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	<title>Spindoc &#187; Elezioni Presidenziali</title>
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		<title>Post Pdf. Cosa rimane dopo Barcellona</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 21:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutto esaurito per la prima edizione europea del Personal Democracy Forum, su tecnologia e politica e su come l'una cambia l'altra (e viceversa). Risorse e link per tutti i contenuti, dall'audio degli interventi ai tweet dei partecipanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tutto esaurito per la prima edizione europea del Pdf, svoltasi la scorsa settimana dentro la Torre Agbar a Barcellona. </p></blockquote>
<p>La scorsa settimana si sono spenti i riflettori sulla <a href="http://personaldemocracy.com/personal-democracy-forum-europe">prima edizione europea</a> del <a href="http://personaldemocracy.com">Personal Democracy Forum</a> (organizzazione dalle molteplici attività intorno al modo e ai modi in cui la tecnologia cambia la politica). Si è tenuta a Barcellona, nella splendida <a href="http://www.torreagbar.com/home.asp">Torre Agbar</a> (che gli autoctoni chiamano <em>el consolador</em> per evidenti ragioni falliche). Una <em>main hall</em> strapiena e due salette al 14esimo piano per le sessioni parallele del pomeriggio &#8211; quelle dedicate a discutere con più agio e verticalità tematica dei temi (dal campaignign all&#8217;e-government passando per l&#8217;attivismo digitale): tutti esauriti i posti disponibili. </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/38686125@N07/4127860906/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2503/4127860906_433c67dca7.jpg" alt="Pdf Europa, Barcelona. Photo by Chesta52" /></a></p>
<p>Contenti della partecipazione gli organizzatori storici della conferenza newyorkese, <strong>Andrew Raisej</strong> e <strong>Micah Sifry</strong> e il partner europeo <strong>Marc Lopez</strong>, giovane politico e imprenditore). Il prossimo appuntamento è a giugno del prossimo anno per il tradizionale appuntamento a New York, a meno di format diversi (più piccoli, o nazionali, o tagliati verticalmente su temi specifici) nei prossimi mesi ancora in Europa.</p>
<p>Intanto, per chi vuole recuperare alcuni dei contenuti della due giorni dedicata all&#8217;intricato rapporto tra politica e Rete, di seguito una piccola – certamente incompleta ma ragionata – guida alle risorse recuperabili online. Nei prossimi giorni altri materiali, su Spindoc.</p>
<h3>Podcast audio degli interventi, su CivicoLive</h3>
<blockquote><p>I podcast di tutte le sessioni e le discussioni, liberamente scaricabili: su <a href="http://civicolive.com/pdfeu/">Civico Live</a>. </p></blockquote>
<p>Civico Live ha coperto l&#8217;intero programma dei due giorni, con diretta live e registrazioni audio delle sessioni parallele disponibili dopo poche ore online. Di fatto sono interamente ascoltabili tutti gli interventi e le discussioni &#8211; divise ordinatamente per <a href="http://civicolive.com/pdfeu/day-one/">giorno uno</a> e <a href="http://civicolive.com/pdfeu/day-two/">giorno due</a>. </p>
<p>Peraltro, i ragazzi di Civico Live, in alcuni casi hanno predisposto anche un liveblogging vero e proprio &#8211; e quasi sempre un aggiornamento veloce dei sound bytes su Twitter &#8211; sulla <a href="http://civicolive.com/pdfeu/">pagina dedicata al Pdf Europe</a> ci sono ancora molti materiali grezzi, di live coverage, da riguardare.</p>
<h3>Twitter, friendfeed e hastag vari</h3>
<blockquote><p>Twitter il servizio più usato per il live coverage della conferenza: l&#8217;hashtag era <a href="http://twitter.com/#search?q=pdfeu">#pdfeu</a></p></blockquote>
<p>A proposito di live coverage, Twitter è ormai lo standard per raccontare in diretta eventi di questo tipo. Da tempo è convenzione l&#8217;uso di hashtag che hanno la funzione di aggregare dal basso, folksonomicamente, i contenuti prodotti dentro i social media (e spesso anche trasversalmente ai singoli servizi di social network). </p>
<p><a href="http://trendsmap.com/topic/%23pdfeu"><img src="http://img.skitch.com/20091121-g2jbsasx784pftq5krtp571245.jpg" alt="Hashtag Pdfeu, via trendsmap, via Civico" /></a></p>
<p>La conferenza, nonostante alcuni fastidiosi problemi alla rete wireless specie nel primo giorno, è stata molto raccontata attraverso brevi e frequenti tweet da parte della platea, che estrapolava <em>sound bytes</em> dei passaggi più interessanti della discussione. </p>
<p>I tweet più interessanti erano spesso a loro volta erano replicati dal più ampio network collegato a chi era in sala, e si arricchiva dei commenti ulteriori: <strong><a href="http://twitter.com/#search?q=pdfeu">#pdfeu</a></strong> (questo era l&#8217;hashtag della conferenza) è stato per due giorni tra quelli più usati su Twitter. </p>
<ul>Controlla anche friendfeed, l&#8217;<a href="http://friendfeed.com/search?q=pdfeu">hashtag è sempre lo stesso</a> e <a href="http://www.slideshare.net/tag/pdfeu">slideshare</a>.</ul>
<h3>Cronache e resoconti</h3>
<p>E&#8217; in parte ancora presto per resoconti dei contenuti. Ne segnalo qui alcuni, soprattutto in lingua italiana, ma tengo aperta la lista.</p>
<ul>IN ITALIANO:</p>
<li>Sergio Maistrello: <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2009/11/20/pdf-europe-day-1-appunti-sparsi/">PDF Europe, day 1, appunti sparsi</a> e  <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2009/11/21/pdf-europe-day-2-appunti-sparsi/">PDF Europe, day 2, appunti sparsi</a> (con molti link dei relatori e dei servizi citati)</li>
<li>Alberto Cottica: <a href="http://www.cottica.net/2009/11/23/pdf-europe-a-first-impressionpdf-europe-prime-impressioni/">Pdf Europe, prime impressioni </a></li>
<li>Raffaele Mastrolonardo: <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_20/europa-web-disunita_80375ac8-d5dd-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">L&#8217;Europa sul web? Non è ancora unita</a></li>
</ul>
<ul>IN SPAGNOLO:</p>
<li>Aribo: <a href="http://www.aribo.eu/2009/11/two-journeys-pdfeu/">Two journeys to the center of politics and technology</a>: PDFEU’09 </li>
<li>Implantaciò 20: <a href="http://afm.cataspanglish.com/2009/11/personal-democracy-forum-europe-pdfeu/">Personal Democracy Forum Europe </a></li>
<p>e-Zaps: ben 4 post di sintesi e racconto, <a href="http://exaps.blogspot.com/search/label/PDFEU">rintracciabili con l&#8217;apposita tag</a>
</ul>
<ul>IN FRANCESE:</p>
<li>Etoile: <a href="http://etoile.touteleurope.fr/index.php/post/2009/11/24/pdfeu">Pdfeu</a></li>
<li>InternetActu: <a href="http://www.internetactu.net/2009/11/24/pdf-europe-quelles-lecons-tirer-de-la-campagne-dobama/">PDF Europe: Quelles leçons tirer de la campagne d’Obama? </a></li>
</ul>
<ul>ALTRO: </p>
<li>DANESE: <a href="http://blogg.origo.no/-/bulletin/show/492989_transparency-hurts-og-andre-favorittsitater-fra-pdf">citazioni preferite</a>. </li>
</ul>
<p><em>(in via di aggiornamento)</em></p>
<h3>Foto e video</h3>
<p>Meno imponente rispetto ad altri eventi di questo tipo la produzione di foto &#8211; quantomeno a vedere le foto caricate su Flickr a qualche giorno dalla fine della conferenza. Una ragione potrebbe risiedere nella presenza di Facebook &#8211; che ha certamente drenato parte dell&#8217;upload di foto specie dal cellulare. Il tag su flickr è sempre lo stesso: <a href="http://www.flickr.com/search/?q=pdfeu&#038;w=all">pdfeu</a>. Alcune foto sono molto belle. </p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/38686125@N07/4127511157/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2740/4127511157_e6c625eb73.jpg" alt="Pdf Europa, Barcelona. Ringraziamenti finali dello staff. Photo by Chesta 52" width="500" height="375" /></a>
	<div>Pdf Europa, Barcelona. Ringraziamenti finali dello staff. Photo by Chesta 52</div>
</div>
