Hillary Clinton vince nelle conference call (lunghe, collaborative e laboriose), ma perde nell’agenda degli appuntamenti – fornita sempre all’ultimo minuto. Due riflessioni sugli strumenti di campaigning rivolti al rapporto con i media.
Scandali e politica a braccetto negli USA. Il caso Eliot Spitzer, governatore di New York e superdelegato. Tra inchieste federali e pubbliche vergogne, con il rischio che l’onda lunga piombi anche sulle primarie.
Obama ringrazia l’autore di un manifesto a lui dedicato. Regole d’ingaggio 2.0 con la creatività che viaggia in Rete.
La bambina di otto anni nello spot di Hillary, beh: ora ha diciotto anni e supporta Obama…
Obama vince le primarie su Wikipedia. A febbraio quasi la pagina più vista in assoluto (poi McCain, staccata Hillary)
Hillary vince. Obama non perde. Si rischia di andare per le lunghe. A colpi di spin matematici e ennesime rimonte non impossibili. E alla fine, tra i due litiganti, il terzo potrebbe goderne. Senza merito.
La nazione è in pericolo. Ci sono tre minuti di tempo per comunicare la notizia al presidente, che ha solo quattro minuti per agire. Chi vorresti che ci fosse all’altro capo del telefono?
Una mini-guida al secondo big tuesday delle primarie Usa (si sta votando in quattro stati: Texas, Ohio, Vermont e Rhode Island). Hillary rimonta ma forse non basta. Delegati, sondaggi, speranze, opinioni.
Il grassroots di Obama. La campagna online è anche organizzazione.
Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget per visualizzare chi raccoglie più donazioni.
Tutto è cominciato con la dichiarazione del premio Nobel novantenne Doris Lessing. Che dichiarò qualche settimana fa di essere sicura che, una volta eletto presidente, Obama sarà assassinato. E c’è chi fa paragoni con JFK…
La campagna di Barack Obama supera il milione di sostenitori. Parlando di persone e non di soldi.
Walter ti ama e le biciclette di Obama e Clinton. Grassroots divertente e surreale.
Quanto contano le voci in politica? Il sito Drudge Report pubblica le foto di Barack Obama con il costume tipico del Kenya ed alcune cose buffe accadono – tra smentite che non smentiscono, pregiudizi e boomerang comunicativi.
Con un giro di affari superiore ai 50 milioni di dollari, il mercato delle scommesse sui candidati è uno degli indici più usati per capire come sta andando il race elettorale.
Quello della Clinton sembra il logo di un quotidiano degli anni ’80, quello di McCain di un venditore di auto usate (ma affidabile), Quello di Obama è un allegro sole nascente, tutto “O” e quasi palindromo. Analisi comparativa della grafica dei logo Usa.
Mentre in Italia assistiamo alla “telenovela della politica”, gli americani trasformano la politica in soap opera. La famiglia Ortiz, pro Obama, a caccia dell’elettorato ispanico.
Lo spettacoloso marchingegno crossmediale del New York Times per leggere in modo interattivo e approfondimento i dibattiti elettorali. Da provare.
Il tallone d’achille di Barack Obama? Essere – sotto sotto – troppo di sinistra. Così dice Karl Rove. Hillary Clinton potrebbe approfittarne.
Ci vedete benissimo: questa qui sopra è in effetti una pubblicità di Barack Obama for President su Politico.com, il sito di informazione politica che è diventato, in un anno, un punto di riferimento irrinunciabile per chiunque segua la politica americana…