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	<title>Spindoc &#187; Hillary Clinton</title>
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		<title>Hillary Clinton, l&#8217;interattività e la diplomazia 2.0</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2009/03/26/hillary-clinton-e-la-diplomazia-20/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 13:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hillary Clinton sembra avere imparato la lezione del web 2.0. I suoi primi mesi da ministro degli Esteri dell'amministrazione Obama sono pieni di esperimenti in tal senso: dai viaggi interattivi al servizio sms – nell'ottica di una diplomazia 2.0]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Hillary Clinton ha imparato la lezione del web 2.0? Sembra di sì, almeno a vedere gli sforzi dei primi mesi da ministro degli Esteri nel governo Obama</p></blockquote>
<p>La sconfitta alle primarie democratiche è ormai lontana, ma la ex-first lady ha sicuramente fatto tesoro dell&#8217;esperienza della campagna elettorale e la sta mettendo a frutto, ora che ha un suolo ufficiale nell&#8217;amministrazione Obama. Nei suoi primi mesi da  ministro degli Esteri (“<em>Secretary of State</em>” è il corrispettivo americano) lo staff della Clinton sta compiendo sforzi significativi per creare strumenti che possano dare luogo a quella che è stata definita “<strong>Diplomazia 2.0</strong>”. </p>
<p>L&#8217;impegno è quello di rendere più vicine e comprensibile le problematiche affrontate nella politica estera, spesso considerata di attualità solo in caso di guerre, ma di cui si sottovaluta l&#8217;effettiva portata, anche per la carenza di un&#8217;informazione ricca, puntuale e facilmente comprensibile.<br />
Tra le prime iniziative vi è stata <a href="http://www.state.gov/secretary/trvl/map/?trip_id5">la mappa interattiva delle visite all&#8217;estero del Ministro Clinton</a> (in questi giorni in Messico, per la cronaca): cliccando sui viaggi già effettuati è possibile vedere anche foto, video e dichiarazioni relative a ogni meta.</p>
<div class="img " style="width:700px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/clintonmap.jpg" alt="La mappa interattiva dei viaggi di Clinton nel mondo" width="700" height="421" />
	<div>La mappa interattiva dei viaggi di Clinton nel mondo</div>
</div><br/><br/></p>
<p>L&#8217;interattività non si ferma qui: a metà febbraio è partito anche “<a href="http://www.state.gov/r/pa/ei/ask/secretary/120236.htm">Text the Secretary</a>”, la possibilità di mandare sms con domande relative alle missioni diplomatiche più impegnative in corso (ci sono anche quelle relative al <a href="http://www.state.gov/secretary/trvl/2009/119866.htm">viaggio in Medio Oriente ed Europa</a> svolto all&#8217;inizio di marzo).</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1804" style="width:700px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/textsecretary.jpg" alt="Il servizio per mandare sms ad Hillary Clinton" width="700" height="466" />
	<div>Il servizio per mandare sms ad Hillary Clinton</div>
</div><br/><br/></p>
<p>I social media sono quindi considerati un modo efficace per far conoscere l&#8217;operato dello Stato in paesi lontani e dare informazioni concrete sui temi in discussione: «Insomma, non banalmente un modo per far parlare bene degli Stati Uniti all&#8217;estero ma per promuovere un confronto di idee». <img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2009/03/hillaryusa.jpg" alt="" title="" width="170" height="221" class="alignnone size-full wp-image-1800" />Parola di <strong>James Glassman</strong>, funzionario uscente del ministero degli Esteri che, in <a href="http://publicdiplomacymagazine.com/perspectives/a-conversation-with-under-secretary-of-state-for-public-diplomacy-public-affairs-james-k-glassman/">una lunga intervista alla rivista Public Diplomacy Magazine</a> a conclusione del mandato, spiega che il network del ministero è mondiale e investe molto in programmi di scambio e in istruzione: «Facciamo molta ricerca, spendiamo circa due terzi del budget in questi programmi, ma la gente non lo sa. Vediamo il nostro ruolo come di facilitatori. [...] l&#8217;ambiente del web 2.0 ci può portare molti benefici».</p>
<p>L&#8217;amministrazione Bush, infatti, vantava già la presenza di <a href="http://blogs.state.gov/">DipNote</a>, un blog che documenta l&#8217;operato del ministero degli Esteri, aperto ai commenti, anche se moderati e soggetti ad <a href="http://blogs.state.gov/index.php/info/legal">una dettagliata policy</a>. Il governo Obama ha fatto ripartire il blog con molti aggiornamenti, una speciale attenzione ai social media e un <a href="http://twitter.com/dipnote">profilo dedicato su Twitter</a>. </p>
<p>Glassman spiega che questo processo di apertura, ormai in atto, è una cosa molto rischiosa da fare per il governo («siamo normalmente portati a volere il controllo» ammette nell&#8217;intervista). Ma parla anche dei progetti video avviati per il dipartimento della cultura affermando che non hanno idea di cosa succederà. Anche questa sarà una sfida per il ministro Clinton.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le culture americane in onda sulla Rtsi. Politica e non solo</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/09/28/le-culture-americane-in-onda-sulla-rtsi-politica-e-non-solo/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 08:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le politica americana in onda sulla Rtsi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="img alignright size-full wp-image-1072" style="width:200px;">
	<a href="http://www.rtsi.ch/trasm/usa08/welcome.cfm?idg=0&#038;ids=4311"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/09/rtsi_usa.jpg" alt="" width="200" height="583" /></a>
	<div>Culture americane su Rtsi.ch</div>
</div><br />
Il secondo canale della RadioTelevisione pubblica svizzera di lingua italiana (<a href="http://www.rtsi.ch/">Rtsi.ch</a>), ha messo online <a href="http://www.rtsi.ch/trasm/usa08/welcome.cfm?idg=0&#038;ids=4311">una serie di interviste/conversazioni sulle culture americane</a>, a partire dalla politica più o meno elettorale e dalla campagna elettorale tuttora in corso. </p>
<p>«<em>L’America può ancora esercitare influsso planetario e al tempo stesso suscitare passione e ammirazione? Come sono cambiate la cultura d’elite e quella popolare? E che ne è del tanto declamato melting pot? Nel quadro dell’operazione USA08 si vuole tentare di indagare sulla realtà culturale americana, snidando esempi e testimonianze originali, per rispondere almeno in parte a questi interrogativi</em>».</p>
<p>Segnaliamo le chiacchierate, condotte da <strong>Enrico Bianda</strong>, che hanno visto come tema centrale le trasformazioni della comunicazione elettorale e dello stesso elettorato Usa in vista delle presidenziali. Tra gli intervistati il &#8220;nostro&#8221; <a href="http://www.webgol.it">Antonio Sofi</a> </p>