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		<title>Manuel Castells: Politics and Internet in Obama era</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/06/04/manuel-castells-politics-and-internet-in-obama-era/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 08:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Castells sull'obamizzazione della politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il seminario di Castells è un estratto del suo nuovo libro Communication Power. </p></blockquote>
<p>Qualche giorno fa, il 26 maggio scorso, a Castelldefels (Barcellona) si è svolto un convegno intitolato <a href="http://in3.uoc.edu/">Internet Interdisciplinary Institute</a>.  Il sociologo <a href="http://www.manuelcastells.info/en">Manuel Castells</a>, uno dei primi studiosi dell&#8217;universo ITC ha tenuto un seminario dal titolo <a href="http://in3.uoc.edu/in3web_eng/seminars/future/politics_and_internet_in_obama_era">Politics and Internet in Obama era</a>.</p>
<p>Qui l&#8217;intervento completo: <a href="http://ictlogy.net/20090526-manuel-castells-politics-and-internet-in-obama-era/">Manuel Castells: Politics and Internet in Obama era</a></p>
<p>Di cui segnalo questo passaggio, che riguarda l&#8217;esportabilità del modello Obama anche in europa, e la possibile &#8220;obamizzazione&#8221; della politica:</p>
<ul>
<li><strong>Mike Jensen</strong>: Did Obama really transformed the system, or just a new campaign? Why cannot Obama’s model be extrapolated to Europe? Aren’t we seeing “politics 2.0″ in Europe? </li>
<li><strong>Manuel Castells</strong>: he did change the system, as he brought inside many new voters and from different strata. And these new people do feel that they can change the system, which, at its turn, inevitably changes the political landscape. There is a true opening up of the system while, at the same time, avoiding to enter in a “civil war” against the establishment, which he needs to “professionally operate” the country. About transporting Obama’s model to Europe: it’s true that there is an Obamization of politics, and that there are shy approaches towards Web 2.0, but they are mainly technological, not conceptual. Everything remains under the control of the party machines, including the leaders — especially because there are no presidentialist elections. Power must be taken from political parties. And this will only happen under a sever catastrophic crisis of politics and political parties. Will this happen in the next UK elections? Will the Conservative Party be able to do it? Not only to beat the Labour Party, but to transform the whole political system.</li>
</ul>
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		<title>Sms, blog, social e network, così ho fatto vincere Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Blue State Digital, e la campagna online di Obama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/05/blue2.jpg" width="151" height="423" class="alignright size-full wp-image-1872" />Joe Rospars, tra i fondatori di <a href="http://www.bluestatedigital.com/">Blue State Digital</a>, responsabili della campagna sui new media di Obama, è in tour in Italia – tra conferenze e consulenze (area Pd). Lo intervista per Repubblica Ernesto Assante: <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/obama-presidenza-7/guru-campagna/guru-campagna.html">Sms, blog, social e network così ho fatto vincere Obama</a>. </p>
<p><strong>Molti pensano che gli strumenti del web siano freddi, impersonali, che Internet isoli la gente invece di unirla.</strong><br />
<em>&#8220;Potrebbe essere se si pensasse agli strumenti dei nuovi media come a una sostituzione dei rapporti umani diretti. Ma non è stato così. Il web ci ha dato modo di avere più gente nelle strade, più sostenitori che hanno fisicamente bussato a un numero molto maggiore di porte e parlato davvero a un numero molto più grande di persone. Il nostro obiettivo non era quello di trasmettere un messaggio dal vertice alla base in modo nuovo, ma quello di creare, come voleva Obama, una relazione con i supporter e dei supporter tra loro, mettere le persone al lavoro, non con gli ordini, ma con gli stimoli, dando ad ognuno tutto il materiale necessario online affinché ognuno si sentisse libero di fare quello che sapeva fare meglio. Nei nostri video, nei nostri messaggi, Barack Obama appariva poco, il nostro messaggio non era &#8220;votate Obama&#8221; ma &#8220;fate sentire la vostra voce&#8221;".</em></p>
<p>Segnalo anche il <a href="http://falsoidillio.splinder.com/post/20574459/politica+e+rete%3A+le+%22novit%C3%A0%22+">commento di b.georg</a>, che prende spunto dall&#8217;intervista: </p>
<p>«<em>Tuttavia la rete può essere assai utile in politica, purché lo scopo non sia diffondere il messaggio, cioè aprirsi un sito personale con il proprio faccione e il curriculum in bella vista, o un blog in cui si parla al popolo per fargli giungere il proprio fondamentale e altrimenti introvabile progetto politico&#8230; quanto piuttosto a) creare una relazione tra chi si propone e chi lo potrebbe supportare, b) tra coloro che lo supportano tra di loro, c) infine tra chi lo supporta e chi è effettivamente destinatario di un &#8220;messaggio&#8221;</em>».</p>
<p>E gli <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/05/15/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/">appunti di Loredana Lipperini</a>, presente all&#8217;incontro con i tipi di BSD organizzato dal Pd:</p>
<p>«<em>Ma come, e i social network? Utili, ma fino a un certo punto: le elezioni &#8211; è stata la risposta &#8211; non si vincono con un milione di amici su Facebook ma con il porta a porta. Ovvero: “Su Internet, abitualmente, si cerca di riflettere sulla politica. Invece, bisogna farla</em>”.»</p>
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		<title>Paolo Guarino e l&#8217;Obama che serve anche a noi</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 10:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guarino e le differenze tra noi e Obama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/paologuarino-200x150.jpg" alt="Paolo Guarino" />«Il problema principale della politica italiana nell’uso dei nuovi media non sono le tecnologie che bene o male ci sono, ma la cultura e l’apertura che permette di capirne velocemente il senso e usarle al meglio. La politica italiana continua a voler giudicare gli strumenti, invece e prima di semplicemente provare ad usarli». Sono parole di <a href="http://opslab.wordpress.com/">Paolo Guarino</a>, intervistato per una serie di interviste su politica e web su Quinta di Copertina. </p>
<p>ASCOLTA: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Affinità e differenze tra Obama e noi</a></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;intervista a Thomas Gensemer, l&#8217;uomo in più della campagna online di Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 08:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'intervista a Thomas Gensemer, l'uomo in più della campagna online di Obama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Vedi anche il <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/video/2009/feb/18/thomas-gensemer-political-websites">video dell&#8217;intervista</a>: &#8216;We need a five year plan, not a five month plan&#8217;</p></blockquote>
<p> <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2009/feb/18/thomas-gensemer-online-election-campaign">G2 meets Thomas Gensemer, the man who masterminded Obama&#8217;s online presidential campaign </a> &#8211; è un articolo uscito qualche settimana fa su The Guardian. </p>
<p><strong>Thomas Gensemer</strong>, con la sua azienza Blue State Digital, ha curato la campagna online di Obama, mandato più di un miliardo di mail, costruito il sito/social network <a href="http://my.barackobama.com">my.barackobama.com</a> attraverso cui è riuscito a coinvolgere 13 milioni e mezzo di supporter/volontari e drenato più di 500 milioni di dollari per la campagna.  </p>
