allora va a finire che Hillary Clinton vince nelle conference call e perde nello scheduling dell&#8217;agenda.</p>
<blockquote><p>The near-daily conference calls are forums for the Clinton campaign to deliver a message to a captive audience and for reporters to try to drag them off that message (<a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9044.html">politico.com</a>)</p></blockquote>
<p> Ecco la strategia delle conference calls di <strong>Hillary Clinton</strong>, descritte in questa cronaca di <strong>Ben Smith</strong> e <strong>Avi Zenilman</strong>: <a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9044.html">Clinton&#8217;s attacks are delivered over the phone</a>. Sono lunghe conferenze in cui la campagna di Clinton si dispone di buon grado a rispondere a tutte le domande, in un&#8217;ottica di massima disponbilità verso la stampa &#8211; laddove le quelle di <strong>Barack Obama</strong> sono molto più brevi e unilaterali.</p>
<p>E invece, scrive sempre su <a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9043.html">Politico.com</a> <strong>Beth Frerking</strong>, l&#8217;agenda degli appuntamenti della Clinton «<a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9043.html">is a campaign mystery</a>», è un mistero. Non si riesce ad avere l&#8217;agenda completa della ex-first lady con adeguato preavviso (laddove in questo caso Obama si comporta un po&#8217; meglio, e spesso fornisce la propria con giorni d&#8217;anticipo): e l&#8217;agenda del candidato è ovviamente un fondamentale strumento del lavoro di copertura giornalistica. Tutto è all&#8217;ultimo momento utile. «Deliberate strategy or mere disorganization?» si chiede Politico.com. Il rischio è quello che i veri reporter non hanno tempo e agio di coprire la campagna con belle storie &#8211; lasciando la copertura a cronache last-minute.</p>
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		<title>Survey Usa2008. Risultati e lettore tipo di Spindoc</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 06:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Blogger, maschio e giovane, obamiano: chi è (o era, perché intanto è raddoppiato) il lettore-tipo di Spindoc. Con alcuni interessanti spunti circa il media-mix informativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Blogger, maschio e giovane, ottima cultura, web-centered quanto a fruizione informativa, democratico, fan di Obama (e delle Obama Girls). Questo, nella classica &#8220;sintesi&#8221; mediana della statistica, il ritratto del lettore di Spindoc.it emerso dalla <a href="http://www.spindoc.it/ricerca-elezioni-usa/">survey</a> (in super beta) condotta nelle prime due settimane di febbraio 2008 tramite questionario compilato online.</em></p>
<blockquote><p>Il campione (autoselezionato: 81 questionari completi), benché non rappresentativo, ci ha consegnato diversi spunti di riflessione sugli appassionati di politica online.</p></blockquote>
<p> Il lettore-tipo di Spindoc.it (oltre questo non si può andare con le generalizzazioni) è maschio (<strong>77%</strong>), dall&#8217;età tra i 25 e i 44 anni (<strong>75%</strong>), con elevato grado di istruzione (oltre il <strong>75%</strong> ha una laurea) e carriera poco tradizionale (il <strong>41%</strong> con contratti diversi dall&#8217;indeterminato). Infine, oltre il <strong>65% ha un blog personale</strong>.</p>
<div class="img " style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/comesegui.jpg" alt="Il media mix dei lettori di Spindoc.it. Febbraio 2008" width="600" height="278" />
	<div>Il media mix dei lettori di Spindoc.it. Febbraio 2008</div>
</div>
<p>I dati più interessanti per l&#8217;orientamento elettorale riguardano la conoscenza delle candidature e la fruizione della comunicazione online. Qui sopra un grafico sulle fonti dei lettori di Spindoc.it (è un media mix ben articolato, con i blog che sopravanzano i quotidiani online italiani e stranieri) e qui sotto il grafico sulla tipologia della comunicazione di campagna fruita &#8211; delle tante iniziative della campagna USA.</p>
<div class="img " style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/strumentisurvey.jpg" alt="Gli strumenti di comunicazione USA fruiti dai lettori di Spindoc.it. Febbraio 2008." width="600" height="268" />
	<div>Gli strumenti di comunicazione USA fruiti dai lettori di Spindoc.it. Febbraio 2008.</div>
</div>
<p>Interessante annotare la spiccata simpatia per il <strong>Partito Democratico</strong> (<strong>87.65%</strong>) e in particolare per il senatore afroamericano <strong>Barack Obama</strong> (preferito con la percentuale bulgara del <strong>80.28%</strong>).</p>
<p>Curiosamente però (<em>ma si tenga presente che questa survey, a causa di tutti i tempi e i problemi tecnici di una versione beta, ha ricevuto la maggior parte delle risposte nel periodo a cavallo del primo supertuesday: quando ancora la Clinton era il candidato più accreditato</em>), nonostante la maggior parte avesse indicato il senatore dell&#8217;Illinois <strong>miglior presidente possibile</strong> (<strong>62%</strong>), il <strong>58.23%</strong> riteneva comunque la Clinton <strong>il candidato con maggiori probabilità di successo</strong>.</p>
