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	<title>Spindoc &#187; scienze politiche</title>
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	<description>Comunicazione politica d'origine controllata</description>
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		<title>Internet better life? La politica, pa e nuovi media</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet better life? A Firenze, politica, pa e nuovi media]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
Consulta il programma (<a href="http://www.toscanalab.it/programma-28-giugno/">primo</a> e <a href="http://www.toscanalab.it/programma-29-giugno/">secondo</a> giorno)</p></blockquote>
<p>Lunedì e martedì prossimo (il 28 e il 29 giugno) si terrà a Firenze la seconda edizione di <a href="http://www.toscanalab.it/">ToscanaLab</a> (presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana),  e ha come tema “Internet Better Life”, <a href="http://www.toscanalab.it/about/">ovvero</a>: &#8220;come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo&#8221;.</p>
<p>Si parlerà anche di politica, giornalismo e pubblica amministrazione: come cambiano all&#8217;impatto dei nuovi media &#8211; il martedì mattina in un workshop con <a href="http://www.sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a>, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto Belisario</a>, <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia Iacolare</a>, <a href="http://www.proformaweb.it">Dino Amenduni</a> e <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a> (e moderato da<a href="http://www.webgol.it"> Antonio Sofi</a>)</p>
<p><a href="http://www.toscanalab.it/"><img src="http://www.toscanalab.it/wp-content/themes/compositio/logo.png" width="450" alt="Toscana Lab" /></a></p>
<p>Qualche riga di presentazione: &#8220;La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po&#8217; più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell&#8217;agenda pubblica &#8211; per finire all&#8217;azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Political divide /2. Potè più Facebook che i siti (o blog)</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/10/political-divide-2-pote-piu-facebook-che-i-siti-o-i-blog/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 15:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il secondo approfondimento di una ricerca che prova a fotografare l'uso che i parlamentari italiani fanno dei media relazionali e di Internet. Destra, sinistra, centro divisi sugli strumenti utilizzati: pochi blog, molti siti, in crescita i social network (Facebook sopra tutti).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlamento20.jpg" alt="" title="" width="125" height="125" class="alignright size-full wp-image-1892" /><em>Come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori? Intorno a questa domanda ruota la ricerca sull&#8217;uso di internet da parte dei soggetti politici italiani, coordinata da <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> dell&#8217;Università La Sapienza. Di seguito il secondo approfondimento estratto dalla ricerca condotta ad Aprile 2009 sui 951 parlamentari, dopo il <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">primo pubblicato su Spindoc</a> qualche settimana fa, sui primi dati di contesto (la serie completa è sotto la categoria &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political divide</a>&#8220;.</em><br />
	LEGGI: La prima puntata (<a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">Political divide /1. Parlamentari alla prova del Web</a>); tutta la <a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">serie</a>; <a href="http://blog.stefanoepifani.it/cronache-universitarie/la-comunicazione-politica-nellera-dei-media-relazionali-unoccasione-perduta/">l&#8217;introduzione alla ricerca</a>, con gli obiettivi e le tre fasi (analisi quantitativa, di dettaglio e qualitativa);  l&#8217;articolo su <a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/2009/05/epifanisurepubblica.pdf">Affari e Finanza</a><br />
	ASCOLTA: l&#8217;intervista per <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/15/dallemiciclo-al-web-una-ricerca-sui-politici">Quinta di Copertina</a></p>
<p>Dopo esserci chiesti <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">quanti di essi fossero online</a> non potevamo non chiederci quali strumenti utilizzassero. Abbiamo cercato di tracciare – in un contesto senz’altro fluido ed in rapidissima evoluzione – le modalità di comunicazione dei nostri parlamentari, a partire dal tipo di strumenti utilizzati. Sono state quindi analizzate tre categorie di strumento:</p>
<ul>
<li><strong>Siti internet</strong> (Più o meno siti vetrina, sintomo e sinonimo di una comunicazione online spesso di tipo “tradizionale”, poco aperta al dialogo e poco orientata al Web 2.0);</li>
<li><strong>Blog personali</strong> (Comunicazione personalizzata, aggiornamenti periodici, interattività, apertura al web 2.0 &#8211; vera o presunta);</li>
<li><strong>Social network</strong> (la novità degli ultimi tempi, e la vera sorpresa di questa rilevazione: strumenti che hanno fatto registrare in alcuni casi una crescita rapidissima e fulminante)</li>
</ul>
<h3>Gli strumenti utilizzati: sito</h3>
<blockquote><p>Il 45% del totale degli eletti gestisce un sito, il 75% di quelli attivi in Rete.</p></blockquote>
<p>Come evidenziato dal grafico, ben il <strong>75% del totale dei Parlamentari attivi in rete</strong> gestisce un sito web. (Quelli attivi in Rete, ricordiamo, sono a loro volta più o meno il 60% del totale degli eletti, vedi <a href="http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/">prima puntata</a>; il che si traduce nel 45% sul totale dei 950 Parlamentari della XVI Legislatura). In altre parole: la stragrande maggioranza di chi è attivo in Rete e quasi <strong>la metà di chi è attualmente parlamentare ha un sito web</strong>. E&#8217; un dato in linea con le aspettative (basse) di partenza, ma che comunque dimostra la centralità (e per certi versi la &#8220;tradizionalità&#8221;) del sito web come strumento di comunicazione del politico con il suo elettorato (e spesso anche con gli organi di stampa).</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2067" style="width:513px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image001.png" alt="Grafico 1. Strumenti web utilizzati dai parlamentari" width="513" height="328" />