<p>Ecco un interessante passaggio sul <em>community management</em> online ma anche sul territorio della campagna di Barack Obama, un doppio legame di cui abbiamo più volte scritto, e il cui successo Gensemer lega all&#8217;esperienza di Obama (&#8220;Per Obama la tecnologia era un modo – forse l&#8217;unico – per trasferire le logiche tradizionali di una comunità attiva sul territorio ad un livello nazionale&#8221;):</p>
<ul>
<p><em>&#8220;The biggest thing is that the guy was a community organiser 20 years ago, and he knew that you as my neighbour knocking on my door meant more than a paid organiser or even himself knocking on the door.&#8221; Obama saw technology as the only way to transfer traditional community organising to a national level, with volunteers and donors signing up online and then being encouraged to go out to recruit further volunteers, hold meetings and house parties, spread the message.</em></ul>
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		<title>Obama &amp; the Web, un dossier</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 19:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Obama &#038; the Web, un dossier]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Obama and the Web (dossier di materiali). <a href="http://e20.unito.it/osservatoriocomunicazionepolitica-dsp/Speciale%20elezioni%20USA%202008/Barack%20Obama%20and%20the%20Web.pdf">Scarica il Pdf</a></p></blockquote>
<p>Via <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=659">Politicaduepuntozero</a> scopro un <a href="http://e20.unito.it/osservatoriocomunicazionepolitica-dsp/Speciale%20elezioni%20USA%202008/Barack%20Obama%20and%20the%20Web.pdf">ricco dossier</a> di interventi e collettanea di materiali sull&#8217;uso dei nuovi media durante la campagna presidenziale USA 2008, a cura dell’<a href="http://e20.unito.it/osservatoriocomunicazionepolitica-dsp">Osservatorio sulla comunicazione politica</a> dell’Università di Torino. </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Barack e burattini. Un approfondimento su Forum Pa</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/17/barack-e-burattini-un-approfondimento-su-forum-pa/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 19:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Barack e burattini. Un articolo su Forum PA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;articolo, dal titolo <a href="http://portal.forumpa.it/story/46272/barack-e-burattini-lopen-politic-di-obama-e-la-distanza-dellitalia">Barack e burattini. L&#8217;open politic di Obama e la distanza dell&#8217;Italia </a>, è leggibile sul magazine di Forum PA. </p></blockquote>
<p>In terribile ritardo segnalo un <a href="http://portal.forumpa.it/story/46272/barack-e-burattini-lopen-politic-di-obama-e-la-distanza-dellitalia">lungo pezzo</a> uscito su Forum Pa qualche settimana fa a firma di Letizia Pica. Letizia ha ritenuto interessante la mia opinione, qui sotto un <a href="http://portal.forumpa.it/story/46272/barack-e-burattini-lopen-politic-di-obama-e-la-distanza-dellitalia">quote</a>: «<em>Dietro i nuovi media non c’era solo un nuovo canale, ma un blocco sociale in deficit di rappresentanza [...]. Si tratta, per lo più, di giovani con un buon livello di istruzione e che fanno un uso intenso delle nuove tecnologie. La campagna elettorale online è stata il centro di gravità di tutte queste energie che si sono, poi, trasferite sul territorio. La vera innovazione di Barack Obama è stata utilizzare questi nuovi media come facilitatori di partecipazione</em>». </p>
<p>Peraltro, non conoscevo</p>
<p>LEGGI: <a href="http://portal.forumpa.it/story/46272/barack-e-burattini-lopen-politic-di-obama-e-la-distanza-dellitalia">Barack e burattini. L&#8217;open politic di Obama e la distanza dell&#8217;Italia </a></p>
<p>Il pezzo, citandolo, mi dà agio di segnalare un <a href="http://www.visionpost.it/epolis/fino-allultimo-sms.htm">bell&#8217;articolo</a> di Carola Frediani su Vision Post «Il passaggio dal digitale all&#8217;analogico, dalla chiacchiera internet ai discorsi tra la gente in carne e ossa, dai clic del mouse alle nocche battute sulla porta è stato fatto. Internet, con la sua ubiquità e i suoi multiformi mezzi, è come se avesse &#8220;pompato&#8221; le conversazioni analogiche con steroidi digitali. La barriera tra online e offline, da sempre temuta, ma anche da sempre un poco fittizia, è stata abbattuta».</p>
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		<title>Obama, strategie digitali e prassi politiche, durante e dopo la campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 20:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Second Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Una tavola rotonda su Obama. Su Second Life.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Su unAcademy, accademia non convenzionale delle culture digitali, leggi: Second Life.</p></blockquote>
<p>Domani sera, dalle 22.00 in poi, si terrà un convegno/tavola rotonda dal titolo <a href="http://blogosphere.typepad.com/blog/2008/12/ad-un-mese-dopo-la-vittoria-del-candidato-democratico-si-continua-a-parlare-anche-e-soprattutto-in-italia-dove-la-classe.html">Obama, il cambiamento che si fa governo. Strategie digitali e prassi politiche, durante e dopo la campagna elettorale</a>. Invitati <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/">Paolo Ferrandi</a> giornalista e blogger, Mattia Diletti e Mattia Toaldo, che hanno curato il blog <a href="http://blogamerica2008.blogspot.com/">America2008</a> (anche un libro in uscita) e si occupano di politica estera e Usa rispettivamente all&#8217;Università di Teramo e Roma3. Modera Antonio Sofi e ovviamente tutti sono i benvenuti.</p>
<p>Maggiori informazioni e iscrizioni <a href="http://blogosphere.typepad.com/blog/2008/12/ad-un-mese-dopo-la-vittoria-del-candidato-democratico-si-continua-a-parlare-anche-e-soprattutto-in-italia-dove-la-classe.html">a partire da questo post</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La Rete di Obama. Avatar perfetto e tecnomagico.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/12/12/la-rete-di-obama-avatar-perfetto-e-tecnomagico/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaminia Spadone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni e conferenze]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti, pensieri, spunti e riflessioni sulla campagna elettorale del neo presidente degli Stati Uniti. Da un convegno a Roma3 dedicato alla Rete di Obama. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />
</em></p>
<blockquote><p><em>Il 4 dicembre 2008 a Roma si è svolto. all&#8217;Università degli studi di Roma3, il convegno &#8220;<a href="http://www.uniroma3.it/news.php?news=1133">La &#8216;Rete&#8217; di Obama</a>&#8220;.</em></p></blockquote>
<p><em> Tra i presenti: Enrico Manca, Federico Di Chio, Paolo Annunziato, Paolo Tacconi, Alberto Abruzzese, Sebastiano Bagnara, Sara Bentivegna, Gianpiero Gamaleri, Gianpiero Jacobelli, Paolo Mancini, Edoardo Novelli, Vincenzo Susca, Enrico Menduni. Di seguito, gli appunti presi da e rubati a <a href="http://blogbuster.ilcannocchiale.it/">Flaminia Spadone</a> &#8211; come bozza di lavoro/contributo all&#8217;intenso dibattito su Internet e Obama – nonché dimostrazione della ricchezza delle interpretazioni e dell&#8217;eterogeneità dell&#8217;<a href="http://www.spindoc.it/2008/12/03/lobamite-della-politica-italiana/">obamite</a> italiana. Buona lettura as</em></p>
<h3><strong>Enrico Manca</strong> (Pres. ISIMM)</h3>
<blockquote><p>Obama è il perfetto Avatar, è la fantasia che diventa realtà.</p></blockquote>
<p>Il coinvolgimento messo in atto da Barack Obama è stato totale ed è riuscito ad abbracciare i due estremi della società americana: dalla classe creativa a quella degli emarginati. Inoltre ha saputo integrare l’utilizzo dei vecchi e dei nuovi media.</p>
<blockquote><p>I nuovi media sono sempre stati cruciali per l’elezione del presidente USA. </p></blockquote>