<blockquote><p>Errore di &#8220;prospettiva&#8221; che ha accomunato molti tra elettori e analisti nei primi mesi di campagna: il successo crescente di Obama è stata una sorpresa per molti.</p></blockquote>
<p>C&#8217;era insomma una parte di coloro i quali seguivano la campagna elettorale dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano che avevano la sensazione che Clinton fosse il candidato con maggiore <em>electability</em> &#8211; e, al contempo, però, giudicavano migliore Obama, sia dal punto di vista personale che dal punto di vista presidenziale. </p>
<p>Il resto dei dati della survey Usa 2008 &#8211; corredati di un breve commento &#8211; è reperibile <a href='http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/surveyusa_spindoc_febbraio2008.pdf' title='Survey Usa2008. Chi sono i lettori tipo di Spindoc'>qui</a> (e grazie mille a chi ha risposto).</p>
<p>Il bello è però anche che nel corso di un mese però i lettori di Spindoc <strong>sono più che raddoppiati</strong> (abbiamo ampiamente superato i 1000 utenti unici al giorno): e forse sarebbe il caso di fare un nuovo questionario per aggiornare i dati; voi vi riconoscete, intanto che ci pensiamo? :)</p>
<p>LINK: <a href='http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/surveyusa_spindoc_febbraio2008.pdf' title='Survey Usa2008. Chi sono i lettori tipo di Spindoc'>Survey Usa2008. Chi sono i lettori tipo di Spindoc</a>, pdf, 1 mb ca.</p>
<p><em>(Report e analisi dei dati a cura di Valentina Porcu &#038; Simone De Bellis)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fai attivismo creativo per lui? Il candidato ringrazia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/03/10/fai-attivismo-creativo-per-lui-il-candidato-ringrazia/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 13:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Obama ringrazia l'autore di un manifesto a lui dedicato. Regole d'ingaggio 2.0 con la creatività che viaggia in Rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Dear Shepard, I would like to thank you for using your talent in support of my campaign». Così inizia la lettera che <strong>Barack Obama</strong>, candidato alla presidenza degli Stati Uniti lato democratico, ha mandato a <strong><a href="http://obeygiant.com/post/check-it-out">Shepard Fairey</a></strong>, geniale grafico che ha disegnato e diffuso in Rete uno splendido manifesto dedicato a Barack (qui sotto).</p>
<div class="img " style="width:447px;">
	<a href="http://obeygiant.com/post/check-it-out"><img src="http://obeygiant.com/images/2008/03/obama_shep_print_final2.jpg" alt="Change, by Shepard Fairey" width="447" height="699" /></a>
	<div>Change, by Shepard Fairey</div>
</div>
<p>La lettera continua con il senatore di colore che scrive: «<em>Your image have a profound effect on people, whether seen in a gallery or on a stop sign. I&#8217;m priviledged to be a part of your artwork and proud to have your support</em>». Parole perfette, scelte in modo delizioso. E ottima strategia di ingaggio con la creatività della Rete.</p>
<div class="img " style="width:550px;">
	<a href="http://obeygiant.com/post/check-it-out"><img src="http://obeygiant.com/images/2008/03/obama_letter-to-shepard-fairey.jpg" alt="La lettere che Barack Obama ha mandato a Shepard Fairey per ringraziarlo" width="550" height="699" /></a>
	<div>La lettere che Barack Obama ha mandato a Shepard Fairey per ringraziarlo</div>
</div>
<p>Lo stesso Shepard rivela di essere stato contattato dallo staff di campagna e che il manifesto sarà disponibile in vendita direttamente dal sito ufficiale (probabilmente in <a href="http://store.barackobama.com/Office_s/600.htm">questa sezione</a>). Un processo inclusivo del <em>grassroots creativo</em>. Peraltro senza né copiare né approfittarsene, ma pienamente rispettando (e valorizzando) il lavoro creativo originario.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Girl seen in Clinton&#8217;s &#8217;3 a.m.&#8217; ad supports Obama</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 08:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bambina di otto anni nello spot di Hillary, beh: ora ha diciotto anni e supporta Obama...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate lo spot delle 3 a.m. o detto anche <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/chi-vorresti-al-telefono-obama-o-clinton/">format dei 7 minuti</a>? E&#8217; un format pensato per suggerire il candidato con migliore attitudine al comando &#8211; maggiormente presidenziale, deciso, competente, sicuro di sé. La domanda sottesa dello spot (usato recentemente dalla Clinton e replicato da Obama) è: <em>chi vorresti che ci fosse all’altro capo del telefono se alle 3 di notte c&#8217;è una crisi internazionale</em>?</p>