<ul>
Ascolta: </p>
<li><a href="http://www.rtsi.ch/trasm/usa08/welcome.cfm?idg=0&#038;ids=4311&#038;idc=32362">Nuove forme di partecipazione politica</a> </li>
<li><a href="http://www.rtsi.ch/trasm/usa08/welcome.cfm?idg=0&#038;ids=4311&#038;idc=32395">Un approccio partecipativo</a> </li>
<li><a href="http://www.rtsi.ch/trasm/usa08/welcome.cfm?idg=0&#038;ids=4311&#038;idc=32764">L&#8217;elettorato di Barack Obama su Internet &#8211; il web 2.0</a></li>
</ul>
<p>e <a href="http://paferrobyday.net">Paolo Ferrandi</a>, giornalista della Gazzetta di Parma e blogger informatissimo sulle cose americane (qui i post su spindoc), con uno sguardo sulla stampa USA e sul successo europeo di Barak Obama. </p>
<ul>
<li>Ascolta: <a href="http://www.rtsi.ch/trasm/usa08/welcome.cfm?idg=0&#038;ids=4311&#038;idp=0&#038;flg=1#s4354">Lo spirito innovativo</a></li>
</ul>
<p>E altri come Mario Maffi e Massimo Teodori. Da ascoltare.</p>
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		<item>
		<title>La strategia di Obama: YouTube va preso seriamente</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/08/01/la-strategia-di-obama-youtube-va-preso-seriamente/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 13:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' inutile lamentarsi. Anche Internet va preso seriamente. Svelata la strategia YouTube di Obama: 50 addetti, video di qualità, velocità.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la tv è morta, YouTube non sta mica tanto bene. </p>
<p>Per il 2008 si prevedono 200 mln di dollari di profitto &#8211; poco secondo gli analisti, specie per un sito che è stato pagato qualche anno fa da Google ben 1,65 miliardi di dollari ed è oggi il leader indiscusso dei video online. Complicata è infatti la <em>traduzione</em> di questa centralità indiscussa in un modello di business profittevole &#8211; problema che affianca il destino di YouTube a quello di altri social network come Facebook.</p>
<blockquote><p>Sull&#8217;argomento Mediaset vs YouTube leggi <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/07/31/25/200807312501">rassegna stampa</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/07/31/20/200807312001">link</a> su Apogeonline.
</p></blockquote>
<p>In più dietro la porta di YouTube c&#8217;è la fila a batter cassa: dopo Viacom (1 miliardo di dollari), Nbc, Cbs, e la spagnola TeleCinco, anche Mediaset chiede 500 milioni di euro per presunte violazioni dei diritti d&#8217;autore sui programmi di proprietà del gruppo fondato da Berlusconi. </p>
<p>Eppure YouTube e politica vanno ancora d&#8217;accordo. </p>
<p>Il sito di video sharing è stato &#8211; pur se ampiamente annunciato &#8211; la <a href="http://www.spindoc.it/?s=youtube">sorpresa più convincente</a> delle primarie negli Stati Uniti. Tutti i politici hanno fatto ampio uso delle opportunità offerte dal portale, aprendo pagine dedicate dei loro video e spot ufficiali, o facendosi coinvolgere in progetti ibridi come quello <a href="http://www.spindoc.it/?s=CNN%2FYouTube">in collaborazione con la CNN</a>. Barack Obama vi ha costruito buona parte del successo online della sua vittoriosa campagna contro Hillary Clinton.</p>
<blockquote><p>Una strategia che ha ripagato il senatore dell&#8217;Illinois, vedi <a href="http://www.techpresident.com/youtube">statistiche su Techpresident</a>.</p></blockquote>
<p>Ora, in attesa della battaglia d&#8217;autunno contro McCain, si svelano i trucchi e le strategie architettate da Obama per vincere la battaglia comunicativa su YouTube. </p>
<p>Una strategia sintetizzabile con una battuta: <strong>Obama ha preso YouTube seriamente</strong>. </p>
<div class="img alignnone size-medium wp-image-815" style="width:300px;">
	<a href="http://www.youtube.com/user/BarackObamadotcom"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/08/obamayoutube-300x187.jpg" alt="Il canale di Barack Obama su YouTube" width="300" height="187" /></a>
	<div>Il canale di Barack Obama su YouTube</div>
</div>
<p>Ne dice <strong>Arun Chaudhary</strong>, trentaduenne &#8220;Obama&#8217;s YouTube guru&#8221; &#8211; come lo chiama <a href="http://www.alleyinsider.com/2008/7/obama-s-video-guru-speaks-how-we-owned-the-youtube-primary">Michael Learmonth sul Silicon Alley Insiderm</a> riportando le sue dichiarazioni:</p>
<p>«<em>Obama&#8217;s biggest advantage, Chaudhary said, was that his organization took video seriously from the start. The campaign has 50 staffers shooting, editing and posting video, most of it for online. Where Clinton would have just one staffer videotaping an event in Iowa, Obama often had five to provide multiple camera angles. They posted new video constantly, and quickly &#8212; 19 minutes from shoot to post, in one case. And they&#8217;d ping community voters via email to alert them to new video</em>».</p>
<p>Ecco quindi la strategia YouTube di Obama</p>
<ul>
<li><strong>Cinquanta gli addetti ai video</strong> (la maggior parte finiscono on line): a riprendere, editare, montare e postare sul canale di YouTube
</li>
<li>Laddove la Clinton, per un evento in Iowa, aveva un solo cameraman, <strong>Obama ne aveva cinque</strong> &#8211; che ovviamente garantivano molteplici punti di vista e un miglior risultato finale
</li>
<li><strong>Gran quantità di video</strong> postati continuamente (che ovviamente andavano anche ad alimentare altri luoghi online, come il blog) </li>
<li><strong>Velocità di pubblicazione</strong>: il record tra ripresa e pubblicazione è stato 19 minuti
</li>
</ul>
<p>La morale è quasi banale: talvota le cose non funzionano perché non le si prende abbastanza sul serio.</p>
<p>E&#8217; inutile lamentarsi che YouTube non funziona se poi &#8211; in YouTube o in altro servizio web &#8211; non si investe nemmeno una minima percentuale del budget di comunicazione. Anche il Web, nonostante le speranze pauperiste di molti, per diventare un successo, ha bisogno di impegno e risorse &#8211; economiche e professionali. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Personal Democracy Forum. Due resoconti.</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/07/22/personal-democracy-forum-due-resoconti/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 21:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pdf 2008. Due resoconti: dalla paura di vincere di Obama, alle timide prove 2.0 della destra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del <strong><a href="http://www.personaldemocracy.com/">Personal Democracy Forum</a></strong> tenutosi a New York il 23 e 24 giugno scorso abbiamo già scritto (c&#8217;è anche un live coverage della <a href="http://www.webgol.it/2008/06/23/pdf-2008-live-coverage-sort-of/">prima giornata</a> su Webgol, e uno della <a href="http://www.sergiomaistrello.it/2008/06/24/pdf2008-altri-appunti-sparsi/">seconda giornata</a> da Sergio Maistrello).</p>