<p>Jefferson = Quotidiani; Roosvelt = Radio; Kennedy = Tv; Obama = Internet. Già nel 2000 <strong>Howard Dean</strong> aveva puntato su internet ma il suo caso fallimentare è l’esemplificazione del fatto che l’uso, seppure sapiente, di internet da solo non basta per arrivare alla Casa Bianca. Obama è web-compatibile perché web-generato. I social network hanno dato forma alle sue idee, hanno realizzato una rete organizzata di sostenitori e una rete forte per la raccolta fondi. Obama fa sperare in un ritorno della politica alta, della politica del consenso – attraverso una cultura di massa non massificata, attivando quelle che Rheingold definisce <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Smart_mob">Smart Mobs</a>.</p>
<ul>
<li>L&#8217;<a href="http://www.key4biz.it/News/2008/12/05/Contenuti/Barack_Obama_new_media_comunicazione_politica_cultura_digitale_Max_Weber_isimm_enrico_manca.html">intero intervento</a> su KeyforBiz</li>
</ul>
<h3><strong>Di Chio</strong> (Direttore operativo della tv digitale di Mediaset)</h3>
<blockquote><p>Nell’era della new economy la parola chiave è innovare, e la gioventù è un valore.</p></blockquote>
<p>Obama è un outsider non è un leader storico, non fa parte dell’”aristocrazia” del partito, né è stato scelto per “selezione dinastica”. Ha fondato il suo successo politico non sull’anzianità della militanza. Obama non rappresenta il partito democratico, Obama è la sua storia personale.</p>
<p>Se Internet nella sua prima fase aveva una funzione <em>destruens</em>, rispetto ai linguaggi e ai formati della vecchia comunicazione, l’internet del web 2.0 è passato alla fase <em>construens</em> (con l&#8217;affermazione delle <em>social communities</em>). </p>
<blockquote><p>Nuova modalità di comunicare la politica, nuova proposta politica, un nuovo coinvolgimento. </p></blockquote>
<p>Il messaggio della vittoria di Obama è di portata epocale e deve far riflettere la classe politica e chi si occupa di comunicazione. Stanno cambiando le logiche in politica e nel mercato. Il Web 2.0 e lo user generated content è un fenomeno che potrebbe sovvertire i vecchi assetti.</p>
<h3><strong>Paolo Annunziato</strong> (Public Affairs Telecom Italia)</h3>
<p>Due riflessioni principali:</p>
<ul>
1. l&#8217;uso che Obama ha fatto e farà delle nuove tecnologie;<br />
2. la concezione che Obama ha della rete (e le implicazioni di policy).</ul>
<blockquote><p>Per dirla con <strong>McLuhan</strong>, se internet è stato il mezzo, &#8220;cambiamento&#8221; è stato il messaggio.</p></blockquote>
<p> Obama ha saputo trasformare i suoi sostenitori da volontari passivi a <em>empowered organizer</em>, spingendo sul <em>right-brain</em>, la parte emotiva dell&#8217;elettore. Ha potuto fare questo grazie ad una <em>field operation</em>,  il suo sito infatti è in realtà un sito di <em>social networking</em>. Obama ha capitalizzato questa “fortuna” di risorse umane e ora può contare su una rete di milioni di contatti per testare le sue proposte.</p>
<p>L&#8217;uso innovativo delle nuove tecnologie è stato a 360°, prevedendo anche lo sviluppo di apposite applicazioni dell&#8217;iPhone e dell&#8217;X-box e di tecniche di localizzazione mobile.</p>
<h3><strong>Paolo Tacconi</strong> (Manager team Services Group di Msn Italia)</h3>
<p>La rete e la politica hanno due cose in comune: </p>
<ul>
<li>l’impossibilità di separare il cuore e la ragione </li>
<li>la dimensione di flusso</li>
</ul>
<p>Internet è un insieme di dati è quindi un enorme strumento per la politica: è fondamentale per la targettizzazione del pubblico. Internet interagisce con i cambiamenti all’interno dell’opinione pubblica.</p>
<h3><strong>Alberto Abruzzese</strong> (Prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi allo Iulm)</h3>
<blockquote><p>La vittoria di Obama ci fa riflettere sul futuro dell’Occidente</p></blockquote>
<p> Obama è la grande chimera del nuovo mondo, è il mondo occidentale che si esprime in modi diversi. Se Bush era l’espressione della hardware; Obama, dobbiamo riconoscere, è l’espressione della software. Internet ha permesso a Obama di costruire la sua innovazione, di costruire il simulacro. </p>
<p>E&#8217; la terza fase dei presidenti americani. Se <strong>Kennedy</strong> rappresenta il simulacro del presidente che porta la felicità nel mondo, <strong>Reagan</strong> incarnava il modello del politico/attore, il simulacro del presidente che recita la grande scena della sovranità americana. <strong>Obama</strong> ora porta con se una nuova narrazione: il dolore incarnato dal presidente, il nero che ha sofferto.</p>
<blockquote><p>Il prossimo potrebbe essere una donna, che è l’altro esempio di corpo sofferente.</p></blockquote>
<p>Si è passati, quindi, dalle grandi astrazioni (massa), alla sofferenza di un singolo uomo (la carne). Il sorriso di Obama ricorda il sorriso del Joker, un uomo che siccome ha sofferto in passato, ora gioca il ruolo del potere.</p>
<h3><strong>Sebastiano Bagnara</strong> (Direttore del Laboratorio di comunicazione multimediale dell’Università di Siena)</h3>
<p>Per il finanziamento delle campagne ha usato lo stesso metodo, teorizzato da <strong>Chris Anderson</strong> nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga">teoria della Coda Lunga</a>, raccogliere anche il più piccolo obolo se il costo della raccolta è minore del guadagno che ne ricavi.</p>
<blockquote><p>Il rapporto tra Obama e la rete non è tecnico, ma antropologico.</p></blockquote>
<p>Obama parla ai così detti nativi digitali, che hanno, tra l’altro, una diversa concezione dell’amicizia – la cosiddetta <em>enlarged friendship</em> – puoi sentirti parte di un processo anche se sei distante nello spazio e nel tempo, perché ti senti comunque vicino emozionalmente.</p>
<p>I nativi digitali ai quali lui parla sono il simbolo della <em>peer2peer education</em>: le conoscenze non vengono trasmesse come a scuola, ma vengono condivise con gli altri, il che porta ad una diversa costruzione dell’identità.</p>
<p>Nella frase “Yes we can” la dimensione del “noi” è fondamentale per la tenuta di quello slogan. Essere legato agli altri vuol dire che tutto quello che produci lo condividi, è il concetto del <em>creative commons</em> (forse anche per questo lo stesso slogan italianizzato nel “si può fare” non ha funzionato, usa la forma impersonale che non porta vicinanza emotiva).</p>
<h3><strong>Sara Bentivegna</strong> (Prof di Comunicazione politica a La Sapienza)</h3>
<blockquote><p>Obama ha saputo fare un uso sapiente di sms e mail.</p></blockquote>
<p>E&#8217; stato tempestivo e personalizzato, come ad esempio quando ha comunicato il ticket con <strong>Joe Biden</strong>. L’apice è stato raggiunto il 5 novembre all’1.00 quando ha mandato a tutti i suoi sostenitori il messaggio via <a href="http://blogdome.wordpress.com/2008/11/05/yes-we-can-2/">mail</a> prima di andare a Grant Park per tenere il comizio conclusivo. Ciò denota una grandissima attenzione da parte della sua squadra nell’utilizzo di Internet fin nei minimi dettagli.</p>
<blockquote><p>C’è un’identificazione totale di Obama in Internet, a tal punto che si è parlato di una Facebook Administration.</p></blockquote>
<p> Obama ha utilizzato la rete per creare un individualismo reticolare organizzato: aveva a disposizione un database degli elettori incredibile che ha sputo utilizzare in maniera molto intelligente. Ha prima predisposto una mappatura dei militanti per il porta a porta, dopodiché ha stilato un manuale online per il porta a porta sui modelli di conversazione possibili, fino ad arrivare all’<em><a href="http://www.nationaljournal.com/njonline/no_20081107_4999.php">Houdini project</a></em>: i militanti fuori dai seggi mandavano via sms i nomi degli elettori in fila per espungerli dalla lista e mandavano a chiamare quelli che non si erano ancora presentati (<em>Get-out-the-vote operation</em>).</p>
<p><H3><strong>Gianpiero Gamaleri</strong> (Prof.di Sociologia dei processi culturali e comunicativi a Roma3)</h3>
<blockquote><p>Obama ha utilizzato molto la forza del passaparola e dei rapporti interpersonali.</p></blockquote>