<p>Secondo molti anche grazie a questa strategia aggressiva <strong>Hillary Clinton</strong> è riuscita a sopravanzare Obama in <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/06/lo-spin-matematico-e-le-due-americhe-democratiche/">Texas e Iowa</a>. </p>
<blockquote><p>Le riprese originarie erano state girate dieci anni fa per uno spot di una compagnia ferroviaria e la campagna di Hillary le aveva comprate da Getty Images.</p></blockquote>
<p>Ora però, e valga come chiosa leggera e come dimostrazione delle mille insidie comunicative di una campagna elettorale, la CNN <a href="http://www.cnn.com/2008/POLITICS/03/10/clinton.ad.obama.ap/index.html">ha intervistato</a> la bambina di otto anni protagonista proprio di quel video: ora ha 18 anni e supporta Obama! </p>
<p>La ragazza, che si chiama <strong>Casey Knowles</strong>, ha avuto contatti con la campagna di Obama e afferma che potrebbe anche girare un contro-spot con Barack: &#8220;<em>They thought that was really funny. They actually might take me up on it</em>&#8220;.</p>
<p>LINK: <a href="http://www.cnn.com/2008/POLITICS/03/10/clinton.ad.obama.ap/index.html">Girl seen in Clinton&#8217;s &#8217;3 a.m.&#8217; ad supports Obama</a></p>
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		<title>Obama vince le primarie su Wikipedia</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 16:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Obama vince le primarie su Wikipedia. A febbraio quasi la pagina più vista in assoluto (poi McCain, staccata Hillary)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Come a dire la concretizzazione della (ormai classica e discutibile) obiezione post-Dean al campaigning online: una cosa è la Rete, una è il voto.</p></blockquote>
<p> Secondo <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22564/daily_digest_what_a_night">TechPresident</a>, che traccia la campagna online USA &#8211; e come <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/06/lo-spin-matematico-e-le-due-americhe-democratiche/">accennavamo</a> ieri &#8211; la tappa delle primarie di ieri è stata la prima che ha visto una divergenza/scollamento tra l&#8217;eterogeneo buzz online e il voto alle urne: «<em>This is one of the first times the poll results different significantly from online trends; our Technorati chart shows a huge spike in blog mentions for Barack Obama in the days leading up to yesterday’s primaries; our Hitwise charts show a gentler ascent, but still clearly indicate an Obama rise. Yet, as we know, Hillary hung in there</em>». </p>
<p>Oggi, sempre dal <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22568/daily_digest_the_wikipedia_primary">Daily Digest</a> di TechPresident, una altra curiosità: <strong>chi è il politico le cui pagine sono più visitate su Wikipedia</strong>?<br />
La fonte è <a href="http://stats.grok.se/en/top">questo sito web</a>, che dà i dati di traffico dell&#8217;enciclopedia collaborativa nelle prime tre settimane di febbraio.</p>
<h3>I risultati?</h3>
<ul>
<li><strong>Barack Obama</strong>: <strong>settimo</strong> posto (con <strong>1,934,492</strong> pagine viste; di fatto al secondo posto fatto salvo le pagine generiche, subito dopo la pagine di San Valentino); </li>
<li>
<strong>John McCain</strong>: <strong>nono</strong> posto (<strong>1,151,929</strong> pagine viste) </li>
<li>
<strong>Hillary Clinton</strong>: <strong>settantacinquesimo</strong> posto (<strong>422,124</strong> pagine viste)</li>
</ul>
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		<title>Lo spin matematico e le due americhe democratiche</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 23:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hillary vince. Obama non perde. Si rischia di andare per le lunghe. A colpi di spin matematici e ennesime rimonte non impossibili. E alla fine, tra i due litiganti, il terzo potrebbe goderne. Senza merito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Macché <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/big-tuesday-ancora-in-texas-e-ohio-e-decisivo/">decisivo</a>. Come molti temevano, il supertuesday di ieri non ha &#8220;chiuso&#8221; le primarie democratiche. Ne le ha, in qualche modo, semplificate.</p></blockquote>
<p> <strong>Hillary Clinton</strong> ha vinto le primarie nei due <em>big states</em> dell&#8217;<strong>Ohio</strong> (stato &#8220;barometro&#8221;, dicono gli hillariani) e del <strong>Texas</strong> (che la vede però in svantaggio nei caucus), così come nel <strong>Rhode Island</strong>. Obama porta a casa il <strong>Vermont</strong>. Alla fine dei conti il guadagno dell&#8217;ex-first lady sarà nei termini di una dozzina di delegati. Qui (<a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/primaries/results/dates/index.html#20080304">Cnn Politics</a>) i dati precisi.</p>