<blockquote><p>Su <a href="http://personaldemocracy.blip.tv/posts?view=archive&#038;nsfw=dc">Blip.tv</a> ci sono le registrazioni degli interventi plenari dei due giorni.</p></blockquote>
<p>Altre due segnalazioni di due resoconti pubblicati su Chip &#038; Salsa del Manifesto, temporaneamente ospitato dall&#8217;inserto Alias &#8211; usciti il 12 luglio scorso, ed entrambi leggibili su <a href="http://www.visionpost.it/epolis">VisionPost</a></p>
<p>Il primo è a mia firma ed è stato intitolato &#8220;<a href="http://www.visionpost.it/epolis/obama-laudacia-della-rete.htm">Obama e l&#8217;audacia della Rete</a>&#8221; </p>
<p>Riporto qui le <a href="http://www.visionpost.it/epolis/obama-laudacia-della-rete.htm">conclusioni</a></p>
<p>«<em>Eppure, in casa democratica, c&#8217;è paura. Nonostante tutti i segnali positivi siano per Obama, e forse proprio per questo: è la difficoltà che spesso emerge nel gestire una situazione di vantaggio. L&#8217;uso di internet tende peraltro ad accentuare questa difficoltà. La rete, infatti, è perfetta per fare campagne arrembanti, in cui rincorrere un vincitore annunciato: nella umorale incontrollabilità dei suoi meccanismi, è perfetta per chi non ha niente da perdere. Uno dei rischi per Obama, è infatti al momento quello di pensare di aver già vinto, e perdere quel magico collegamento con le cose digitali (e non), e i politici sentimenti delle persone. Il consiglio giusto arriva ancora dalla Edwards, che in molti vedrebbero bene come vicepresidente nel ticket democratico: «Obama deve continuare a pensare di essere 15 punti sotto, e dover quindi recuperare qualcosa ogni giorno». Il partito democratico, Barack Obama e una certa cultura digitale e partecipativa con lui, non hanno ancora vinto.</em>»</p>
<p>Il secondo è a firma di Antonella Napolitano, dal titolo &#8220;<a href="http://www.visionpost.it/epolis/usa-timide-prove-di-destra-20.htm">Usa, timide prove di destra 2.0</a>&#8220;. Ne riporto l&#8217;inizio.</p>
<p>«Mark Soohoo non deve essersi trovato in una posizione facile quando si è visto costretto ad affermare che «John McCain è consapevole dell&#8217;esistenza di Internet» davanti a una platea come quella del Personal Democracy Forum. Nel panel che riuniva i responsabili delle campagne online dei candidati democratici e repubblicani alle primarie l&#8217;analfabetismo informatico del candidato repubblicano alla presidenza Usa (per cui Soohoo lavora) è inevitabilmente entrato nel dibattito. Anche perché la scarsa dimestichezza di McCain con le nuove tecnologie non è un caso isolato nel suo partito e nel modo in cui questo gestisce la propaganda politica». </p>
<p>Insomma tutto questo per dire: in autunno se ne vedranno delle belle.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Barack Obama, sei stato nominato</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/06/05/barack-obama-sei-stato-nominato/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 10:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barack Obama je la fatta. Si è autonominato, anche se ancora Clinton non concede la vittoria (questione di ore, e di trattative). Ora inizia il bello, e il vero: la sfida con McCain]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attesa, temuta, scontata o sofferta che sia è arrivata la <a href="http://my.barackobama.com/page/community/post/stateupdates/gG5Cr8">nomination</a> di <strong>Barack Obama</strong>.<br />
I numeri sono dalla sua come anche gran parte dei democratici. Ma non tutti.<br />
Per <strong>Hillary Clinton</strong> è una sconfitta dura da digerire &#8211; e forse con l&#8217;idea di trovare del margine per contrattare una buona resa ancora evita la concessione ufficiale della vittoria all&#8217;avversario (anche se mancherebbe poco all&#8217;<a href="http://www.nytimes.com/2008/06/05/us/politics/05dems.html?th&#038;emc=th">endorsement ufficiale</a>, e richiesto da tutto il partito)</p>
<div class="img " style="width:400px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/06/obamanomination.jpg" alt="L’annuncio della vittoria di Obama. Con l’immancabile pulsantino per donare: la campagna è appena iniziata…" width="400" height="272" />
	<div>L’annuncio della vittoria di Obama. Con l’immancabile pulsantino per donare: la campagna è appena iniziata…</div>
</div>
<p>Obama comunque non accusa il colpo, anzi coglie l&#8217;occasione e annuncia la sua candidatura in una sorta di auto proclamazione. Il piglio è già (continua ad essere) quello di un Presidente e immancabili arrivano i ringraziamenti al suo team, a chi ha creduto in lui ed alla forza del cambiamento in atto.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dtL-1V3OZ0c&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/dtL-1V3OZ0c&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>«Tonight I can stand here and say that I will be the Democratic nominee for the president of the United States of America»</em> (Oggi posso essere qui e dire che sarò il prossimo candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti): così dice di sè stesso il senatore di colore nella <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dtL-1V3OZ0c">Democratic Nomination Victory Speech</a></p>
<p>Come già in passato, il vittorioso Obama ringrazia anche la sua rivale Clinton: si complimenta con lei per la vittoria in South Dakota, le attribuisce l&#8217;onore e il riconoscimento di essere la donna che ha fatto una cosa che nessun altra ha fatto. Tutto questo appena prima di chiudere definitivamente il capitolo &#8220;avversari&#8221; con un sintetico: «<em>I am a better candidate for having had the honor to compete with Hillary Rodham Clinton</em>».</p>
<p>Insomma, Obama ringrazia, il Minnesota applaude ma forse il più contento di tutti è il defilato <strong>Mc Cain</strong>, almeno secondo l&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.com/ari-melber/media-doesnt-love-obama-a_b_104596.html">Huffington Post</a>. Quali ferite ha lasciato in Obama queste lunghe e faticose primarie? Davvero il senatore dell&#8217;Illinois è il miglior candidato possibile contro il placido repubblicano, che in questi mesi s&#8217;è riposato?</p>
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		<title>Guerra all&#8217;ultima gaffe tra Obama e Hillary</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 05:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse stanchi dalle prolungate primarie, i due candidati alla nomination democratica ne sparano di (più o meno) grosse: su storia, geografia e altre materie da licenza liceale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse stanchi per la lunghissima campagna elettorale, i due big democratici &#8211; nella scorsa settimana &#8211; hanno aperto una sfida a chi la spara più grossa.</p>