<p>Obama dava per scontata la conoscenza del suo messaggio nelle mail che manda ai suoi sostenitori, costruisce così un rapporto confidenziale con i suoi. Da questo momento avremo non solo dei leader che usano Internet, ma che vengono selezionati da Internet, ciò darà vita a un nuovo tipo di leadership</p>
<h3><strong>Gianpiero Jacobelli</strong> (Direttore della versione italiana di Technology Review)</h3>
<blockquote><p>La vera novità non è l’uso di internet, ma l’uso innovativo di internet, un uso a cavallo tra le diverse realtà reale/virtuale.</p></blockquote>
<p> I social network sono stati utilizzati non solo come struttura comunicativa, ma come struttura di mobilitazione. Talbot ha fatto un’inchiesta sul settore “reti” della comunicazione di Obama e sono venute fuori 3 cose:</p>
<ul>
<li>Non si parla di rete ma di reti (informatiche, telefoniche, postali…) il che da l’idea della complessità della sua azione (la campagna di Dean fu fallimentare perché puntò tutto sul <em>fundraising</em> senza farcirlo di passione ed emotività)</li>
<li>Nessuna delle iniziative in rete si è lì esaurita, ma aveva sempre un prosieguo nella vita reale. Il doppio corpo della rete veniva fuori nella capacità di responsabilizzarsi nella vita reale rispetto a ciò a cui si aveva aderito online.</li>
<li>Siamo in attesa di una verifica potenziale dei fatti, che è poi il punto critico. La rete è in grado di divulgare delle speranze, ma non è in grado di dare una risposta. Per ora non c’è stata novità nel  comportamento politico.<br />
Adesso aspettiamo Obama al varco, per capire se sarà in gardo di dare consistenza al fascino delle sue promesse</li>
</ul>
<h3><strong>Paolo Mancini</strong> (Prof.di Sociologia della comunicazione all’università di Perugia)</h3>
<blockquote><p>Gli italiani come sempre sono stati sedotti dalla novità. </p></blockquote>
<p>Obama non ha vinto grazie alla Rete, ma ha vinto perché è stato aiutato dalla crisi economica e poi, anche, dalla Rete.</p>
<p>Obama ha vinto per 3 motivi:</p>
<ul>
<li>In situazione di crisi non vince mai l’incumbent</li>
<li>Dopo 2 cicli elettorali c’è sempre l’alternanza</li>
<li>Bush era ormai un presidente screditato</li>
</ul>
<p>Per vincere le elezioni sono necessarie organizzazione e consenso: la Rete te li può dare entrambe, ma  ormai è appurato che non serva per far cambiare opinione.</p>
<p>La rete poi raddoppia la sua forza quando interagisce con i vecchi media, quando diventa fonte d’informazione per le tv e i giornali, e nell’organizzazione del porta a porta. La Rete, di fatto, viene tematizzata dai vecchi media.</p>
<h3><strong>Edoardo Novelli</strong> (Prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi a Roma3)</h3>
<blockquote><p>Le funzioni che ha assunto la rete in questa campagna elettorale sono esattamente le stesse utilizzate dalla vecchia politica.</p></blockquote>
<p> I social network hanno preso il posto della vecchia militanza e hanno organizzato il porta a porta esattamente come si faceva ai tempi del Pci. E anche l’<em>Houdini project</em> ricordato prima dalla Bentivegna non è nient’altro che la versione moderna delle vecchie staffette organizzate dal Pci.</p>
<p>Obama ha saputo, come nelle vecchie organizzazioni politiche, creare un’appartenenza e una struttura organizzativa gerarchica. Tutto ciò negli anni passati (dai ’60 a oggi) è stato assorbito dalla Tv, ora si è finalmente a tornati alla vecchia politica, solo con l’utilizzo di nuovi mezzi.</p>
<p>Internet agisce sui comportamenti: ti fa uscire a fare il porta a porta, ti fa donare fisicamente del denaro.</p>
<h3><strong>Vincenzo Susca</strong> (Dottore di ricerca in Scienze sociali alla Sorbona e in Sociologia della comunicazione a La Sapienza)</h3>
<p>William Gibson nel 1982 inventò il termine cyberspazio e la sua definizione: “un’allucinazione vissuta consensualmente”: Obama ha incarnato il principio del cyberspazio.</p>
<blockquote><p>Per dirla con De Kerkove non si parla più di tecnologia ma di <em>tecnomagia</em>. </p></blockquote>
<p> Obama emette un <a href="http://www.comunicamente.org/Comunicazione-e-politica_1788941.html">impulso tecnomagico</a> che porta ad una partecipazione mistica; I sensi e l’aspetto cognitivo sono attivati. E’ lo scarto comunicativo che tira fuori il massimo della partecipazione cognitiva ed emotivo-emozionale.</p>
<p>Con le nuove tecnologie possiamo assistere ad un ritorno del totem. Nel sistema totemistico (mix tra religione, credenze e magia) c’è un forte carico estatico, nel quale però si sceglie in maniera consapevole di essere coinvolti</p>
<blockquote><p>La comunicazione in rete è molto diversa dalla propaganda. </p></blockquote>
<p>Le Reti, infatti, non si accontentano di elaborare un programma o un messaggio. Ogni epoca storica è contraddistinta da un cuore comunicativo, il cuore dell’industria culturale oggi è nella Rete. La Rete può costruire un modello di politica che ancora non abbiamo conosciuto.</p>
<p>Abbiamo assistito nel XX secolo ad uno straripamento della politica in mondi che non sono i suoi: Roosvelt – Kennedy &#8211; Reagan – <strong>Schwarzenegger</strong> &#8211; Obama. Tutti nomi fuori dal palazzo, non parlano i linguaggi della politica. Il contenuto di fondo è sempre qualcosa di non politico. </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il discorso di Obama. Dalle tag agli alberi.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/11/10/il-discorso-di-obama-dalle-tag-agli-alberi/</link>
		<comments>http://www.spindoc.it/2008/11/10/il-discorso-di-obama-dalle-tag-agli-alberi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 20:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Tag cloud]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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		<category><![CDATA[crossmedia]]></category>
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		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[videopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Il discorso di Obama la sera della vittoria, a Chicago. Dalle tag cloud classiche, a quelle ad albero: nuova visualizzazioni degli speech politici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Cambia il mondo, cambiano le tecnologie e cambia anche il modo di analizzare i cambiamenti &#8211; del mondo e della politica.</p></blockquote>
<p> Se è vero che non è difficile diventare fan delle <strong>tag cloud</strong> (le <a href="http://www.spindoc.it/category/charts/tag-cloud-charts/">abbiamo più volte usate</a> qui a Spindoc) era altrettanto facile <strong>restare scettici</strong> di fronte ad una cieca fiducia nei loro confronti.</p>
<p>Detto in due parole le <strong>tag cloud</strong> hanno <strong>due difetti</strong> (per come sono usate non per come sono costruite)</p>
<ul>
1) <strong>si adattano più</strong> a lingue anglosassoni (dove i femminili, le concordanze e le aggettivazioni si stemperano nel contesto semantico creando un blocco solidale di senso);<br />
2) <strong>servono più</strong> a comprendere il <em>topic</em> (ciò <em>di cui</em> si parla) di un argomento piuttosto che il <em>comment</em> (ciò che se ne dice).</ul>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HfHbw3n0EIM&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/HfHbw3n0EIM&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
<strong></p>
<p>VEDI ANCHE</strong>: la <a href="http://elections.nytimes.com/2008/results/president/speeches/obama-victory-speech.html?nl=pol&#038;emc=polb1">solita splendida visualizzazione</a> del NYTimes con il discorso e il transcript a fianco (di cui abbiamo già parlato in <a href="http://www.spindoc.it/category/attivita-e-strumenti/crossmedia/">altre occasioni</a>)</p>
<blockquote><p>La <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-1108.htm">traduzione</a> del discorso completo di Barack Obama; e la <a href="http://my.barackobama.com/page/community/post/stateupdates/gGx3Kc">versione originale</a>.