<p>Un&#8217;<a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/03/far-enough.html">ottima sintesi</a> dello stato delle cose è quella, goduriosamente piena di link, del sempre puntuale <strong>Paolo Ferrandi</strong>. Io, a questo punto, mi sento sdoganato dalla mera cronaca dei fatti e provo a sviluppare due concetti:<br />
- il primo è relativo alla inedita &#8220;matematica&#8221; della prolungata sfida tra Hillary e Obama (su cui mancano serie storiche o esempi dal passato);<br />
- l&#8217;altro, più a lunga gittata, sulla futura &#8220;vera&#8221; sfida d&#8217;autunno e sui rischi del consolidamento delle due americhe democratiche. </p>
<h3>La matematica è democratica?</h3>
<p>Per un insieme di fattori (la presenza di <em>caucuses</em> dal lungo processo formale e soprattutto l&#8217;inclusione o l&#8217;esclusione dei superdelegati, che hanno preso o non preso pubblica posizione), non c&#8217;è concordanza tra le fonti sui numeri totali e parziali delle primarie. Il fenomeno è <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/23/il-numero-dei-delegati-dipende-da-chi-conta/">chiaro</a> da tempo (qui <a href="http://www.socialmedia.biz/2008/02/obama-or-clinto.html">un&#8217;opinione</a> di JD Lasica di un mese fa), e comunque basta fare un giro veloce per rendersi conti del fatto che non ci sono due conteggi con numeri uguali (qui sotto la comparazione, solo per fare alcuni esempi, tra i siti dei due candidati, quello della CNN, del Washington Post, e del New York Times).</p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/comparazioni.jpg" alt="La situazione dei delegati secondo le varie fonti. 4 marzo 2008" width="500" height="62" />
	<div>La situazione dei delegati secondo le varie fonti. 4 marzo 2008</div>
</div>
<p>E&#8217; ovvio che in una situazione di questo tipo, la matematica, da scienza esatta, diventa (anche) <strong>arma comunicativa </strong>a disposizione di campagne e candidati. Un po&#8217; come i sondaggi. Ma ancora di più dei sondaggi (le cui metodologie sono quantomeno comparabili) qui ognuno prova a tirare dalla sua parte la coperta dei numeri, facendosi di essi scudo o vanteria &#8211; a seconda dei casi e della bisogna. </p>
<blockquote><p>Ovviamente non si possono negare gli &#8220;<em>hard numbers</em>&#8221; (Obama è avanti nei <em>pledged delegates</em>), ma per esempio speculare su quanto vale quell&#8217;essere avanti, o per esempio sul ruolo dei superdelegati. </p></blockquote>
<p>Il ruolo dei  notabili democratici, per esempio, dovrebbe prevedere o no la possibilità di votare secondo coscienza e contro il voto popolare? Nessuno lo sa <em>davvero</em>, o può dirlo una volta per tutte. Diciamo che in teoria dovrebbero votare liberamente, in pratica è difficile che vadano violentemente contro il risultato acquisito dei <em>pledged delegates</em>. Ma se il divario tra i due si riduce molto, fino a poche decine di delegati conquistati sul campo? Le cose diventano più complicate. <strong>Meno matematiche e più politiche. </strong></p>
<p>Quella che sembra una disfida di cervelloni con il pallottoliere è in realtà una <strong>straordinaria gara di spin</strong>. Ecco il punto dove sbaglia ad insistere <strong>Jonathan Alter</strong> oggi, in un gran bel pezzo dal titolo &#8220;<a href="http://www.newsweek.com/id/118240">Hillary Math&#8217;s Problem</a>&#8220;: perché, <em>al di là dei numeri</em>, se Hillary continuasse a vincere il &#8220;campo da spinning&#8221; cambierebbe a suo favore, e più o meno impercettibilmente, ad ogni vittoria. La vittoria nei delegati conquistati sul campo (Obama quasi irragiungibile) è ovviamente la miglior carta per  pretendere la nomination, ma non è l&#8217;unica; e i superdelegati fanno comunque parte delle regole del gioco. </p>
<blockquote><p>Una curiosità: è la prima volta, dice <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22564/daily_digest_what_a_night">TechPrez</a>, che i risultati delle urne si differenziano dai trend online, che erano tutti a favore di Obama. </p></blockquote>
<p>Ed è un po&#8217; quello che scrive <strong>Josh Marshall</strong> nella suo <a href="http://talkingpointsmemo.com/archives/181524.php">nota di scenario</a>: <em>«At the end of the day, the winner of the pledged delegate race has the strongest claim to the nomination. Everything else is spin. But it&#8217;s a strong claim, not incontestable»</em>. E ancora: <em>«I don&#8217;t think a small margin of pledged delegates will be enough if Obama looks like a damaged candidate who seems unable to fight off a determined and ruthless opponent»</em>. Difficile che accada in realtà. Obama queste primarie può solo perderle, e se le è anche guadagnate: ma giusto per sapere che un ennesimo ribaltamento non è impossibile. </p>
<p>Finora queste primarie democratiche, più che le &#8220;primarie della matematica&#8221;, sono state <strong>le primarie del momentum</strong>: quel &#8220;vento d&#8217;opinione&#8221; positivo che all&#8217;inizio ha favorito Hillary, poi ha soffiato forte per Obama permettendogli il sorpasso e adesso ha un piccolo e forse estemporaneo salto di direzione &#8211; come dicono i velisti.</p>