	<div>Grafico 1. Strumenti web utilizzati dai parlamentari</div>
</div>
<h3>Gli strumenti utilizzati: blog e social network</h3>
<blockquote><p>Il 62% dei parlamentari presenti in Rete ha un profilo più o meno attivo su un social network. Pochi i blog veri e propri.</p></blockquote>
<p> Sorprendente è, al contrario, la percentuale di parlamentari che utilizza i social network: <strong>il 62% dei 540 esponenti del Parlamento</strong> che sono presenti in rete ha attivato almeno un profilo personale su delle piattaforme di social networking oggetto di analisi (percentuale che diventa del 35% sul totale dei 950 Parlamentari in carica). Si tratta di un numero interessante, che evidenzia con chiarezza la rapida diffusione dei network sociali in rete. Deludente, invece, è il dato relativo all’utilizzo dei blog: <strong>soltanto il 13% dei Parlamentari in carica ha attivato e gestisce un blog</strong>, ossia il 23% del totale dei Parlamentari attivi on line.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2074" style="width:422px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image002.png" alt="Grafico 2. Quale social network usano i parlamentari italiani." width="422" height="285" />
	<div>Grafico 2. Quale social network usano i parlamentari italiani.</div>
</div>
<blockquote><p>Twitter non supera il 2% tra i parlamentari italiani. Facebook sfiora il 60%.</p></blockquote>
<p>Ma quali sono i social network più diffusi in parlamento? Facebook risulta essere di gran lunga quello con maggiore penetrazione, con una percentuale che sfiora addirittura il 60% del totale. YouTube raggiunge il 16%, LinkedIn non supera il 7%, preceduto da Flickr (9%) e seguito da MySpace (6%). Quest&#8217;ultimo è forse quello che più fa segnare la distanza tra &#8220;universo&#8221; dei parlamentari, e &#8220;universo&#8221; degli utenti in Rete (è secondo come diffusione dopo Facebook). Chiude la classifica Twitter, che non supera il 2%.</p>
<h3>Gli strumenti utilizzati, tra Camera e Senato</h3>
<p>Di seguito il dato disaggregato relativo all’utilizzo degli strumenti di comunicazione online da parte di deputati e senatori. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2076" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image003.png" alt="Grafico 3. Gli strumenti web utilizzati, tra Camera e Senato" width="454" height="346" />
	<div>Grafico 3. Gli strumenti web utilizzati, tra Camera e Senato</div>
</div>
<blockquote><p>Lo strumento blog non dà particolari differenze tra senatori e deputati: usato poco da entrambi.</p></blockquote>
<p>Tra i dati interessanti la differenza tra senatori e deputati attivi in rete quanto all&#8217;uso degli strumenti di social networking: il 39% a confronto di un 51% per i Deputati &#8211; probabilmente influisce la differenza anagrafica tra i due universi di riferimento. Interpretazione che la predilezione dei senatori per il più tradizionale sito tenderebbe a confermare. </p>
<h3>Gli strumenti utilizzati, per schieramento politico</h3>
<p>Oltre all&#8217;età, anche lo schieramento politico incide sulle modalità d’uso della rete. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2079" style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image004.png" alt="Grafico 4. Strumenti utilizzati per schieramento politico" width="454" height="301" />
	<div>Grafico 4. Strumenti utilizzati per schieramento politico</div>
</div>
<blockquote><p>Il centro-sinistra usa di più gli strumenti web</p></blockquote>
<p> Tra i due schieramenti le differenze diventano più consistenti se si prendono in considerazione le percentuali dei Parlamentari che utilizzano siti Internet e social network sul totale dei parlamentari in carica: in particolare, sul totale dei 376 parlamentari del centro-sinistra, il 46% ha un sito Internet e il 40% un profilo sui social network, rispetto al rispetto 39% e 32% dei 502 parlamentari di centro-destra. Anche i blog sono più &#8220;usati&#8221; dai parlamentari di centro-sinistra.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2081" style="width:510px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/06/image005.png" alt="Grafico 5. Percentuali d'uso di strumenti per schieramento" width="510" height="323" />
	<div>Grafico 5. Percentuali d'uso di strumenti per schieramento</div>
</div>
<p>Differenze consistenti sono rilevabili anche in riferimento ai parlamentari di centro attivi in rete. A tal proposito, essi limitano l’impegno on line all’attivazione di siti Internet &#8211; per l’80% del totale dei Deputati e Senatori di Centro presenti in rete (il 42% di tutti i Parlamentari dello schieramento) &#8211;  mentre soltanto il 49% utilizza almeno un social network (il 26% del totale dei Parlamentari di Centro) &#8211; con circa dieci punti percentuali in meno rispetto ai parlamentari di centro-sinistra e centro-destra, e, infine, il 18% gestisce un proprio blog.</p>
<p><em>(2/ continua. Nella prossima puntata: motivazioni e modalità d’uso)</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Voting advisor, piglia il partito che ti assomiglia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/27/1962/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 18:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto De Rosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'assistente di voto per indecisi più o meno cronici, sui partiti da votare alle prossime elezioni europee. Un progetto che nasce per promuovere la partecipazione politica consapevole, in una rete di altri siti "voting advisor" in giro per l'Europa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quale è il partito che più mi assomiglia? </p></blockquote>
<p>Chi votare? Quale è il partito che più corrisponde alle mie idee? Una domanda da un milione di dollari, su cui politica e comunicazione si potrebbero azzuffare per secoli. E su cui il web ha da tempo messo gli occhi &#8211; e i programmi. Cercando di proporre ai navigatori indecisi soluzioni per le proprie indecisioni di voto. </p>