<blockquote><p>In un certo senso, <a href="http://www.cbsnews.com/sections/politics/fromtheroad/main502443.php?author=Fernando_Suarez&#038;dir=politics/fromtheroad"><strong>Fernando Suarez</strong></a>, autore di un celebre blog politico di <strong>CBS News</strong>, aveva lanciato un mezzo avviso ad <strong>Hillary Clinton</strong>: Hillary, da un po’ di tempo le stai sparando un po’ troppo grosse. </p></blockquote>
<p>Il popolare giornalista, infatti, nei giorni scorsi si era mostrato scettico sui proclami ottimistici lanciati dall’ex first lady, <a href="http://www.cbsnews.com/blogs/2008/05/28/politics/fromtheroad/entry4130842.shtml">auto-dichiaratasi</a> &#8220;<em>il candidato migliore secondo ogni sondaggio, ogni analisi e ogni ricerca condotta negli Stati che i democratici devono vincere a novembre contro il rivale repubblicano John McCain</em>&#8220;. Dalle colonne virtuali del suo blog, Suarez aveva stigmatizzato anche un paio di pesanti gaffes della Clinton, come il paragone tra l&#8217;impasse sui delegati in Michigan e Florida e la battaglia dei suffragisti e l’imbarazzante analogia tra le primarie nei due stati e elezioni fraudolente svoltesi in Zimbabwe.</p>
<p>Ma l’avvertimento a fare attenzione non è forse stato colto. E l’ex first lady se ne uscita con questa <a href="http://www.nypost.com/seven/05232008/news/nationalnews/why_hill_wont_drop_out__bobby_kennedy_wa_112232.htm">confusa dichiarazione</a>, che a molti è apparsa come una velata (manco troppo!) allusione ad un possibile attentato mortale al rivale <strong>Barack Obama</strong>. </p>
<blockquote><p>E il video che segue è già diventato un macca da <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=185">antologia</a></p></blockquote>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5vyFqmp4wzI&#038;hl=it"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5vyFqmp4wzI&#038;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Apriti cielo! Malgrado le pronte scuse di Hillary e le precisazioni del suo staff, sono piovute le accuse di quanti già da tempo vedono nella senatrice di New York l’ispiratrice di possibili attentati ai danni di Obama. E, quantomeno, Hillary è sicuramente apparsa a molti come un uccellaccio del malaugurio.</p>
<blockquote><p>Ma, quasi volesse riequilibrare la situazione, anche Obama è caduto vittima di un’altrettanto clamorosa gaffe. </p></blockquote>
<p>All’inizio della settimana, durante un discorso commemorativo al Memorial Day, Obama ha ricordato commosso suo zio, membro di un battaglione americano che, alla fine della seconda guerra mondiale, aveva liberato i prigionieri dal <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/05/27/obamas_uncle_and_the_liberatio.html">campo di concentramento di Auschwitz</a>. Piccolo particolare: il tristemente celebre lager è stato liberato dai sovietici, e non dagli americani. Imbarazzo fortissimo e poi la precisazione dello staff del senatore dell’Illinois: il famoso zio ha effettivamente liberato un campo di prigionia, ma a Buchenwald.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SV1sxq8mqvA&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/SV1sxq8mqvA&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Insomma, problemi con la storia e la geografia, o panzana? Il dubbio si affaccia, anche perché l’episodio ricorda un po’ la <a href="http://www.nypost.com/seven/03312008/news/worldnews/from_bad_to_verse_for_hill_104288.htm">sparata sull’eroica Hillary</a> che atterrò a Sarajevo sotto il tiro dei cecchini… quando la guerra era praticamente finita. </p>
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		<title>Tra i due litiganti, il terzo… Gore?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 08:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra Obama e Clinton, lo spettro di Al Gore. Tra pesci di aprile e placide attese: avrà qualche ruolo nel futuro prossimo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Barack Obama</strong> e <strong>Hillary Clinton</strong> deve essere andata di traverso la colazione quando, lo scorso 1° aprile, il sito di informazione indipendente Grist ha diffuso la notizia bomba della discesa in campo di <strong>Al Gore</strong> come <a href="http://www.grist.org/news/2008/04/01/gore_prez/">candidato indipendente</a> alla Casa Bianca, in team con il <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/12/bloomberg-da-wall-street-alla-casa-bianca-il-passo-e-ancora-lungo/">sindaco di New York <strong>Michael Bloomberg</strong></a>. I due racers democratici, probabilmente, hanno evitato l’infarto solo grazie alla <a href="http://grist.org/news/2008/04/01/april_fools/">nota a fine pagina che gridava “pesce d’aprile!”</a>.</p>
<blockquote><p>E’ stato il senatore nero dell’Illinois il primo a tentare il colpaccio, dichiarando che sarebbe felice di attribuire un ruolo di primissimo piano all’ex vicepresidente. </p></blockquote>
<p>Tuttavia, onde evitare brutti scherzi, Obama e Clinton hanno cominciato a pensare al modo di spazzare dall’orizzonte questa minaccia. Il posto giusto di Gore, secondo Obama, è <a href="http://www.usatoday.com/news/politics/election2008/2008-04-02-obama-gore_N.htm">un mandato speciale per combattere l’effetto serra</a>. Un doppio slam, che non solo sistemerebbe Gore fuori dalla competizione, ma lo arruolerebbe anche tra la fila dei big schierati con Obama. Giochi fatti, quindi? Per il momento Gore nicchia e attende il rilancio da parte della signora Clinton.</p>
<div class="img " style="width:250px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/04/250px-al_gore_nobel.jpg" alt="Al Gore riceve il premio Nobel per la pace" width="250" height="374" />
	<div>Al Gore riceve il premio Nobel per la pace</div>
</div>
<p>Il corteggiamento serrato di Gore la dice lunga sulle potenzialità del personaggio. Da qualche settimana, il famoso giornalista <strong>Joe Klein</strong> propone l’ipotesi di una candidatura Gore dalle <a href="http://www.time.com/time/politics/article/0,8599,1725678,00.html">pagine del Time</a> e l’idea inizia a fare breccia. I punti a favore di Gore sono numerosi: la fama internazionale conquistata soprattutto dopo il Nobel; l’enorme prestigio di cui Gore gode nel partito; la possibilità di accedere a notevoli fonti di finanziamento (anche personali); lo stallo nella guerra fratricida in casa Democratica che rischia di avvantaggiare i Repubblicani; il titolo di presidente mancato &#8220;per un soffio&#8221;, visto che nel 200 solo 285 voti della Florida (con puzza di brogli) lo tennero lontano dalla Casa Bianca.</p>
<blockquote><p>Ma Gore pensa davvero alla Casa Bianca? Per il momento dice di <a href="http://www.cbsnews.com/stories/2008/03/27/60minutes/main3974389.shtml">non voler sentir nemmeno parlare delle primarie</a>. Ma pochi gli credono. </p></blockquote>
<p>Joe Klein ritiene che i super delegati democratici seguirebbero in massa una candidatura Gore, e che un ticket con Obama vice-presidente raggiungerebbe un quorum altissimo. Anche i normali elettori guardano con interesse a Gore, stanchi della baruffa tra Clinton e Obama e spaventati dall’ipotesi che le divisioni interne portino ad una sconfitta da parte dei GOP.</p>