<h3>Le due americhe democratiche e il terzo che gode</h3>
<blockquote><p>E così via (ne sono state usate mille altre). Il rischio è arrivare stremati e con il coltello tra i denti alla convention.</p></blockquote>
<p>Ma al di là del supporto dei superdelegati, l&#8217;interpretazione delle primarie può andare anche a prendere nuovi parametri. Se, per esempio, si considera il voto popolare il divario tra i due si fa ancora più piccolo. Oppure i risultati delle primarie possono essere letti sia sottolineando il fatto che &#8220;<strong>Obama ha vinto in 24 stati su 41</strong>&#8221; sia sottolineando invece (ed è il <em>refrain</em> un po&#8217; stucchevole della campagna di Hillary) che &#8220;<strong>Clinton ha vinto in 9 dei dieci stati più popolosi</strong>&#8220;. </p>
<p>Ma questo gioco dello spin (sempre più aggressivo, sempre più negativo) sui numeri, sulla matematica, sulla <em>electability</em> dei candidati, sul prossimo passo falso o la prossima dichiarazione, <em>cui prodest</em>? A chi giova? Ormai l&#8217;allungamento del processo delle primarie rischia di <strong>indebolire i candidati, dividere il partito e sfiancare l&#8217;elettorato</strong>. </p>
<p>E&#8217; come se la logica delle &#8220;due americhe&#8221;, che si sono scoperte divise nel 2000 e tali son più o meno rimaste durante gli otto anni di Bush (dal punto di vista politico, culturale, sociale e geografico), si stia replicando in scala all&#8217;interno del solo elettorato democratico. Che appare sempre più diviso tra obamiani e clintoniani, sventrato emotivamente dalle differenze e dalla personalità dei due formidabili contendenti. </p>
<p>Obama ha i giovani, Clinton gli adulti.<br />
Obama ha gli stati più piccoli, Clinton quelli più popolosi.<br />
Obama ha le province, Clinton le città.<br />
Obama usa bene Internet, Clinton la tv e i &#8220;vecchi&#8221; media.<br />
Obama ha gli afroamericani, Clinton gli ispanici.<br />
<strong>Obama è la novità, Clinton l&#8217;establishment</strong>.<br />
Obama è un mac, Clinton un pc (<a href="http://www.nytimes.com/2008/02/04/technology/04link.html?_r=1&#038;fta=y&#038;oref=slogin">vero!</a>).<br />
E così via generalizzando più o meno con l&#8217;accetta. </p>
<p>Con il rischio insomma di favorire il terzo incomodo che tra i due litiganti (e di fatto senza grande merito) potrebbe goderne, anche solo in termini di immagine (ancora, di fatto, serena e intonsa): <strong>John McCain</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi vorresti al telefono: Obama o Clinton?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 19:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nazione è in pericolo. Ci sono tre minuti di tempo per comunicare la notizia al presidente, che ha solo quattro minuti per agire. Chi vorresti che ci fosse all’altro capo del telefono?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il dilemma di chi fa ad politico è come riproporre format datati restando in bilico tra comprovato e innovativo. E&#8217; trovare &#8220;qualcosa di nuovo, ma che abbia già funzionato&#8221;.</p></blockquote>
<p> Mentre è in corso il <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/big-tuesday-ancora-in-texas-e-ohio-e-decisivo/">secondo super tuesday</a> forse decisivo per la sfida democratica, è forse l&#8217;ultimo momento utile per tener traccia degli ultimi scambi comunicativi di campagna, che &#8211; specie quando esce fuori dalla Rete e va sul terreno minato degli spot televisivi &#8211; ritrova negatività e aggressività. L&#8217;ultima fetta di campagna è stata caratterizzata dal format dei &#8220;<strong>7 minuti</strong>&#8220;.  Ecco di cosa si tratta (per sapere <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2007/02/14/rudy-guida-i-metro-republicans-con-sette-minuti-di-vantaggio/">il perché del nome</a> leggi <strong>Christian Rocca</strong>, che riprende <strong>George Will</strong> del Washington Post).</p>
<p>Immaginate la scena: sono le tre del mattino, i tuoi bambini dormono tranquilli ma la Nazione è in pericolo. Avete tre minuti di tempo per comunicare la notizia ai vertice del paese e chi risponde ha solo quattro minuti per agire.<br />
La domanda è: <strong>chi vorresti che ci fosse all&#8217;altro capo del telefono?</strong></p>
<p>Questa volta <strong><a href="http://www.hillaryclinton.com/video/142.aspx">Hillary Clinton</a></strong> si è aggiudicata la palma della più veloce (nel proporre il format e nell&#8217;alzare la cornetta).</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/M70emIFxETs"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/M70emIFxETs" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Ecco il testo dello spot: «<em>It&#8217;s 3 a.m. and your children are safe and asleep. But there&#8217;s a phone in the White House and it&#8217;s ringing. Something&#8217;s happening in the world. Your vote will decide who answers that call. Whether it&#8217;s someone who already knows the world&#8217;s leaders, knows the military &#8212; someone tested and ready to lead in a dangerous world. It&#8217;s 3 a.m. and your children are safe and asleep. Who do you want answering the phone?</em>»</p>