<blockquote><p>Cabina Elettorale è un progetto che nasce come strumento educativo, per promuovere la partecipazione politica attiva e consapevole a livello europeo.</p></blockquote>
<p><a href="http://cabina-elettorale.it/">Cabina-Elettorale.it</a> è uno di questi progetti di &#8220;voting advisor&#8221;. Il sito &#8220;madre&#8221; ospitante di tutte le sperimentazioni europee è <a href="http://www.votematch.eu/">Vote Match</a>, con le versioni per Inghilterra, Germania, Spagna, Francia e Polonia – oltre l&#8217;Italia. Uno dei primi in Italia è stato &#8220;<a href="http://www.voisietequi.it/">Voi Siete Qui!</a>&#8220;, di Open Polis per le elezioni del 2008, anche se con finalità diverse. Spindoc ha segnalato, tra i tanti attivi prima e durante l&#8217;ultima campagna elettorale americana due altri progetti che più o meno andavano in tal senso: <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/22/quiz-elettorali-delle-primarie-usa-altre-due-proposte-dal-wall-street-journal-e-dal-washington-post/">Electoral Compass e Choose Your Candidate</a>; e <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/07/sei-asino-o-elefante-glassboot-aiuta-ma-non-basta/">GlassBooth</a>. </p>
<h3>Un&#8217;assistente di voto per le prossime europee</h3>
<p><a href="http://www.cabina-elettorale.it/"> Cabina Elettorale</a> si occupa delle prossime elezioni europee del 6 e 7 giugno. Rispetto a quello di Vote Match, che è pure il progetto-ombrello e che però fa riferimento ai gruppi parlamentari europei, Cabina Eletorale si occupa dei partiti nazionali. In pochi clic (il test dura mediamente meno di dieci minuti) compara le preferenze politiche dei partiti in lizza per il Parlamento Europeo con quelle dell’utente, fornendo a quest’ultimo un suggerimento di voto (vale a dire, il partito a lui programmaticamente più vicino). &#8220;L’assistente di voto&#8221; riconduce la politica alle sue basi, concentrando l’attenzione dell’utente sui contenuti della competizione politica. E in più riesce a farlo con un metodo divertente ed un linguaggio di facile comprensione.</p>
<div class="img alignleft size-medium wp-image-2004" style="width:300px;">
	<a href="http://www.cabina-elettorale.it/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/banner9-300x96.gif" alt="banner9" width="300" height="96" /></a>
	<div>Quale partito ti assomiglia di più?</div>
</div> </p>
<p>Un’apposita procedura automatizzata raffronta le risposte fornite da ciascun utente con le posizioni dei partiti in merito: in questo modo si può calcolare quanto vicine o distanti sono le proprie posizioni dalle linee politiche espresse dalle forze in campo. Con le <a href="http://www.cabina-elettorale.it/">parole degli autori</a>: &#8220;<em>Molte persone hanno già un’opinione consolidata sui vari argomenti politici, ma spesso non sanno quali posizioni assumono in merito i vari partiti, e in quale misura gli intenti delle forze politiche in campo coincidono con le proprie aspirazioni personali</em>&#8220;.</p>
<h3>La metodologia: quali sono le posizioni dei partiti?</h3>
<p>Uno dei problemi era capire quali fossero le posizioni dei partiti in merito ai quesiti scelti. A tal fine è stato inviato ai partiti un questionario composto di 50 domande, formulate in modo da consentire una risposta con &#8220;sì&#8221; o &#8220;no&#8221;. Il team redazionale ha successivamente selezionato tra queste le 25 domande che compongono il test online guardando principalmente a quei temi che maggiormente differenziano le varie forze in campo. Nel caso di risposte mancanti, le posizioni dei partiti sono state elaborate utilizzando fonti ufficiali (es. programmi, siti internet dei partiti, affermazioni di membri di spicco).</p>
<div class="img alignright size-full wp-image-2028" style="width:630px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/immagine-2.jpg" alt="Un esempio di domanda del test di Cabina Elettorale" width="630" height="614" />
	<div>Un esempio di domanda del test di Cabina Elettorale</div>
</div>
<h3>Voting advisor, una storia minima. L&#8217;Università di Tilburg e altre ricerche</h3>
<blockquote><p>Secondo alcune ricerche, tra i maggiormente &#8220;influenzabili&#8221; dai voting advisor, gli elettori più giovani, quelli poco interessati alla politica, quelli che cambiano spesso partito e soprattutto quelli che decidono il giorno stesso. Vedi riferimenti in <a href="http://www.politicaepartecipazione.org/pep/?page_id=32">questa pagina del progetto</a> </p></blockquote>
<p> Nel Giugno 2008, in occasione della conferenza <a href="http://www.bpb.de/themen/NL4E3C,0,0,Networking_European_Citizenship_Education_(NECE).html">NECE (Networking European Citizenship Education)</a> presso il Parlamento europeo di Strasburgo, il progetto &#8220;Cabina Elettorale Online&#8221; è stato presentato ufficialmente come “buona pratica” di educazione politica. Esistono però riscontri incoraggianti nei paesi in cui il <em>voting advisor</em> è da più tempo diffuso: Olanda e Germania.</p>
<p>Tra le tante condotte in questi anni, una ricerca estremamente interessante è quella di Voerman e Boogers, dell’Universitá di Tilburg: attraverso un sondaggio post-elettorale fra gli utenti di <a href="http://www.stemwijzer.nl/">StemWijzer</a> (tra i primi <em>voting advisor</em>), è risultato che una percentuale compresa fra il 5 ed il 10 percento degli utenti abbia spostato il suo voto per le elezioni parlamentari olandesi del 2002 in seguito al risultato del test (Boogers, Voerman e Andersson 2002). </p>
<p>Altre ricerche condotte sugli effetti dei voting advisor in questa <a href="http://www.politicaepartecipazione.org/pep/?page_id=32">pagina di Politica è Partecipazione</a>.</p>
<h3>Collaborazioni</h3>
<p>Il progetto Cabina Elettorale nasce dalla collaborazione fra l’Associazione di Promozione Sociale <a href="http://www.politicaepartecipazione.org">Politica è Partecipazione</a>, il <a href="http://www.dsp.uniroma1.it/index.php">Dipartimento di Studi Politici dell’Università Sapienza di Roma</a>  e l’<a href="http://www.t0.or.at/">Institut für neue Kulturtechnologien</a> di  Vienna. La veste grafica e le varie funzionalità riprendono quelle del sito originale austriaco <a href="http://www.wahlkabine.at/">www.wahlkabine.at</a>.</p>