</p></blockquote>
<p>In attesa di un <strong>motere di ricerca realmente semantico</strong>, il <strong>fitro umano</strong> non può essere dimenticato. Ma può essere aiutato. Abbiamo deciso di mettere alla prova i nuovi sistemi di analisi sul video (il primo di una serie) del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HfHbw3n0EIM">discorso della vittoria di Obama</a>.</p>
<h3>Tag cloud classica</h3>
<p>Ecco come sarebbe una <strong>tag cloud classica</strong> (clicca per visualizzare).</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/visualizations/aeea4e68af3a11dd85e3000255111976/comments/aef4035eaf3a11dd85e3000255111976.js?width=400&#038;height=350"></script></p>
<p>Si più cercare all&#8217;interno e puntando i cursore su una parola viene evidenziato il contesto di utilizzo.</p>
<h3>Tag cloud ad albero</h3>
<p>Ancora più utile è però la visualizzazione detta ad &#8220;albero&#8221; che consente di visualizzare (in ingresso o in uscita) una specifica parola.</p>
<p>Di seguito la prova con la ricerca del termine <strong>&#8220;America&#8221; nelle parole di Obama</strong> (clicca per visualizzare)</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/visualizations/c0ac28d6af3c11ddafde000255111976/comments/c0b0330eaf3c11ddafde000255111976.js?width=400&#038;height=350"></script></p>
<p>Qui lo stesso test ma con la parola <strong>America in uscita</strong>.</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/visualizations/dcdfea64af3d11dd85e3000255111976/comments/dce2ad80af3d11dd85e3000255111976.js?width=400&#038;height=350"></script></p>
<p>Ovviamente i risultati risentono abbastanza della <strong>parlata ufficiale\ufficializzata</strong> e della difficoltà di rendere pause ed espressioni facciali. Ma su questo novità a prestissimo!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Election Day Web Toolkit. Il voto va social</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/11/04/election-day-web-toolkit-il-voto-va-social/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 15:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link e risorse social per il giorno del voto USA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Via Read Write Web, tutto quello che serve per trovare informazioni sul voto di oggi, per raccontare l&#8217;esperienza e soprattutto, per noi semplici lurker e appassionati, per leggerla e tracciarla sui social network e il web &#8211; mai prima d&#8217;ora una esperienza così condivisa,e in mille modi, quella di votare alle elezioni.</p>
<p>LINK: <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/your_election_day_web_toolkit.php">Your Election Day Web Toolkit &#8211; ReadWriteWeb</a>.</p>
<p>Altro multi-link, per guardare le elezioni live: <a href="http://www.alleyinsider.com/2008/11/how-to-watch-election-day-live-online">How to watch election day live</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prima voto e poi lo twitto. Il progetto Twitter Vote Report</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/11/03/prima-voto-e-poi-lo-twitto-il-progetto-twitter-vote-report/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 11:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima voto e poi lo twitto. Il progetto Twitter Vote Report]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Molte, come abbiamo <a href="http://www.spindoc.it/2008/11/01/current-twitter-digg-per-la-notte-elettorale/">già in parte detto</a>, le iniziative &#8220;2.0&#8243; per l&#8217;attesissima notte elettorale. Molte le strade del coverage passano da Twitter.</p></blockquote>
<p> Ruolo preminente quello giocato da <strong>Twitter</strong>, che per la sua semplicità è strumento principe per coverage condivisi e per progetti di <em>mash-up</em> (di mix tra servizi diversi). Durante le primarie USA (ma anche <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/26/italian-elections-twitter-map-le-elezioni-geolocalizzate/">le elezioni italiane</a>) ci sono stati vari progetti di geolocalizzazione del voto attraverso le twittate di chi era appena andato a votare. Ora gli <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/30883/hashtags_the_new_new_way_to_organize_the_world">hashtag</a> ritornano anche per questo martedì elettorale, con il progetto <a href="http://twittervotereport.com/">Twitter Vote Report</a>.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1372" style="width:500px;">
	<a href="http://twittervotereport.com/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/11/twittervotereport.jpg" alt="" width="500" height="356" /></a>
	<div>Twitter Vote Report</div>
</div>
<p>Per aggregare il voto, basta aggiungere al proprio tweet #votereport<br />
(ci sono anche altre opportunità per fornire <em>automagicamente</em> altre informazioni: <a href="http://twittervotereport.com/how-to-help/#twitter">how-to</a>). Il tutto viene visualizzato all&#8217;interno di una google maps.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Due mappe per le elezioni. Lo storico del voto su Google Maps e gli Usa in base ai delegati</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/11/01/due-mappe-per-le-elezioni-lo-storico-del-voto-su-google-maps-e-gli-usa-in-base-ai-delegati/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 17:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
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		<category><![CDATA[TechPresident]]></category>

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		<description><![CDATA[Google Earth e Techpresident: due mappe per elezioni USA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due mappe digitali per leggere passato e presente del voto americano, proposte da <a href="http://google-latlong.blogspot.com/2008/10/how-us-has-voted-since-1980.html">Google Earth</a> e da <a href="http://www.techpresident.com/ecmap">TechPresident</a>.</p>
<h3><strong>Come gli Stati Uniti hanno votato dal 1980</strong></h3>
<p>. </p>
<p>In collaborazione con la <a href="http://digitalscholarship.richmond.edu/">Digital Scholarship Lab</a> alla University of Richmond, un team apposito di Google <a href="<a href="http://google-latlong.blogspot.com/2008/10/how-us-has-voted-since-1980.html">&#8220;>ha geolocalizzato i risultati delle elezioni americane</a> &#8211; sia su Google Earth che su Google Maps. Queste mappe mostrano come la popolazione americana ha votato dal 1980 al 2004, fino a al livello delle contee. </p>
<p><script src="http://www.gmodules.com/ig/ifr?url=http://mw2.google.com/mw-earth-vectordb/gallery_layers/election2008/maps/us_voting_80_04.xml&amp;synd=open&amp;w=620&amp;h=530&amp;title=Historical+Voting+Results&amp;border=%23ffffff%7C3px%2C1px+solid+%23999999&amp;output=js"></script></p>
<p>LINK: <a href="http://google-latlong.blogspot.com/2008/10/how-us-has-voted-since-1980.html">How the US has voted since 1980</a>.</p>
<h3>The real electoral map, gli Stati Uniti d&#8217;America visti per numero di delegati</h3>
<p><a href="http://www.techpresident.com/ecmap">Techpresident</a>, sito irrinunciabile per chi ama i temi a noi cari, presenta un tool interattivo per visualizzare la mappa elettorale degli Stati Uniti d&#8217;America. Già altre risorse di questo tipo erano state create per le elezioni passate, ma in questo caso è un tool dinamico, che dà anche informazioni sui singoli stati.</p>
<p><a href="http://www.techpresident.com/ecmap"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/11/realelectoralmap.jpg" alt="" width="500" height="574" class="alignnone size-full wp-image-1361" /></a></p>
<p>Il funzionamento è semplice: la grandezza dei singoli stati è basata non sul territorio fisico ma sul numero di delegati che elegge (che è in base alla popolazione).</p>
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		<title>Current + Twitter + Digg per la notte elettorale</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/11/01/current-twitter-digg-per-la-notte-elettorale/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 06:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Current + Twitter + Digg per la notte elettorale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>I ruoli sembrano chiari e ben equilibrati: Twitter garantisce una parte di interazione con il pubblico, Digg fornisce le notizie emergenti, Current il mix di questi input in un programma televisivo (o post-televisivo, ormai). </p></blockquote>
<p> Tra le tante iniziative messe in piedi per la notte elettorale Usa del 4 novembre, <a href="http://current.com/items/89472948_speciale_elezioni_americane_current_twitter_digg">merita una segnalazione l&#8217;iniziativa</a> che mi segnala <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia Iacolare</a> e che vede una partnership tra <a href="http://current.com"><strong>Current Tv</strong></a>, la televisione UGC e non solo fondata da <strong>Al Gore </strong>e da qualche mese sbarcata in Italia sul Web e sulla piattaforma satellitare Sky, <a href="http://www.twitter.com"><strong>Twitter</strong></a>, il tool di microblogging più diffuso e usato (anche politicamente &#8211; sugli usi politici di Twitter abbiamo <a href="http://www.spindoc.it/?s=twitter">più volte</a>  scritto, in special modo interessante l&#8217;uso che ne è stato fatto per i <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/14/i-risultati-delle-primarie-in-tempo-reale-cnn-no-twitter/">risultati delle primarie</a>) e <a href="http://www.digg.com">Digg</a>, uno dei modelli più efficaci di social bookmarking, condivisione delle notizie e giornalismo partecipativo. </p>