<p>Obama, però non resta certo a guardare ed anzi accetta la sfida e cerca lo scontro diretto utilizzando il medesimo &#8220;format&#8221; della sua avversaria. Utilizzando lo stesso incipit ma poi sostituendosi all&#8217;ex-first lady come commander in chief.</p>
<p><embed src="http://services.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/353515028" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=1438426955&#038;playerId=353515028&#038;viewerSecureGatewayURL=https://services.brightcove.com/services/amfgateway&#038;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&#038;cdnURL=http://admin.brightcove.com&#038;domain=embed&#038;autoStart=false&#038;" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed></p>
<p>Quanto all&#8217;impatto di questi video, magari saranno in parte leggibili in controluce nei risultati del super tuesday.</p>
<p>Bonus: una <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/02/29/clinton_as_commanderinchief_1.html">bella analisi</a> di <strong>Howard Kurtz </strong>sul The Trail.</p>
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		<title>Big tuesday ancora? In Texas e Ohio, e decisivo</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/03/04/big-tuesday-ancora-in-texas-e-ohio-e-decisivo/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 15:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mini-guida al secondo big tuesday delle primarie Usa (si sta votando in quattro stati: Texas, Ohio, Vermont e Rhode Island). Hillary rimonta ma forse non basta. Delegati, sondaggi, speranze, opinioni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Gli stati interessati</h3>
<p><strong>Texas</strong>, <strong>Ohio</strong>, <strong>Vermont</strong> e <strong>Rhode Island</strong></p>
<h3>La situazione dei delegati e superdelegati</h3>
<p>In campo democratico <strong>Barack Obama</strong>, dopo lunga e rutilante rincorsa ha sorpassato negli ultimi appuntamenti <strong>Hillary Clinton</strong>, non solo la favorita della vigilia ma anche il candidato che era andata subito in fuga e che, di fatto, ha vinto negli stati più grandi e popolosi (tranne l&#8217;Illinois, terreno di caccia privato di Barack). </p>
<div class="img " style="width:411px;">
	<a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/delegati_prima4marzo.jpg" alt="Situazione dei delegati prima del 4 marzo" width="411" height="365" /></a>
	<div>Situazione dei delegati prima del 4 marzo. Fonte: CNN Politics</div>
</div>
<p>Di seguito i conteggi della CNN (che abbiamo seguito dall&#8217;inizio e, secondo vecchia pragmatica regola sondaggistica, la monofonte &#8211; se buona &#8211; vale quasi più di una media ponderata). Ricordo che per conquistare la nomination democratica ci vogliono, in tutto, 2,025 delegati in totale; e che i conteggi sono appunto discussi.</p>
<ul>
<li>Obama ha <strong>1,378 delegati</strong> (conquistati sul campo: <strong>1,184</strong> superdelegates: <strong>194</strong>). </li>
<li>Clinton ha <strong>1,269 delegates</strong> (conquistati sul campo: <strong>1,031</strong>, superdelegates: <strong>238</strong>).</li>
</ul>
<p>Le primarie democratiche, contrariamente a quelle repubblicane che supportano la regola molto dirimente del &#8220;<em>winner takes all</em>&#8221; (chi vince prende tutto), per amor di complicatezza complessiva dell&#8217;analisi, non si fanno mancare un intricato sistema proporzionale: quindi non basta solo vincere ma conta anche di quanto si vince. Sta di fatto che &#8211; tutti i commentatori sono concordi &#8211; se Obama vincerà dovunque o nei due grandi stati (Texas e Ohio) per la Clinton non ci sarà altra possibilità che abbandonare il decennale sogno di diventare la prima presidente donna degli Stati Uniti. Ma le cose potrebbero ancora riservare alcune sorprese.</p>
<p>In campo repubblicano c&#8217;è poco altro da dire, e non da oggi.</p>
<h3>I sondaggi</h3>
<p>I sondaggi delle ultime ore hanno visto un recupero di Hillary Clinton. Ma almeno nei due stati più importanti il margine non è di sicurezza per dare un chiaro call a bocce ferme; probabilmente però nessuno stravincerà. Mi affido alle comparazioni di <a href="http://www.realclearpolitics.com">RealClearPolitics</a></p>
<div class="img " style="width:611px;">
	<a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2008/president/tx/texas_democratic_primary-312.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/texaspolls.jpg" alt="Sondaggi comparativi Texas. Fonte:RealClearPolitics" width="611" height="296" /></a>
	<div>Sondaggi comparativi Texas. Fonte:RealClearPolitics</div>
</div>
<div class="img " style="width:616px;">
	<a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2008/president/oh/ohio_democratic_primary-263.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/ohiopoll.jpg" alt="Sondaggi comparativi Ohio. Fonte:RealClearPolitics" width="616" height="299" /></a>