<p>Ma davvero la Clinton e Obama si farebbero da parte dopo l&#8217;estenuante corsa degli ultimi mesi? E nemmeno starebbe in piedi una candidatura indipendente: troppo tardi per una campagna elettorale, troppo lacerante la guerra con il partito dell&#8217;asinello. Per adesso, Gore guarda, ascolta, valuta, attende. Il tempo gioca a suo favore. Intanto, si gode tranquillo i milioni di dollari accumulati con le conferenze sull’ambiente e con la sua <a href="http://current.com/">tv via Internet</a>.<br />
Non c&#8217;è nessuna fretta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hillary e la menzogna (che alle donne costa di più)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 20:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Cedroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Bill Clinton mente sul sesso. Hillary su tutto il resto», questa accusa di Dick Morris esemplifica la nomea di bugiarda di Hillary Clinton. Per la menzogna circa la missione in Bosnia ma non solo. Forse anche perché è donna?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai da più di due settimane ciò che sta esacerbando la campagna di <strong>Hillary Clinton</strong> sono le accuse rivoltele di essere una «bugiarda congenita» – per dirla con <strong>William Safire</strong> del New York Times, che di linguaggio politico se ne intende (si veda il <a href="http://www.amazon.com/Safires-Political-Dictionary-William-Safire/dp/0679420681">Safire’s Political Dictionary</a>, 2008) e sa anche quanto questa nomea valga in politica e molto più in campagna elettorale.</p>
<p>La senatrice Hillary Clinton ha già ricevuto ripetute volte questa accusa – rafforzata anche da un certo pregiudizio sessista sul fatto che le donne siano maestre nel mentire. Ma questa volta l’accusa è reiterata e non sporadica.</p>
<blockquote><p>Sant’Agostino docet, <a href="http://www.treccani.it/site/Scuola/nellascuola/area_scienze_umane/archivio/filosofia/3.htm">in materia di menzogna</a>, con tanto di casistica e tipologia nel &#8220;De Mendacio&#8221;.</p></blockquote>
<p>Qualche giorno fa <strong>Christopher Hitchens</strong> l’ha definita (<a href="http://www.slate.com/id/2187780/">The Tall Tale of Tuzla</a>) una «patologica bugiarda». Hitchens sostiene che le menzogne di Hillary rientrano nel doppio genere della <strong>suggestio falsi</strong> e della  <strong>suppressio veri</strong>, una forma di menzogna, quest&#8217;ultima (il &#8220;<em>misspoken</em>&#8220;), più grave e più seria, giacché il parlante omette di dire la verità per nascondere una cosa che invece è vera. </p>
<div class="img " style="width:454px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/04/clintonbosnia.jpg" alt="Greeting ceremony, Tuzla military airport, Bosnia, March 25, 1996 (via Washigton Post)" width="454" height="305" />
	<div>Greeting ceremony, Tuzla military airport, Bosnia, March 25, 1996 (via Washigton Post)</div>
</div>
<p>Ecco i <a href="http://blog.washingtonpost.com/fact-checker/2008/03/hillarys_balkan_adventures_par.html">fatti</a>. Il 17 marzo scorso, la senatrice ha raccontato di quando atterrò in Bosnia, all’aeroporto di Tuzla, sotto il fuoco dei cecchini. Era il marzo del 1996, quando ormai la fase tragica e più acuta della guerra era superata e non c`era più alcun rischio reale. E allora perché mentire?</p>
<p>Secondo <a href="http://www.slate.com/id/2187780/">Hitchens</a> la senatrice potrebbe aver mentito </p>
<ul>
<li>senza esserne cosciente</li>
<li>potrebbe aver ceduto alle fantasie di un finto glorioso passato</li>
<li>entrambe le cose.</li>
</ul>
<blockquote><p>E non è tanto il fatto in sé, ma le conseguenze che questa accusa sta portando proprio nel momento cruciale di questa campagna elettorale. </p></blockquote>
<p> Sta di fatto che non solo gli organi a stampa, ma anche gli altri media, come la <strong>CBS</strong> e poi <strong>YouTube</strong>, hanno fornito la loro versione degli eventi.</p>
<p>Tutti i blog anti-Hillary ne hanno approfittato per mettere in ridicolo, ancora una volta, la sua candidatura. Una miriade di storielle, piccole o grandi “bufale” (sigh!),  balle, “chiamatele come volete” – scrivevo qualche tempo fa su webgol.it (&#8220;<a href="http://www.webgol.it/2006/10/10/la-politica-che-mente-sapendo-di-mentire/">La politica che mente sapendo di mentire</a>&#8220;, 10.10.2006) – che credo, difficilmente lasceranno illesa la senatrice Clinton. Forse sarà proprio questa la classica goccia che farà traboccare il vaso di una campagna già molto compromessa.</p>
<p>Anche perchè rivolta alle donne, verso le quali <strong>questa accusa raddoppia la sua efficacia</strong>. Con un effetto <em>moltiplicatore</em>, come dimostrato dalle affermazioni di <strong>Dick Morris</strong>, uno dei più acerrimi nemici della candidatura di Hillary Clinton, un tempo fidato consigliere dei Clinton, nel suo libro “<a href="http://www.amazon.com/Rewriting-History-Dick-Morris/dp/0060736682">Rewriting History</a>” scrive: «<strong>Bill Clinton mente sul sesso. Hillary su tutto il resto</strong>». </p>
<p><em>[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/result_scrittori.asp?scrittore=Cedroni+Lorella&#038;idaff=0">vari saggi</a> sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica (di genere e non solo). Si trova in questo momento negli Stati Uniti come visiting professor. as]</em></p>
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		<title>Lo spot del &#8220;3 a.m. call&#8221; diventa una parodia televisiva</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 13:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spot del "3 a.m. call" diventa una spassosa parodia televisiva. Il video dal Saturday Night Live.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una risata seppellisce la tensione. Era inevitabile, e anche auspicabile, a dir la verità. La <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/chi-vorresti-al-telefono-obama-o-clinton/">guerra degli spot</a> sul &#8220;<strong>3 a.m. phone call</strong>&#8221; si chiude ironicamente con una spassosa parodia mandata in onda lo scorso week end dal <strong><a href="http://www.nbc.com/Saturday_Night_Live/">Saturday Night Live Show</a></strong>.</p>
<blockquote><p>I sosia ingaggiati dalla trasmissione raccontano un futuro in cui Obama è presidente e, nel cuore della notte, chiama Hillary spaventato da una tremenda crisi interplanetaria. </p></blockquote>