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		<title>Political divide /1. Parlamentari alla prova del Web</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/05/21/political-divide-1-deputati-e-senatori-alla-prova-del-web/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 13:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo approfondimento su una ricerca che prova a fotografare l'uso che i parlamentari italiani fanno dei media relazionali e di Internet. Il 60% è online, ma non tutti lo usano veramente. I primi dati su camera di appartenenza, genere, schieramento partitico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/parlamento20.jpg" alt="" title="" width="125" height="125" class="alignright size-full wp-image-1892" /><em>Come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori? Intorno a questa domanda ruota la ricerca sull&#8217;uso di internet da parte dei soggetti politici italiani, coordinata da <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> dell&#8217;Università La Sapienza. Inizia oggi una serie di post settimanali su Spindoc, con analisi e i primi risultati. Questa è la prima puntata di una serie chiamata &#8220;<a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">Political divide</a>&#8220;.</em><br />
	LEGGI: tutta la <a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/">serie</a>; <a href="http://blog.stefanoepifani.it/cronache-universitarie/la-comunicazione-politica-nellera-dei-media-relazionali-unoccasione-perduta/">l&#8217;introduzione alla ricerca</a>, con gli obiettivi e le tre fasi (analisi quantitativa, di dettaglio e qualitativa);  l&#8217;articolo su <a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/2009/05/epifanisurepubblica.pdf">Affari e Finanza</a><br />
	ASCOLTA: l&#8217;intervista per <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/15/dallemiciclo-al-web-una-ricerca-sui-politici">Quinta di Copertina</a></p>
<h3>Una premessa sulla politica che comunica</h3>
<blockquote><p>Che la politica sia (anche) comunicazione, non ci piove &#8211; più o meno da Cicerone in poi. </p></blockquote>
<p> Che l&#8217;arte (o la tecnica) di stimolare, raccogliere, attivare, talvolta creare quasi da zero il consenso da parte di un soggetto politico abbisogni una più o meno intensa e programmata azione comunicativa, è cosa placida e non dibattuta. I problemi semmai iniziano quando dal &#8220;se comunicare&#8221; si passa al &#8220;come comunicare&#8221;, attraverso quale strumento e con che modalità. Soprattutto perché negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i contesti mediali, i campi giornalistici, le opzioni strategiche, i pubblici e i soggetti attivi nella competizione politica. </p>
<blockquote><p>Quando tutto sembra ormai tranquillo, ecco spuntare Internet, ed è di nuovo tutto complicato&#8230;</p></blockquote>
<p> E poi, quando tutto sembra definitivamente tarato sulla televisione, ecco comparire internet, e le tecnologie connettive che fanno oggi parlare di 2.0 o social web. E la politica deve affrontare la sfida delle nuove tecnologie digitali – come nuovo luogo in cui comunicare sé stessi, e soprattutto entrare in relazione con gli elettori. Dalle campagne elettorali premoderne a quelle postmoderne (passando per quelle moderne semplici, secondo la tripartizione della studiosa Norris) perde centralità la televisione, <em>king maker</em> per eccellenza fino ad oggi (fino ad Dean e soprattutto ad Obama) – e le strategie si fanno via via più complesse e crossmediali.</p>
<p><a href="http://www.spindoc.it/category/spindoc/political-divide/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/themes/tma/images/latest/politicaldivide01.jpg" alt="null" /></a></p>
<h3>Come usano la Rete i politici italiani?</h3>
<blockquote><p>Le prime due fasi della ricerca (analisi quantitativa, nella quale è stata rilevata la presenza online, e di dettaglio, nella quale si è rilevata l’attività) sono terminate, e ci si appresta ad erogare la fase qualitativa, con interviste e focus group ai politici.</p></blockquote>
<p> Al di là delle premesse e delle teorie, finora non sono state molte le ricerche e analisi (che non fossero eminentemente <em>nasologiche</em>) sull&#8217;uso del web 2.0 da parte dei politici italiani. C&#8217;è soprattutto una ragione di tempistiche. Il velocissimo diffondersi di un certo web sociale (per esempio sull&#8217;onda propulsiva e popolarizzante di un social network come Facebook) ha portato molti politici italiani e parlamentari ad usare Internet nella sua versione più sociale. Catapultati sulla Rete, così come molti altri &#8220;semplici&#8221; cittadini, a sperimentare in vivo pregi e difetti della comunicazione disintermediata, e delle conversazioni. Questa ricerca è un percorso finalizzato a fotografare – attraverso una analisi a tre fasi – le attività on-line dei politici italiani, partendo dai <strong>deputati eletti nella attuale legislatura</strong>. Obiettivo più puntuale è verificare se e come essi utilizzino gli strumenti di comunicazione online per mantenere vivo il rapporto con il loro collegio e con i propri elettori. </p>
<h3>I primi dati della ricerca. La presenza online dei politici</h3>
<div class="img alignright size-full wp-image-1919" style="width:344px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/image002.png" alt="Grafico 1. La presenza in Rete dei 952 parlamentari italiani (dato rilevato Aprile 2009)" width="344" height="188" />
	<div>Grafico 1. La presenza in Rete dei 952 parlamentari italiani (dato rilevato Aprile 2009)</div>
</div>
<p>Ecco i primi dati. La rilevazione è stata effettuata nel mese di Aprile 2009: su <strong>952 parlamentari 573 sono presenti in rete</strong> attraverso almeno uno strumento di comunicazione tra quelli presi in considerazione (siti internet, blog, principali social network), vale a dire il <strong>60% del totale</strong>.</p>
<p>Un dato apparentemente incoraggiante che va però confrontato con quelli relativi all’attività effettivamente riscontrata. Se il 60% dei soggetti ha attivato uno strumento di comunicazione online, di questi <strong>quasi un terzo – infatti – lo ha soltanto attivato</strong>, nel senso che non lo usa affatto (come vedremo prossimamente in dettaglio).</p>