	<div>Sondaggi comparativi Ohio. Fonte:RealClearPolitics</div>
</div>
<p>Questo giusto per godervi il fiume di risultati che inizierà tra poco. E comunque tra poche ore ne sapremo di più. </p>
<h3>Per chi vuole approfondire</h3>
<p>- <strong>John Harwood</strong> sul <a href="http://www.nytimes.com/2008/03/04/us/politics/04primer.html?ref=politics">New York Times</a> e l&#8217;analogo pezzo (aperto) di contesto del <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/story/2008/03/03/ST2008030303404.html?hpid=topnews">Washington Post</a><br />
- Secondo <strong>Ben Smith</strong> di <a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/8817.html">Politico.com</a>: più che avere un piano la campagna di Hillary spera nel miracolo.<br />
- E infine <strong> Marc Ambinder</strong> sul <a href="http://marcambinder.theatlantic.com/archives/2008/03/existential_realities_of_the_d.php">The Atlantic.com</a>, nel formato di una divertente auto-intervista. Inappuntabile, se non fosse che la scacchiera e il contesto cambiano ogni volta; così come gli equilibri, specie tra i superdelegati. E la matematica potrebbe non essere sufficiente per chiudere la partita se Hillary vince in qualche modo nei due big states.<br />
- Google is <a href="http://maps.google.com/maps/mpl?moduleurl=http://www.google.com/mapfiles/mapplets/elections/2008/primary/primaries.xml&amp;utm_campaign=en&amp;utm_source=en-ha-na-us-google-mp&amp;utm_term=decision2008">mapping the primary results</a> (via <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22538/daily_digest_mapping_the_primary_results">techprez</a>)</p>
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		<title>Il grassroots di Obama. La campagna online è anche organizzazione.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 09:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il grassroots di Obama. La campagna online è anche organizzazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wired parla di un aspetto interessante della campagna online di <strong>Barack Obama</strong>, in un articolo di copertina di <strong>Sarah Lai Stirland </strong>intitolato <a href="http://www.wired.com/print/politics/law/news/2008/03/obama_tools">Inside Obama&#8217;s Surging Net-Roots Campaign</a>. Un aspetto che meno si concentra sui <em>grafici-picchi-di-montagna</em> (<strong><a href="http://www.techpresident.com">Joshua Levy</a></strong> li chiama &#8220;<strong>hockey-stick</strong>&#8220;, perché hanno appunto la forma di bastoni da hockey: con Obama ovviamente a far da punta rialzata) e sulla comunicazione vera e propria fatta sul Web.</p>
<div class="img " style="width:599px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/hockeystick.jpg" alt="Un esempio di grafico hockey-stick. I supporter di Facebook divisi per candidato. Da techpresident.com" width="599" height="404" />
	<div>Un esempio di grafico hockey-stick. I supporter di Facebook divisi per candidato. Da techpresident.com</div>
</div>
<blockquote><p>&#8220;It&#8217;s sort of MeetUp meets Facebook meets MySpace in one area,&#8221; dice chi lo usa.</p></blockquote>
<p>Si tratta invece di tutte le attività grassroots fatte online (e da questo punto di vista molto alla fine è risultato utile il social network interno di <a href="http://my.barackobama.com/">my.barackobama.com</a>) e per esempio di uno strumento per gestire l&#8217;organizzazione della campagna sul territorio: l&#8217;<a href="http://obamacaprecincts.centraldesktop.com/texasobamaprecinctcaptains/FrontPage">online precinct-captain training tool</a>.</p>
<p>Da leggere.</p>
<p>LINK: <a href="http://www.wired.com/print/politics/law/news/2008/03/obama_tools">Inside Obama&#8217;s Surging Net-Roots Campaign</a>, Wired.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/02/28/fundraising-e-primarie-usa-un-neologismo-e-un-widget/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 18:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget per visualizzare chi raccoglie più donazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>What’s the Obama’s lesson? When you’re fundraising, talk about people &#8211; not money.</p></blockquote>
<p>Obama raggiunge il milione di &#8220;supporter paganti&#8221;, che hanno contribuito con una donazione alla sua esaltante e sorprendente (finora) campagna elettorale. Come scrivevo ieri, conta anche che abbia ad un certo punto preferito parlare di persone (che &#8220;possiedono&#8221; pezzi di campagna) piuttosto che di soldi (totali raggiunti).</p>
<h3>Neologismo</h3>
<blockquote><p>Ma forse il vero innovatore del fundraising di questa tornata è <strong>Ron Paul</strong>, con il <a href="http://techpresident.personaldemocracy.com/blog/entry/11759/the_power_of_flashmob_fundraising">flashmob fundraising</a> e una delega molto forte agli attivisti a cercar fondi autonomamente.</p></blockquote>