<p><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="400" height="400"><param name="movie" value="http://current.com/e/89472948/it_IT"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowfullscreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://current.com/e/89472948/it_IT" width="400" height="400" wmode="transparent" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" ></embed></object></p>
<p>Sul sito di Current <a href="http://current.com/items/89472948_speciale_elezioni_americane_current_twitter_digg">ulteriori informazioni</a> sulla maratona elettorale &#8211; che potremmo definire un vero e proprio mashup giornalistico. Da seguire. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>I trenta minuti di Obama e la politica dei sound bites</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[30 minuti di spottone web-based sui maggiori network televisivi. Obama gioca su tutti i media, contro la politica dei sound bites. Un approfondimento su Apogeonline.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Uno spot di trenta minuti. Anzi 27&#8242; e 10&#8221;. Altro che trenta secondi, il tempo standard classico per gli spot televisivi &#8211; anche politici. </p></blockquote>
<p> Mancano pochi giorni alle urne e il candidato democratico <strong>Barack Obama </strong>decide di pagare dai 3 ai 6 milioni di dollari per mandare in onda simultaneamente su sette network nazionali (tra questi Nbc, Cbs e Fox) uno spot-documentario intitolato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GtREqAmLsoA"><strong>Barack Obama: American Stories</strong></a>&#8220;. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GtREqAmLsoA&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/GtREqAmLsoA&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<blockquote><p>Il filmato è stato diretto da <strong>Davis Guggenheim</strong> (figlio del documentarista di Robert Kennedy e autore con <strong>Al Gore</strong> del lavoro che gli ha portato l&#8217;Oscar, &#8220;An Inconvenient Truth&#8221;). </p></blockquote>
<p> Su Apogeonline, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/31/19/200810311901">un mio approfondimento sulla strategia <em>multi(media)tasking </em> di Barack Obama</a> tra vecchi e nuovi media &#8211; che è riuscita ad innovare entrambi, andata e ritorno. E anche grazie ai video chilometrici, quei discorsi a camera fissa visti su YouTube da milioni di persone.<br />
<strong><br />
LINK: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/31/19/200810311901">Barack Obama, dalla tv al Web (e ritorno)</a></strong></p>
<p>Il <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/31/19/200810311901">documentario da 30 minuti</a> è «<em>una scelta perfettamente in linea con una campagna che, proprio grazie alla testa di ponte dei video su YouTube, si è più volte mossa contro la logica televisiva dei sound bites – cui la politica americana e non solo negli ultimi decenni si è inginocchiata. Accettando la sintesi spesso impietosa di brevissimi &#8220;stralci&#8221; video o audio da montare nei pastoni dei telegiornali o negli approfondimenti giornalistici</em>».</p>
<p><strong>Update</strong>: Il filmato, <a href="http://www.thrfeed.com/2008/10/obama-ad-rating.html">secondo dati Nielsen</a>, è stato visto da 33,6 milioni di persone. Per fare un confronto: &#8220;That&#8217;s 70% more people than watched the conclusion of the World Series last night on Fox (19.8 million).&#8221; Via <a href="http://friendfeed.com/e/57e88ca5-7497-48bd-8bbc-e13bd6685487/Nielsen-33-6-million-watched-Obama-ad-The-Live/">Luca Conti ff</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Votare molto più di Obama. Le 143 pagine degli absentee ballot</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/31/votare-molto-piu-di-obama-le-143-pagine-degli-absentee-ballot/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 11:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Votare via posta. E non solo per Obama o McCain.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Per ulteriori informazioni sulla procedura di Absentee Voting vedi il sito <a href="http://www.govoteabsentee.org/">Go Vote Absentee </a>. </p></blockquote>
<p> Trovo dalle parti del bravo <strong><a href="http://guidoromeo.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/come-votano-gli.html">Guido Romeo</a></strong> una sorta di <em>unpacking</em> dell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Absentee_voting">absentee ballot</a> via posta, una busta contenente le schede per votare comodamente a casa. L&#8217;istituto &#8211; ormai tradizionale negli Usa &#8211; nasce come misura di contrasto alla scarsa partecipazione elettorale: il pacco elettorale ti arriva a casa, te lo studi con calma, lo rimandi indietro e ti sei tolto il pensiero. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1338" style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/absentee_guidoromeo_2.jpg" alt="" width="600" height="450" />
	<div>Una foto dell'absentee ballot della California. Via Guido Romeo.</div>
</div><br/></p>
<blockquote><p>Oltre alle elezioni presidenziali, presenti <em>proposition</em> a livello federale &#8211; sorta di referendum ma spiegati dettagliatamente, con pro e contro</p></blockquote>
<p>Guido racconta di come <a href="http://guidoromeo.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/come-votano-gli.html">gli americani votino molto più di Obama</a>: oltre il ticket presidente-vicepresidente (tra cui figuravano anche i meno conosciuti Keyes-Drake, Barr-Root e Nader-Gonzales, e uno spazio per il &#8220;write-in&#8221; a scelta), anche la scheda per Congresso e Senato, per l&#8217;Assemblea Nazionale e in California 12 proposition «<em>illustrate in maniera esemplare, per chi è abituato a votare in Italia, grazie a un libretto di accompagnamento di 143 pagine (in carta riciclata, grazie Shwarzy!) sui provvedimenti statali. [...] ogni quesito è illustrato in maniera concisa, ma dettagliata i pro e i contro. Con argomentazioni a favore e contro di eguale lunghezza di entrambe le parti.</em>».</p>
<p>La <a href="http://guidoromeo.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/come-votano-gli.html">conclusione</a> fa riflettere: «La cosa buffa è che votando, alla fine ti sembra di avere più informazioni sugli investimenti dello stato della California, di quanto ne hai su quelli dello Stato Italiano (qualcuno può spiegare quanto vale Alitalia?) leggendo un mucchio di quotidiani&#8230;»</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La mappa degli endorsement. Le dichiarazioni di appoggio dei quotidiani USA</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/31/la-mappa-degli-endorsement-le-dichiarazioni-di-appoggio-dei-quotidiani-usa/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 10:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[La mappa degli endorsement dei quotidiani USA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Una mappa per scoprire chi appoggia chi, tra i newspaper americani.</p></blockquote>
<p> L&#8217;endorsement è l&#8217;appoggio pubblico e trasparente ad una candidatura. Da parte di una testata giornalistica, o di una associazione, o di un politico. In Italia non si usa &#8211; e le volte che accade, sono più le critiche. </p>
<p>Scopro via <a href="http://mediablog.corriere.it/2008/10/usa_2008_ecco_la_mappa_degli_e.html">Marco Pratellesi</a> questa mappa, molto ben fatta, di <a href="http://infochimps.org/static/gallery/politics/endorsements_map/endorsement_graph.html">Infochimps</a>. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1331" style="width:500px;">
	<a href="http://infochimps.org/static/gallery/politics/endorsements_map/endorsement_graph.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/newpaperendorsement.jpg" alt="" width="500" height="330" /></a>
	<div>Mappa degli endorsement dei quotidiani in America. Via Infochimps</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>La battaglia degli spot. Una guida crossmediale del New York Times.</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 01:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising e mailing]]></category>
		<category><![CDATA[Asides]]></category>
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		<description><![CDATA[La guerra degli spot tra Obama e Mccain. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 400 milioni di dollari spesi dal 3 aprile al 27 ottobre dai due contendenti alla Casa Bianca. Circa 320 spot elettorali mandati in onda. Una <a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/advertising/index.html?nl=pol&#038;emc=pol">guida multimediale del New York Times</a> aiuta a capirci qualcosa in più (anche geolocalizzata). </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1328" style="width:650px;">
	<a href="http://elections.nytimes.com/2008/president/advertising/index.html?nl=pol&#038;emc=pol"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/warad.jpg" alt="" width="650" height="565" /></a>
	<div>The Ad Wars. Guida multimediale del New York Times. Clicca per vedere</div>
</div>
<p>E intanto, Obama, manda in onda uno spot-documentario di quasi 30 minuti (ne riparliamo presto).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come si elegge un presidente USA? Una spiegazione in video.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 13:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