<h3>Deputati o senatori e uomini e donne</h3>
<p>Separando il dato dei deputati da quello dei senatori, emerge come i primi siano più attivi, con una percentuale di penetrazione del <strong>63% contro quella del 56% dei senatori</strong>. Una differenza di 7 punti che è probabilmente riferibile al dato anagrafico e che diviene ancora più significativa andando ad analizzare la tipologia di attività: il sito internet “tradizionale” è lo strumento più utilizzato dai senatori, che solo nel <strong>39% dei casi (dato naturalmente riferito ai soli attori attivi) sono presenti su almeno un social network</strong>, contro il <strong>51% dei deputati</strong>.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1932" style="width:654px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/image005.png" alt="Grafico 2. La presenza online divisa per camera d'appartenenza e genere (dati rilevati ad aprile 2009)" width="654" height="491" />
	<div>Grafico 2. La presenza online divisa per camera d'appartenenza e genere (dati rilevati ad aprile 2009)</div>
</div>
<p>Dai dati si evince come esistano delle differenze rilevabili anche tra i parlamentari uomini e donne. La ricerca ha messo in luce come siano  i parlamentari di sesso femminile i più sensibili al richiamo del Web, anche se di poco: <strong>la percentuale di attività in rete raggiunge il 62% del totale dei politici di sesso femminile</strong>, rispetto al <strong>60% dei parlamentari uomini</strong>. Anche in questo caso il divario sale a <strong>8 punti percentuali se si considerano i soli social network</strong>, percentualmente quindi più presidiati dalle parlamentari donne.</p>
<h3>Presenze online divise per schieramento</h3>
<p>Ancora più interessanti i dati relativi agli schieramenti politici. I parlamentari del centrosinistra sembrano sfruttare di più gli strumenti di comunicazione online. In particolare, il <strong>68% di tutti i politici di Partito Democratico e Italia dei Valori</strong> gestiscono almeno uno strumento di comunicazione on line, a fronte del <strong>55% di tutti i politici della maggioranza</strong>. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-1928" style="width:774px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/image003.png" alt="Grafico 3. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)" width="774" height="487" />
	<div>Grafico 3. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)</div>
</div>
<p><br/><br/>Per il centrosinistra la percentuale di <strong>deputati presenti in rete raggiunge addirittura il 71%, mentre quella dei senatori arriva al 63%</strong>; per lo schieramento di centrodestra, invece, <strong>i deputati attivi on line sono il 58% e i senatori superano appena il 50%</strong>. Poco incoraggiante anche la presenza in rete dei politici di altri schieramenti: i rappresentanti di Camera e Senato di <strong>UDC e Gruppo Misto si fermano ad un modesto 54%, con i senatori addirittura al 44%</strong>.</p>
<p><em>(1/ continua. Nella prossima puntata: strumenti utilizzati e modalità d&#8217;uso)</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Come si elegge un presidente USA? Una spiegazione in video.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/21/come-si-elegge-un-presidente-usa-una-spiegazione-in-video/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 13:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[scienze politiche]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi elettorali]]></category>
		<category><![CDATA[election]]></category>
		<category><![CDATA[president]]></category>
		<category><![CDATA[usa08]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si elegge un presidente USA? Una spiegazione in video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ok_VQ8I7g6I&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ok_VQ8I7g6I&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Un video molto ben fatto che sta girando molto, e che spiega <em>in plain english</em>, il sistema elettorale che governa l&#8217;elezione del presidente degli Stati Uniti. Via <a href="http://www.commoncraft.com/">Commoncraft</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Da Rove a Axelrod. Cosa sono gli spin doctor oggi?</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/20/da-rove-a-axelrod-cosa-sono-gli-spin-doctor-oggi/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 12:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Diletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Issues e strategie]]></category>
		<category><![CDATA[John McCain]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza politica]]></category>
		<category><![CDATA[coverage]]></category>
		<category><![CDATA[discorsi e dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[scienze politiche]]></category>
		<category><![CDATA[temi e programmi]]></category>
		<category><![CDATA[Axelrod]]></category>
		<category><![CDATA[Plouffe]]></category>
		<category><![CDATA[Rove]]></category>
		<category><![CDATA[Schmidt]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Karl Rove in poi è un'altra musica, tra i consulenti politici USA. E con le nuove star (gli obamiani Axelrod e Plouffe e il repubblicano Schmidt) gli spin doctor diventano il legame tra ideologia e comunicazione - vecchio e nuovo delle politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Di seguito una riflessione sullo stato dell'arte degli spin doctor di <strong>Mattia Diletti</strong>, che insieme agli amici di <a href="http://blogamerica2008.blogspot.com/">America2008</a>, sta seguendo fin dall'inizio e con appassionata competenza la campagna elettorale USA in corso. Buona lettura, as]<br />
</em></p>
<blockquote><p>Chi sono gli <em>spin doctor</em> oggi, elezioni USA 2008? E cosa sono diventati? </p></blockquote>