<p> E&#8217; <a href="http://crowdsourcing.typepad.com/cs/2008/02/crowdfunding-a.html"><strong>crowdfunding</strong></a> &#8211; la raccolta fondi distribuita sulla &#8220;folla&#8221;, ovviamente sulla scia del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a>. In generale questa campagna ha visto un aumento degli small donors, dei piccoli donatori. Trainati da <strong>Obama</strong>, che vanta appunto un <strong>milione</strong> di donatori (di cui solo il <strong>3%</strong> con donazioni pari al massimo possibile, ovvero <strong>2.300$</strong>). Ma anche la <strong>Clinton</strong> può vantare <strong>225.000</strong> persone che hanno donato meno di <strong>200 $</strong>, laddove <strong>McCain</strong> solo 125.000. </p>
<p>(via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/02/la-persuasione.html">Paferrobyday</a>)</p>
<h3>Widget</h3>
<p>Tra i tanti widget che si propongono di tracciare il flusso dei finanziamenti di campagna, permettendo di embeddarli, ecco uno fresco fresco via <a href="http://www.maplight.org">MAPLight.org</a>, segnalato dal solito <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22390/daily_digest_bloomie_s_officially_out">techPrez</a>. Questo conta i soldi e non le persone :)</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=8,0,0,0" width="305" height="121" id="ticker5" align="middle"><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><param name="movie" value="http://data.maplight.org/sites/maplight.org/modules/map_fec/flash/c3.swf?widget_title=Funds+Raised&#038;show_names=full&#038;show_party=hide&#038;show_state=hide&#038;show_district=hide&#038;show_bars=show&#038;sort_by=party_dem&#038;candidates=P00003392%2CP80003338%2CP80002801&#038;color_title=#000000&#038;color_candidates=#46311c&#038;color_footnotes=#9c8363&#038;color_bars_democrat=#24679e&#038;color_bars_republican=#cd1229&#038;color_bars_independent=#2c6d40&#038;color_background_top=#fae9aa&#038;color_background_bottom=#ffffff&#038;color_background_chart=#ffffff&#038;code=56d7c549"></param><param name="quality" value="high"></param><param name="bgcolor" value="#ffffff"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://data.maplight.org/sites/maplight.org/modules/map_fec/flash/c3.swf?widget_title=Funds+Raised&#038;show_names=full&#038;show_party=hide&#038;show_state=hide&#038;show_district=hide&#038;show_bars=show&#038;sort_by=party_dem&#038;candidates=P00003392%2CP80003338%2CP80002801&#038;color_title=#000000&#038;color_candidates=#46311c&#038;color_footnotes=#9c8363&#038;color_bars_democrat=#24679e&#038;color_bars_republican=#cd1229&#038;color_bars_independent=#2c6d40&#038;color_background_top=#fae9aa&#038;color_background_bottom=#ffffff&#038;color_background_chart=#ffffff&#038;code=56d7c549" quality="high" bgcolor="#ffffff" width="305" height="121" name="ticker5" align="middle" wmode="transparent" allowScriptAccess="sameDomain" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></object></p>
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		<title>Geolocalizzare le ricerche dei candidati. Un progetto Google per le primarie Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 13:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[Geolocalizzare le ricerche dei candidati. Un progetto Google (geniale al 20%) per le primarie Usa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Robert Snedegar</strong>, come progetto 20% (è un metodo di lavoro ormai classico di Google: un 20% del tempo di lavoro dedicato ad un progetto personale e non necessariamente e gerarchicamente assegnato o business), s&#8217;è inventato una sorta di mash-up tra <strong>Google Trends</strong> (che traccia le ricerche) e <strong>Google Maps</strong> (il famoso servizio di mappe e geolocalizzione).</p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<a href="http://googleblog.blogspot.com/2008/02/searching-for-potomac-primaries.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/googlemap_trends_2.jpg" alt="Google Maps &#038; Trends. Le ricerche elettorali geolocalizzate per le primarie del Wisconsin" width="500" height="505" /></a>
	<div>Google Maps &#038; Trends. Le ricerche elettorali geolocalizzate per le primarie del Wisconsin. Queste sono le ricerche repubblicane</div>
</div>
<p>Ecco come lo <a href="http://googleblog.blogspot.com/2008/02/searching-for-potomac-primaries.html">spiega</a> lo stesso Robert: «The circles are proportional to the amounts of search terms that contained the name of a Democratic or Republican candidate. Of course, the data includes queries for both positive and negative keywords for each. From the data, we can see that Democratic candidates were searched more often in Madison, while Republican candidate queries were more widely dispersed throughout the state».</p>
<p>Geniale.</p>
<p>LINK: <a href="http://googleblog.blogspot.com/2008/02/searching-for-potomac-primaries.html">Official Google Blog: Searching for the Wisconsin primaries</a></p>
]]></content:encoded>
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