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		<description><![CDATA[Come si elegge un presidente USA? Una spiegazione in video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ok_VQ8I7g6I&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ok_VQ8I7g6I&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Un video molto ben fatto che sta girando molto, e che spiega <em>in plain english</em>, il sistema elettorale che governa l&#8217;elezione del presidente degli Stati Uniti. Via <a href="http://www.commoncraft.com/">Commoncraft</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Da Rove a Axelrod. Cosa sono gli spin doctor oggi?</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/10/20/da-rove-a-axelrod-cosa-sono-gli-spin-doctor-oggi/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 12:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Diletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Issues e strategie]]></category>
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		<category><![CDATA[Schmidt]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Karl Rove in poi è un'altra musica, tra i consulenti politici USA. E con le nuove star (gli obamiani Axelrod e Plouffe e il repubblicano Schmidt) gli spin doctor diventano il legame tra ideologia e comunicazione - vecchio e nuovo delle politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Di seguito una riflessione sullo stato dell'arte degli spin doctor di <strong>Mattia Diletti</strong>, che insieme agli amici di <a href="http://blogamerica2008.blogspot.com/">America2008</a>, sta seguendo fin dall'inizio e con appassionata competenza la campagna elettorale USA in corso. Buona lettura, as]<br />
</em></p>
<blockquote><p>Chi sono gli <em>spin doctor</em> oggi, elezioni USA 2008? E cosa sono diventati? </p></blockquote>
<p> Nell’album delle figurine di questa campagna del 2008 &#8211; mai così tante facce nuove in un colpo solo &#8211; sono apparsi in qualità di eroi <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Plouffe">David Plouffe</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Axelrod_(political_consultant)">David Axelrod</a></strong>, i due consulenti di Obama. Il secondo si è formato con lui nella scuola politica di Chicago, la patria delle political machine americane del voto di scambio e dei colpi bassi (un bel ritratto del <a href="http://www.nytimes.com/2007/04/01/magazine/01axelrod.t.html">New York Times</a>). David Plouffe, invece, è stato definito da The New Republic il “comandante in capo dell’esercito dei nerd”. Sul fronte repubblicano si è affermato un allievo di Karl Rove, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Schmidt">Steve Schmidt</a></strong>, il più giovane dei tre. </p>
<div class="img alignright size-full wp-image-1250" style="width:465px;">
	<a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/07/21/080721fa_fact_lizza"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/obama-new-yorker.jpg" alt="" width="465" height="358" /></a>
	<div>Barack Obama a Chicago, in una foto tratta dal reportage 'Making It. How Chicago shaped Obama' del New Yorker</div>
</div>
<p><em>Per chi vuole approfondire, il <em>New Yorker</em> fornisce una storia dell’incontro tra Axelrod e Obama a Chicago, narrata nelle pieghe di un <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/07/21/080721fa_fact_lizza">bellissimo reportage sulla formazione politica di Obama in Illinois</a> (tanto per dare il tono della città: <strong>John F. Kennedy</strong> divenne presidente solo grazie ai brogli dell’immarcescibile sindaco Daley, padre dell’attuale primo cittadino e capace di far votare anche i morti). </em></p>
<h3>L&#8217;emersione della consulenza politica. Tesi, antitesi e sintesi.</h3>
<blockquote><p>Prima di Karl Rove, l’ultimo terremoto era stato registrato nel 1992 grazie ai “ragazzi” della War Room di Bill Clinton &#8211; <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Stephanopoulos">George Stephanopoulos</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/James_Carville">James Carville</a></strong> &#8211; che potete osservare all’opera nel fenomenale documentario di <strong>Allen Pennebaker</strong> “<a href="http://www.imdb.com/title/tt0108515/">War Room</a>”.</p></blockquote>
<p> In realtà, anche se ci ricorderemo di queste elezioni per la trasformazione di Obama in figura politica nazionale e per i modi nuovi di organizzare la campagna elettorale &#8211; soprattutto attraverso i metodi che la Rete mette a disposizione – il prima e il dopo della storia degli <em>spin doctor</em> sarà segnato e raccontato a partire dalla figura di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karl_Rove">Karl Rove</a></strong>, con i quali sia Plouffe che Axelrod hanno fatto i conti per organizzare il proprio “working plan”. </p>
<p>	Nella comunicazione politica si è osservata spesso l’affermazione dello spin doctor e della figura dei political consultant come una tappa del processo di modernizzazione della politica e delle sue modalità di organizzazione. Per alcuni un elemento di progresso (il giusto abbandono delle strutture di partito, burocratiche e ideologiche, a favore di una maggiore professionalità settoriale), per altri la costruzione di un modello effimero di relazione tra cittadino e classe politica, quest’ultima impegnata a costruire il proprio consenso a prescindere da progetti e sostanza attraverso l’utilizzo di maghi e incantatori.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1264" style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/10/karl_rove.jpg" alt="" width="500" height="393" />
	<div>Karl Rove, mitologico consulente repubblicano</div>
</div>
<h3>Karl Rove, il papà putativo dei new consultant</h3>
<blockquote><p>Karl Rove, infatti, ha sempre sostenuto che in politica le grandi idee vengono prima di tutto. Sia lui che <strong>Newt Gingrich</strong>, un’altra mente del partito repubblicano, sono soliti citare il detto della Thatcher &#8220;<em>You have to win the argument before you win the vote</em>.&#8221; </p></blockquote>
<p>In realtà figure come quelle di Karl Rove (e anche Plouffe e Axelrod) rappresentano profili che superano questa contrapposizione. Si tratta di <strong>“quadri politici” professionali di ultima generazione</strong> – insieme professionisti e militanti ferocemente schierati, anche se negli Usa questo non è una novità &#8211; coscienti di quanto contino i fondamentali della politica nel lavoro dello spin doctor. </p>
<p>Operano tenendo a mente <strong>il peso preponderante di ideologia, identità e organizzazione</strong> (gli arnesi tradizionali della politica). Karl Rove è stato fenomenale nella costruzione del messaggio, della sua unificazione, nella demolizione dell’avversario, nel <em>microtargeting</em> dei gruppi elettorali degli stati in bilico delle elezioni presidenziali del 2004; al tempo stesso Rove era ossessionato dalla storia politica, dai processi di lungo periodo, culturali, economici, demografici. La tecnica della comunicazione quotidiana che si intreccia con i grandi fenomeni e le grandi idee (a partire dalla religione) grazie alle quali gli uomini organizzano le proprie comunità. </p>
<h3>I due stregoni di Obama, e il messaggio non-più-liberal formato Web</h3>
<blockquote><p>Il viral marketing di Obama, dai videogiochi all&#8217;arte.</p></blockquote>
<p> In fondo i due stregoni di Obama hanno utilizzato strategie nuove – l’incredibile <em>viral marketing </em>che ha accompagnato la diffusione dell’icona di Obama, dai videogiochi all’arte – avendo compreso i cambiamenti strutturali che stanno attraversando gli Stati uniti, e avendo intuito quanto questi possano fornire un’importante finestra di opportunità per la promozione di un punto di vista “liberal”. L’organizzazione della famosa mobilitazione del voto giovanile mostra che essi hanno afferrato come la “<em>millenial generation</em>” sia particolarmente minacciata dalle politiche dell’amministrazione conservatrice e dalla recessione economica. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/R92Fg5sznLQ&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/R92Fg5sznLQ&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
<em>Uno degli ultimi video di David Plouffe, campaign strategist di Obama</em></p>
<p>	I <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=david+plouffe&#038;search=Cerca">famosi video di David Plouffe</a>, nei quali illustra le strategie della campagna di Obama rivolgendosi direttamente ai democratici mobilitati in campagna elettorale, sono stati definiti da un giornalista – <strong>Martino Mazzonis</strong> – come “un tipico esempio di relazione (quasi vecchio stampo) di un quadro nazionale ai quadri locali, aggiornata però al XXI secolo”. </p>
<h3>Repackaging, e una nuova narrazione collettiva</h3>
<blockquote><p>Nuove e vecchio, a braccetto (strategico) insieme.</p></blockquote>
<p> E’ una novità negli strumenti, nella modalità, ma ha effettivamente qualcosa di antico. Questo antico è ancora più determinante oggi che la realtà non è contenibile in nessuna narrazione pre-costituita. La crisi economica costringe a “vendere” prodotti di qualità, merce costruita con serietà, una <strong>nuova narrazione collettiva</strong> dopo quella liberal-conservatrice arrivata al capolinea: per fare questo i democratici ricorrono a metodologie innovative, ricostruendo però un messaggio politico che gli appartiene da 100 anni. Un’opera riuscita di <em>repackaging</em> della propria cultura politica, che fa da bussola per orientarsi in tempi difficili. </p>
]]></content:encoded>
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