<p> Nell’album delle figurine di questa campagna del 2008 &#8211; mai così tante facce nuove in un colpo solo &#8211; sono apparsi in qualità di eroi <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Plouffe">David Plouffe</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Axelrod_(political_consultant)">David Axelrod</a></strong>, i due consulenti di Obama. Il secondo si è formato con lui nella scuola politica di Chicago, la patria delle political machine americane del voto di scambio e dei colpi bassi (un bel ritratto del <a href="http://www.nytimes.com/2007/04/01/magazine/01axelrod.t.html">New York Times</a>). David Plouffe, invece, è stato definito da The New Republic il “comandante in capo dell’esercito dei nerd”. Sul fronte repubblicano si è affermato un allievo di Karl Rove, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Schmidt">Steve Schmidt</a></strong>, il più giovane dei tre. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-1250" style="width:465px;">
	<a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/07/21/080721fa_fact_lizza"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/obama-new-yorker.jpg" alt="" width="465" height="358" /></a>
	<div>Barack Obama a Chicago, in una foto tratta dal reportage 'Making It. How Chicago shaped Obama' del New Yorker</div>
</div>
<p><em>Per chi vuole approfondire, il <em>New Yorker</em> fornisce una storia dell’incontro tra Axelrod e Obama a Chicago, narrata nelle pieghe di un <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/07/21/080721fa_fact_lizza">bellissimo reportage sulla formazione politica di Obama in Illinois</a> (tanto per dare il tono della città: <strong>John F. Kennedy</strong> divenne presidente solo grazie ai brogli dell’immarcescibile sindaco Daley, padre dell’attuale primo cittadino e capace di far votare anche i morti). </em></p>
<h3>L&#8217;emersione della consulenza politica. Tesi, antitesi e sintesi.</h3>
<blockquote><p>Prima di Karl Rove, l’ultimo terremoto era stato registrato nel 1992 grazie ai “ragazzi” della War Room di Bill Clinton &#8211; <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Stephanopoulos">George Stephanopoulos</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/James_Carville">James Carville</a></strong> &#8211; che potete osservare all’opera nel fenomenale documentario di <strong>Allen Pennebaker</strong> “<a href="http://www.imdb.com/title/tt0108515/">War Room</a>”.</p></blockquote>
<p> In realtà, anche se ci ricorderemo di queste elezioni per la trasformazione di Obama in figura politica nazionale e per i modi nuovi di organizzare la campagna elettorale &#8211; soprattutto attraverso i metodi che la Rete mette a disposizione – il prima e il dopo della storia degli <em>spin doctor</em> sarà segnato e raccontato a partire dalla figura di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karl_Rove">Karl Rove</a></strong>, con i quali sia Plouffe che Axelrod hanno fatto i conti per organizzare il proprio “working plan”. </p>
<p>	Nella comunicazione politica si è osservata spesso l’affermazione dello spin doctor e della figura dei political consultant come una tappa del processo di modernizzazione della politica e delle sue modalità di organizzazione. Per alcuni un elemento di progresso (il giusto abbandono delle strutture di partito, burocratiche e ideologiche, a favore di una maggiore professionalità settoriale), per altri la costruzione di un modello effimero di relazione tra cittadino e classe politica, quest’ultima impegnata a costruire il proprio consenso a prescindere da progetti e sostanza attraverso l’utilizzo di maghi e incantatori.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1264" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/karl_rove.jpg" alt="" width="500" height="393" />
	<div>Karl Rove, mitologico consulente repubblicano</div>
</div>
<h3>Karl Rove, il papà putativo dei new consultant</h3>
<blockquote><p>Karl Rove, infatti, ha sempre sostenuto che in politica le grandi idee vengono prima di tutto. Sia lui che <strong>Newt Gingrich</strong>, un’altra mente del partito repubblicano, sono soliti citare il detto della Thatcher &#8220;<em>You have to win the argument before you win the vote</em>.&#8221; </p></blockquote>
<p>In realtà figure come quelle di Karl Rove (e anche Plouffe e Axelrod) rappresentano profili che superano questa contrapposizione. Si tratta di <strong>“quadri politici” professionali di ultima generazione</strong> – insieme professionisti e militanti ferocemente schierati, anche se negli Usa questo non è una novità &#8211; coscienti di quanto contino i fondamentali della politica nel lavoro dello spin doctor. </p>
<p>Operano tenendo a mente <strong>il peso preponderante di ideologia, identità e organizzazione</strong> (gli arnesi tradizionali della politica). Karl Rove è stato fenomenale nella costruzione del messaggio, della sua unificazione, nella demolizione dell’avversario, nel <em>microtargeting</em> dei gruppi elettorali degli stati in bilico delle elezioni presidenziali del 2004; al tempo stesso Rove era ossessionato dalla storia politica, dai processi di lungo periodo, culturali, economici, demografici. La tecnica della comunicazione quotidiana che si intreccia con i grandi fenomeni e le grandi idee (a partire dalla religione) grazie alle quali gli uomini organizzano le proprie comunità. </p>
<h3>I due stregoni di Obama, e il messaggio non-più-liberal formato Web</h3>
<blockquote><p>Il viral marketing di Obama, dai videogiochi all&#8217;arte.</p></blockquote>
<p> In fondo i due stregoni di Obama hanno utilizzato strategie nuove – l’incredibile <em>viral marketing </em>che ha accompagnato la diffusione dell’icona di Obama, dai videogiochi all’arte – avendo compreso i cambiamenti strutturali che stanno attraversando gli Stati uniti, e avendo intuito quanto questi possano fornire un’importante finestra di opportunità per la promozione di un punto di vista “liberal”. L’organizzazione della famosa mobilitazione del voto giovanile mostra che essi hanno afferrato come la “<em>millenial generation</em>” sia particolarmente minacciata dalle politiche dell’amministrazione conservatrice e dalla recessione economica. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/R92Fg5sznLQ&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/R92Fg5sznLQ&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
<em>Uno degli ultimi video di David Plouffe, campaign strategist di Obama</em></p>