<p>Russi, coreani del nord, iraniani e <strong>Hugo Chavez</strong> si sono messi d&#8217;accordo e minacciano l&#8217;America. <strong>Barack Obama</strong> è disperato: sembravano così brave persone&#8230; <strong>Hillary Clinton</strong>, con tanto di maschera anti-rughe, pazientemente detta la sua lezione di diplomazia e politica estera (è lei il candidato che vanta la maggiore esperienza, mentre Obama piagnucola di non averne). La Clinton improvvisa un piano di reazione, mentre Obama ha perfino difficoltà a prendere appunti. E quando Hillary lo invita a coinvolgere il suo consigliere per la sicurezza, si lamenta che nemmeno lui ha esperienza.</p>
<p><embed allowNetworking="all" allowScriptAccess="always" src="http://widgets.nbc.com/o/4727a250e66f9723/47df09b24d35a197" width="384" height="316" quality="high" wmode="transparent" id="W47df09b24d35a197" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash"> </embed></p>
<p><br/>Alla fine, l&#8217;ex first lady fa notare che si è un po&#8217; rotta di essere svegliata a tarda notte e che, se la sua consulenza deve continuare, magari sarebbe il caso fosse pagata. Soprattutto perchè Obama non sembra capace di fare nulla senza di lei: nemmeno accendere la caldaia o smettere di fumare.</p>
<p>La clip fa parte di una <a href="http://www.cbsnews.com/blogs/2008/03/10/politics/horserace/entry3921424.shtml">serie di parodie</a> andate in onda negli ultimi giorni che, complice anche la pausa elettorale (si riparte il 22 aprile con la Pennsylvania, fatta eccezione per la tappa poco importante di Guam) sta aiutando non poco a smorzare i toni del confronto interno al partito Democratico che rischiavano di farsi davvero troppo accesi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Clinton, Obama, la Pennsylvania e il fattore R</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 23:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Germani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fattore "R" è il fattore "Religione", finora quasi assente dalle combattute primarie democratiche. Qualcosa cambierà in vista delle primarie in Pennsylvania?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La religione irrompe inaspettatamente nella campagna elettorale. Un potenziale vantaggio per <strong>Hillary Clinton</strong>?</p></blockquote>
<p>Sapete chi è <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeremiah_Wright">Jeremiah Wright</a></strong>? Innanzitutto un pastore nero, guida carismatica della <strong><a href="http://www.tucc.org/">Trinity United Church of Christ</a></strong> di Chicago. In secondo luogo – ma è questo quello che conta di più &#8211; un potenziale grosso problema per <strong>Barack Obama</strong>.</p>
<p>Il pastore Wright e il candidato Obama sono molto legati. Non solo perché si conoscono da quasi un ventennio e tutta la famiglia Obama frequenta regolarmente la chiesa del reverendo a Chicago. Ma anche perché, al momento della sua candidatura alle primarie presidenziali per il partito Democratico, il senatore nero dell’Illinois ha indicato proprio Wright come sua guida spirituale.</p>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/obamawright.jpg" alt="Barack Obama con Jeremiah Wright, il contestato pastore di Chicago" /> <em>(Nella foto: Barack Obama con Jeremiah Wright, il contestato pastore di Chicago) </em></p>
<p>Nelle ultime settimane, <strong>Jeremiah Wright</strong> è salito alla ribalta per le sue dichiarazioni controverse in campo sociale, culturale, politico, razziale e religioso. Si è espresso a favore dell’aborto, ha accusato il Governo americano di <a href="http://www.democraticunderground.com/discuss/duboard.php?az=show_mesg&#038;forum=132&#038;topic_id=5066692&#038;mesg_id=5066692">diffondere volontariamente l’AIDS</a> per uccidere i neri e di essere <a href="http://elections.foxnews.com/2008/03/14/obamas-spiritual-adviser-questioned-us-role-in-spread-of-hiv-sept-11-attacks/">direttamente responsabile dell’11 settembre</a>, ha incitato al <em>black power</em> e ha invitato Dio a <a href="http://abcnews.go.com/Blotter/story?id=4443788&#038;page=1">maledire l’America bianca</a> e, soprattutto, ha inveito <a href="http://www.nytimes.com/2007/04/30/us/politics/30obama.html?pagewanted=all">violentemente contro ebrei</a> e cattolici e vagheggiato <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/02/26/obamas_ohio_grilling.html">una sorta di alleanza</a> tra i protestanti neri e i musulmani. </p>
<p>Sta così entrando in gioco in questo ultimo scorcio di campagna elettorale il “<strong>fattore R</strong>”; dove ovviamente R sta per religione. Proprio le prese di posizione razzial-religiose di Wrigth rischiano di mettere in serio imbarazzo Obama, soprattutto a causa della campagna di enfasi montata ad arte da due (fra i pochissimi) quotidiani a lui ostili: il <strong>Wall Street Journal</strong> e il <strong>New York Post </strong>. </p>
<p>Un fenomeno del tutto inaspettato, perché – almeno fino a questo momento &#8211; numerosi elementi limitavano l’appeal di questa <em>issue</em>, specie in campo democratico. Innanzitutto, l’elettorato liberal è scarsamente attratto dalla tematica religiosa, propende per la laicità e, proprio su questo fronte, si differenzia nettamente dai GOP e soprattutto dalle tendenze <em>teocon</em>. Inoltre, finora la questione razziale e quella religiosa apparivano troppo pericolosamente mescolate (le <a href="http://www.huffingtonpost.com/2008/03/11/obama-ferraro-race-flap-r_n_91047.html">recenti disavventure</a> dello staff di <strong>Hillary Clinton</strong> la dicono lunga). Infine, l’<em><a href="http://www.spindoc.it/?s=obamamania">Obamamania</a></em> ha saputo progressivamente imporsi come una sorta di nuovo culto unificante che travalica le differenze originarie tra credenze religiose.</p>
<blockquote><p>Una ghiotta occasione per <strong>Hillary Clinton</strong>, soprattutto in vista del 22 aprile, quando saranno in gioco i 188 delegati della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pennsylvania">Pennsylvania</a>.</p></blockquote>
<p>Fino a pochi giorni fa, le polemiche di stampo religioso trovavano quindi scarso appiglio e, anzi, sembravano infastidire l’opinione pubblica. Non a caso, le diatribe sulle foto del giovane Obama in <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/voci-e-rumors-elettorali-a-chi-turba-il-turbante-di-obama/">costume tradizionale islamico</a> e sul presunto flirt politico tra il senatore nero e il leader dei musulmani afro-americani, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Louis_Farrakhan">Louis Farrakhan</a></strong>, hanno riscosso scarso interesse. Ma si affaccia ora l’ipotesi di una svolta. Cerchiamo, quindi, di capire come l’ex first lady potrebbe sfruttare l’affaire Jeremiah Wright</p>
<ul>
<li>Obama ha visto intaccata la sua immagine dopo essere stato costretto a <a href="http://blogs.wsj.com/washwire/2008/03/14/obama-repudiates-preachers-statements"><strong>ripudiare un uomo</strong> che è suo vecchio amico</a>, consigliere e pastore della sua chiesa</li>
<li>Hillary appare estranea alla polemica: il che gli consentirà meglio di orchestrarla (dietro le quinte) a suo favore. Anzi, la Clinton può addirittura lamentarsi di essere <strong>vittima di alcuni durissimi attacchi</strong> da parte di Wright.</li>