<p>	I <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=david+plouffe&#038;search=Cerca">famosi video di David Plouffe</a>, nei quali illustra le strategie della campagna di Obama rivolgendosi direttamente ai democratici mobilitati in campagna elettorale, sono stati definiti da un giornalista – <strong>Martino Mazzonis</strong> – come “un tipico esempio di relazione (quasi vecchio stampo) di un quadro nazionale ai quadri locali, aggiornata però al XXI secolo”. </p>
<h3>Repackaging, e una nuova narrazione collettiva</h3>
<blockquote><p>Nuove e vecchio, a braccetto (strategico) insieme.</p></blockquote>
<p> E’ una novità negli strumenti, nella modalità, ma ha effettivamente qualcosa di antico. Questo antico è ancora più determinante oggi che la realtà non è contenibile in nessuna narrazione pre-costituita. La crisi economica costringe a “vendere” prodotti di qualità, merce costruita con serietà, una <strong>nuova narrazione collettiva</strong> dopo quella liberal-conservatrice arrivata al capolinea: per fare questo i democratici ricorrono a metodologie innovative, ricostruendo però un messaggio politico che gli appartiene da 100 anni. Un’opera riuscita di <em>repackaging</em> della propria cultura politica, che fa da bussola per orientarsi in tempi difficili. </p>
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		<title>Media digitali e mobilitazione politica. Un seminario in Danimarca</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/09/24/media-digitali-e-mobilitazione-politica-un-seminario-in-danimarca/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[scienze politiche]]></category>
		<category><![CDATA[web campaigns]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[seminario]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Media digitali e mobilitazione politica. Un seminario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="img alignright" style="width:250px;">
	<img src="http://peoplesgeography.files.wordpress.com/2007/06/ben-digital-divide.jpg" alt="" width="250" height="450" />
	<div>Libertà e regimi repressivi: il ruolo delle nuove tecnologie digitali. 11 e 12 Novembre, Roskilde University</div>
</div>
<p>L&#8217;11 e il 12 Novembre si terrà presso la <a href="http://www.ruc.dk/ruc_en/">Roskilde University</a> il seminario: <strong>Digital media, civic engagement and political mobilization in repressive regimes</strong></p>
<p><strong>Organizzatori</strong>: The Institute for Society and Globalization (RUC) in cooperazione con Research School for International Development Studies (RUC) e il Danish Institute for Human Rights (IMR/DIIS). </p>
<p>Si possono ancora inviare dei saggi e dei contributi per potervi partecipare.</p>
<p><strong>Lo scopo del seminario</strong> è di condivider, promuovere, e facilitare la ricerca accademica sull&#8217;ambito dei media digitali e dei loro rapporti con la sfera pubblica in regimi repressivi. Ci sono <strong>due temi fondamentali</strong> su cui si sviluppano gli studi in questo settore:<br />
- il modo in cui si usano i media digitali per promuovere un attivismo politico e sociale all&#8217;interno di regimi repressivi e<br />
- il modo in cui i regimi repressivi usano i media digitali per influenzare controllare o censurare la sfera pubblica.</p>
<p>In particolare il seminario si concentrerà su <strong>tre aree</strong>:</p>
<p> (a) <strong>Aspetti metodologici</strong> — dati e studi che aiutino a chiarire il ruolo dell&#8217;attivismo su internet in relazione alle scienze sociali, in particolare rispetto alla relazione con le teorie della sfera pubblica e dei movimenti sociali;<br />
(b) <strong>Il pensiero europeo classico</strong> sulla spera pubblica, che sarà rianalizzato alla luce di nuovi dati concetti e approcci alla comprensione della sfera pubblica in relazione ai media digitali in regimi repressivi;<br />
(c) Come <strong>parte più rivolta alla pratica</strong> del seminario ci sarà una particolare attenzione alla mobilitazione per il cambiamento politico attraverso le <strong>tecnologia digitali</strong> di Rete.</p>
<p>Per proporre un saggio, registrarsi al seminario e ulteriori informazioni contattare:</p>
<p>Caroline Nellemann, caroline.nellemann[chiocciola]gmail.com<br />
Ole Bruun, obruun[chiocciola]ruc.dk</p>
<p>Per visualizzare <a href="http://www.ruc.dk/isg/nyheder/30082200/description_and_program/">programma del seminario</a><br />
Per ulteriori <a href="http://www.ruc.dk/isg/nyheder/30082200/">informazioni</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>European Citizenship and Politics of Culture. Summer school a Venezia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/09/17/european-citizenship-and-politics-of-culture-summer-school-a-venezia/</link>
		<comments>http://www.spindoc.it/2008/09/17/european-citizenship-and-politics-of-culture-summer-school-a-venezia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 20:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[scienze politiche]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[summer school]]></category>

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		<description><![CDATA[La SEC organizza una Summer School sulla cultura politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> Summer school della SEC a Venezia: &#8220;European Citizenship and Politics of Culture&#8221;</p></blockquote>
<p>Inizia, con questa segnalazione, una rubrica periodica sugli eventi di maggiore interesse intorno ai temi cari a Spindoc; alle sue sfere di interesse: politica, comunicazione, nuovi media.</p>
<div class="img " style="width:461px;">
	<a href="http://www.societaeuropeacultura.it/eventi.asp?IDEvento=107"><img src="http://www.societaeuropeacultura.it/img/header_cntr.gif" alt="" width="461" height="130" /></a>
	<div>La Società Europea di cultura organizza una Summer School a Venezia</div>
</div>
<p>Questa volta, tuttavia, ci fa piacere segnalare la <strong>Summer School</strong> della SEC (<a href="http://www.societaeuropeacultura.it/index.asp?lang=en">Società eEuropea di Cultura</a>) dal titolo: &#8220;<strong>European Citizenship and Politics of Culture</strong>&#8220;. Si terrà a Venezia dal  	29/09/2008 al 04/10/2008.</p>
<p>Per <strong>ulteriori informazioni</strong> si può visitare direttamente la pagina della Sec dedicata alla <a href="http://www.societaeuropeacultura.it/eventi.asp?IDEvento=107">Summer School</a><br />
oppure scrivere a <strong>info [chiocciola] societaeuropeacultura.it</strong></p>