<li>In Pennsylvania ci sono molti cattolici (il <strong>33% della popolazione</strong>): la <strong>Trinity United Church of Christ</strong> ha posizioni morbide sull’aborto (lo stesso Obama, fervente adepto, è pro-choice) ed è favorevole ai diritti gay. Esattamente ciò <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/us_elections/article3555561.ece">che non piace a chi segue gli insegnamenti</a> della Chiesa di Roma.</li>
<li>In Pennsylvania ci sono molti italoamericani (circa <strong>l’8% della popolazione</strong>, che ha espresso ben 5 membri dell’attuale Congresso): una delle affermazioni più scandalose di Wright è quella che romani, bianchi e italiani, non solo uccisero Gesù, ma vollero anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=iPjVp3PLnVs">ingannare il mondo affermando che era bianco</a>, mentre era nero.</li>
<li>La Trinity United Church of Christ sostiene il potere della Black Nation: accostato a Wright, Obama rischia improvvisamente di sembrare &#8220;troppo nero&#8221;. Soprattutto agli occhi dei numerosissimi ispanici che vivono in Pennsylvania. Senza contare che circa l’<strong>87%</strong> degli abitanti della Pennsylvania sono <strong>bianchi di origine europea</strong> (tedeschi, irlandesi, italiani). </li>
</ul>
<blockquote><p>Intanto Obama si dissocia <a href="http://www.huffingtonpost.com/barack-obama/on-my-faith-and-my-church_b_91623.html">veementemente</a>: «Let me say at the outset that I vehemently disagree and strongly condemn the statements that have been the subject of this controversy». (via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/03/i-vehemently-di.html ">paferro</a> e <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2008/03/15/wright-decision/">camillo</a>)</p></blockquote>
<p> Hillary ha già messo al lavoro il suo staff. L&#8217;occasione non va persa. Tanto più che, a favore della riscoperta centralità del “fattore R” – e, quindi, a potenziale vantaggio della Clinton &#8211;  giocano anche le vicende del fronte repubblicano, alle prese con un revival <em>teocon</em>. Crescono, infatti, le pressioni della destra religiosa per una designazione del pastore <strong>Mike Huckabee</strong> come vicepresidente in pectore e, contemporaneamente, <strong>John McCain</strong> deve anche fare i conti con le controverse dichiarazioni del suo consigliere spirituale, il reverendo <strong>Rod Parsley</strong>, che negli ultimi giorni si è duramente espresso contro omosessuali, &#8220;industria dell&#8217;aborto&#8221; e religione islamica.</p>
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		<title>Hillary vince nelle conference call (e perde nell&#8217;agenda)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 14:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hillary Clinton vince nelle conference call (lunghe, collaborative e laboriose), ma perde nell'agenda degli appuntamenti - fornita sempre all'ultimo minuto. Due riflessioni sugli strumenti di campaigning rivolti al rapporto con i media.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo su <a href="http://www.politico.com">Politico.com</a> due interessanti sguardi da insider al modo con il quale le campagne USA comunicano con i media; snodo di campaigning spesso meno &#8220;visibile&#8221; della comunicazione persuasiva/seduttiva rivolto all&#8217;elettorato, o anche della comunicazione cd &#8220;interna&#8221;, diretta alla macchina organizzativa. Meno visibile anche perché fa parte di una sorta di ritualità da &#8220;addetti ai lavori&#8221;.</p>
<p>E allora va a finire che Hillary Clinton vince nelle conference call e perde nello scheduling dell&#8217;agenda.</p>
<blockquote><p>The near-daily conference calls are forums for the Clinton campaign to deliver a message to a captive audience and for reporters to try to drag them off that message (<a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9044.html">politico.com</a>)</p></blockquote>
<p> Ecco la strategia delle conference calls di <strong>Hillary Clinton</strong>, descritte in questa cronaca di <strong>Ben Smith</strong> e <strong>Avi Zenilman</strong>: <a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9044.html">Clinton&#8217;s attacks are delivered over the phone</a>. Sono lunghe conferenze in cui la campagna di Clinton si dispone di buon grado a rispondere a tutte le domande, in un&#8217;ottica di massima disponbilità verso la stampa &#8211; laddove le quelle di <strong>Barack Obama</strong> sono molto più brevi e unilaterali.</p>
<p>E invece, scrive sempre su <a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9043.html">Politico.com</a> <strong>Beth Frerking</strong>, l&#8217;agenda degli appuntamenti della Clinton «<a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/9043.html">is a campaign mystery</a>», è un mistero. Non si riesce ad avere l&#8217;agenda completa della ex-first lady con adeguato preavviso (laddove in questo caso Obama si comporta un po&#8217; meglio, e spesso fornisce la propria con giorni d&#8217;anticipo): e l&#8217;agenda del candidato è ovviamente un fondamentale strumento del lavoro di copertura giornalistica. Tutto è all&#8217;ultimo momento utile. «Deliberate strategy or mere disorganization?» si chiede Politico.com. Il rischio è quello che i veri reporter non hanno tempo e agio di coprire la campagna con belle storie &#8211; lasciando la copertura a cronache last-minute.</p>
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		<title>Scandali e politica. La Dresda multimediale di Spitzer</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 19:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ferrandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scandali e politica a braccetto negli USA. Il caso Eliot Spitzer, governatore di New York e superdelegato. Tra inchieste federali e pubbliche vergogne, con il rischio che l'onda lunga piombi anche sulle primarie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“<strong>Ma, allora Dio esiste!</strong>” &#8211; è il <a href="http://dealbook.blogs.nytimes.com/2008/03/10/wall-street-on-spitzer-there-is-a-god/">commento anonimo</a> alle notizie riguardanti il governatore di New York, raccolto da un reporter della CNBC.</p></blockquote>
<p><strong>Eliot Spitzer</strong>, il governatore democratico dello stato di New York, non è stato mai molto amato a <strong>Wall Street</strong>, ma solo ieri si è capito quanto profondo fosse l’odio di cui era oggetto. </p>
<p>E’ accaduto quando i cronisti sono andati a chiedere commenti agli operatori di borsa, oggetto delle durissime inchieste di Spitzer. E sono stati investiti da un’ondata di maligna soddisfazione. </p>
<h3>Un reato chiamato &#8220;structuring&#8221;, all&#8217;interno di una inchiesta sulla prostituzione</h3>