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		<title>Sintomer: «Troppa specializzazione nella politica»</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 14:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SpinDoc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro chiacchiere con Yves Sintomer, politologo all'Université di Paris: «Ci vuole più flessibilità per affronare la complessità del mondo moderno»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Yves Sintomer è professore universitario presso il dipartimento di scienze politiche dell&#8217;Université di Paris 8. Dal settembre 2006 è vice direttore del Centro Marc Bloch (Berlino). Collabora con la rivista Mouvements e con le Edizioni La Découverte</p></blockquote>
<p>La XIX edizione &#8220;<a href="http://www.galileonet.it/agenda/10072/sulla-democrazia">Incontri Europei ad Amalfi</a>&#8221; quest&#8217;anno ha scelto come tema &#8220;<strong>Sulla democrazia. Realtà e immagini nel mondo contemporaneo</strong>&#8221; e ha portato sulla costiera importanti sociologi e studiosi.</p>
<p>Abbiamo approfittato dell&#8217;occasione &#8211; e di qualche minuto della serata conclusiva &#8211; per continuare una chiacchierata iniziata con <strong><a href="http://www.sintomer.net/">Yves Sintomer</a></strong> e farla evolvere in una intervista condotta in un perfetto italiano. </p>
<p>Paziente, garbato, preparato sulla politica italiana tanto da far tentennare alcuni dei presenti (noi per primi) eppure straordinariamente disponibile al dialogo che porta avanti in una equilibrata mistura di curiosità e ironia. Potremmo definirlo 2.0, ma non sappiamo se approverebbe.</p>
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	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/06/yves.jpg" alt="Yves Sintomer ad Amalfi" width="500" height="375" />
	<div>Yves Sintomer ad Amalfi</div>
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<p><strong>Prima domanda quasi inevitabile: attualmente come viene vista l&#8217;Italia dai francesi e dai tedeschi?</strong></p>
<p>Nell&#8217;ambito del rapporto tra l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, e di una sensazione diffusa di un declino del paese, il ritorno di Berlusconi ha significato una perdita di credibilità per l&#8217;Italia. Come <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Sarkozy">Nicolas Sarkozy</a></strong> in Francia, Berlusconi non appare come una persona affidabile. E se Sarkozy sembra poco affidabile, Berlusconi trasmette addirittura un&#8217;impressione di pericolosità.</p>
<p><strong>In Francia, invece? Soprattutto dopo il confronto elettorale Sarkozy-Royal e la vittoria del primo&#8230;</strong></p>
<p>Il confronto tra <strong>Ségolene Royal</strong> e Sarkozy è stato un avvenimento molto importante, ma ha rappresentato più uno scontro di persone piuttosto che di ideologie e stili politici. Ci racconta anche del target elettorale di Sarkozy, che è stato votato da un elettorato maschile bianco, e della convinzione che l&#8217;effetto personalizzazione non durerà in Francia perché da alcuni mesi l&#8217;attenzione ai temi personali si sta rivoltando contro Sarkozy, sebbene all&#8217;inizio gli abbia portato una certa popolarità.</p>
<p><strong>Il contrario della politica personale, è forse la politica più fortemente partecipata. Cosa ne pensa delle <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/24/nava.shtml">giurie cittadine</a> suggerite da Segolene Royal quando è stata candidata contro Sarkozy nel 2007 come primo ministro francese? Come presidente del consiglio della regione Poitou-Charentes, che guida dal 2004, sta cercando di sperimentare modelli di una <a href="http://www.poitou-charentes.fr/fr/exergue/forums-participatifs/index.dml">democrazia maggiormente partecipativa</a> &#8211; anche forse in vista della candidatura a segretario del <a href="http://www.parti-socialiste.fr">partito socialista</a> opposta a quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bertrand_Delano%C3%AB">Bertrand Delanoë</a>, sindaco di Parigi.</strong></p>
<p>Sebbene il dibattito Ségolene-Delanoë non appassioni, le giurie cittadine suggerite da Ségolene sono un bel passo avanti nell&#8217;acquisizione di una maggiore prossimità dei cittadini alla politica, per quanto rappresentino un campione non rappresentativo, selezionato casualmente. 500 persone è rappresentatività, 30 è diversità ma non si può parlare di rappresentatività statistica.</p>
<p><strong>Una curiosità più accademica: di cosa si sta occupando in questo momento?</strong></p>
<p>L&#8217;utopia dell&#8217;azione zero: in alcuni contesti è meglio avere specializzazione meno ampia per affrontare la complessità del mondo moderno. Riguardo a molti temi politici la specializzazione porta ai governi tecnici, dove cioè le cose sono decise dagli specialisti. Ma come la scienza non è solo degli scienziati, ma è frutto di una cooperazione, questo è altrettanto vero per i politici. </p>
<p><strong>In un certo senso, però, questa deriva di specializzazione è figlia della rappresentatività&#8230;</strong></p>
<p>In un certo senso sì. Ci possiamo chiedere se una rappresentatività possa effettivamente prendere decisioni strutturali. Nel caso delle assemblee cittadine i suoi componenti sono coinvolti in un dibattito più allargato, sebbene si siano ascoltati anche numerosi esperti. Non penso al momento che un&#8217;assemblea possa decidere da sola su argomenti generali, o possa fare una proposta per una legge generale nella condizione attuale della democrazia.</p>
<p><strong>Un libro da consigliarci?</strong></p>
<p>La <a href="http://www.amazon.fr/haine-d%C3%A9mocratie-Jacques-Ranci%C3%A8re/dp/2913372481">haine de la démocratie</a> di Jacques Rancière (disponibile anche nella versione italiana &#8220;<a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888944628.html">l&#8217;odio per la democrazia</a>&#8220;)</p>
<p><em>(intervista a cura di Simone De Bellis e Valentina Porcu)<br />
</em></p>
<p><font size="-2">Nb: se avete appuntamenti da suggerirci o libri da consigliarci scrivete a <a href="mailto:info@spindoc.it">info@spindoc.it</a></font></p>
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