<p><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/spitzer.jpg" alt="Spitzer in copertina del tabloid Newsday. Curiosamente anche gli altri tabloid hanno scelto questa smorfia del governatore di NY." /><em><font size="-2">(Nella foto: Spitzer in copertina del tabloid <a href="http://www.newsday.com/">Newsday</a>. Curiosamente anche gli altri tabloid hanno scelto questa smorfia del governatore di NY.)</em></font></p>
<p>Ma andiamo con ordine. Spitzer ieri è stato coinvolto in un’inchiesta federale su un giro di <strong>prostituzione di alto bordo</strong>. Non è uno sfruttatore, ma un semplice cliente – nei verbali è identificato come “<em>client 9</em>” – e il reato ipotizzato per lui è assolutamente barocco. </p>
<p>Sembra che l’accusa a suo carico sia quella di aver occultato – attraverso una serie di passaggi finanziari – il reale motivo di un trasferimento di denaro. Un reato chiamato “<em>structuring</em>”. E che deriva dalla sua paranoia da investigatore. Infatti, se avesse pagato normalmente con la carta di credito, la sua banca non avrebbe allertato, come sembra abbia fatto, l’<strong>IRS</strong> (l’equivalente dell’Agenzia delle entrate) che a sua volta ha messo in moto l’<strong>FBI</strong>. </p>
<p>Cercavano prove di un passaggio di bustarelle. Hanno trovato un politico che quando andava a Washington a testimoniare al Congresso non trovava disdicevole passare un paio d’ore al <strong>Mayflower</strong> – l’albergo del potere dove era solito prendere i pasti <strong>J. Edgard Hoover</strong> &#8211; con una “<em>escort</em>”, “<em>pretty and petite</em>”.  E, stando ai verbali, sembra pure che avesse gusti “difficili”. Capricci che  la ragazza (di nome <strong>Kristen</strong>) però sembra abbia soddisfatto al meglio. O almeno questo è quello che lei <a href="http://abcnews.go.com/Blotter/story?id=4424507&#038;page=1">assicura</a> in una telefonata – intercettata – alla  maitresse. </p>
<h3>Il passo falso di Mr Clean, moralista molto ambizioso</h3>
<blockquote><p>Spitzer aveva anche distrutto un giro di prostituzione a Staten Island e nella conferenza stampa si era compiaciuto di ricordare quanto squallido fosse il commercio di favori sessuali.</p></blockquote>
<p> Il fatto è che Spitzer non è un <strong>Cosimo Mele</strong> qualsiasi, ma “<em>Mr. Clean</em>”, il Cavaliere senza macchia che &#8211; secondo la leggenda diffusa dai media – aveva ripulito le stalle di <strong>Wall Street</strong>, anche se con metodi non ortodossi. Sembra infatti che l’ufficio di Spitzer – che era “<em>attorney general</em>” di <strong>New York</strong> – passasse materiale compromettente  raccolto nelle inchieste ai cronisti amici per mettere in cattiva luce gli indagati, tutti “pescecani” di Wall Street. </p>
<p>Insomma un moralista molto ambizioso, di quelli che è bello veder cadere dal piedistallo. E la sua caduta è stata devastante. Il <strong>New York Times</strong> ha messo una squadra di giornalisti al lavoro per tutto il week-end (la notizia dei primi arresti è di venerdì scorso) e ieri ha fatto uscire lo scoop sul suo sito, senza aspettare di stamparlo sulla prima pagina e rinunciando, in questo modo, all’esclusiva. Da quel momento è stato un crescendo.<br />
Prima le <a href="http://cityroom.blogs.nytimes.com/2008/03/10/247-cable-eye-turns-to-new-york/index.html?hp  ">tv all news</a>, poi la <a href="http://www.nytimes.com/2008/03/10/nyregion/10cnd-comments.html?hp">Rete</a> e  i comici dei <a href="http://cityroom.blogs.nytimes.com/2008/03/11/the-late-night-take-on-spitzer/index.html?ex=1362974400&#038;en=edfc2980b7caecc3&#038;ei=5088&#038;partner=rssnyt&#038;emc=rss">talk show serali</a>. E alla mattina i <a href="http://gawker.com/5003686/top-these-spitzer-headlines">tabloid</a>.<br />
Una tempesta mai vista e che dà l’idea della forza della nuova struttura dell’informazione in cui il flusso si distribuisce su una miriade di canali.<br />
Un bombardamento a tappeto.<br />
Una <strong>Dresda multimediale</strong>.  </p>
<h3>La pubblica vergogna (con moglie a fianco) non basta</h3>
<blockquote><p>Tutti chiedono sacrifici più sostanziosi e più sostanziali. Altro che conferenze stampa: le dimissioni alla fine arriveranno.</p></blockquote>
<p>Il governatore per ora ha cercato di limitare il danno con una breve conferenza stampa a fianco della moglie. Un classico in cui sembra che ormai sia codificato anche il modo di vestire della cornificata: vestito azzurro e filo di perle. A volte, quando  la vergogna è troppa, occhiali neri. L’unica che si distacca dal cliché è come al solito Hillary che a fianco di Bill – che sta confessando l’affaire con <strong>Monica Lewinsky</strong> – ha un vestito <a href="http://boinkology.com/2008/03/10/what-to-wear-when-you-tell-the-world-youve-been-cheating/">giallo squillante</a>. Ma gli editoriali dei “<em>quality newspapers</em>”  – durissimo per esempio il <strong><a href="http://online.wsj.com/article/SB120519359147125705.html?mod=loomia&#038;loomia_si=t0:a16:g2:r1:c0.226881">Wall Street Journal</a></strong> &#8211; chiedono sacrifici più sostanziosi dell’aver accettato la vergogna pubblica. </p>
<div class="img " style="width:475px;">
	<a href="http://boinkology.com/2008/03/10/what-to-wear-when-you-tell-the-world-youve-been-cheating/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/cornificate.jpg" alt="Collage di immagini delle conferenze stampa di pubbliche scuse - c’è anche quella, famosissima, dei Clinton" width="475" height="305" /></a>
	<div>Collage di immagini delle conferenze stampa di pubbliche scuse - c’è anche quella, famosissima, dei Clinton. Via Boinkology</div>
</div>
<h3>Ricadute sulla campagna delle primarie democratiche.</h3>
<blockquote><p>Spitzer è un superdelegato democratico, con simpatie per Hillary (ma tiepide)</p></blockquote>
<p>Resta da analizzare la ricaduta dell’affaire Spitzer sulla campagna democratica. Il governatore di New York è un superdelegato e appoggia <strong>Hillary Clinton</strong>. Ma durante tutta la campagna ha mantenuto un basso profilo, anche se è riuscito a mettere in imbarazzo HRC con la sua proposta di una patente di guida valida per gli immigrati clandestini. Questo tiepido appoggio è una fortuna per Hillary che, comunque, si trova tra le mani una bomba a tempo sicuramente più devastante di quanto sia l’<a href="http://www.slate.com/blogs/blogs/trailhead/archive/2008/03/10/clinton-spitzer-fallout.aspx">affaire Rezko</a> per <strong>Barack Obama</strong>. </p>
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		<title>Girl seen in Clinton&#8217;s &#8217;3 a.m.&#8217; ad supports Obama</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 08:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bambina di otto anni nello spot di Hillary, beh: ora ha diciotto anni e supporta Obama...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate lo spot delle 3 a.m. o detto anche <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/chi-vorresti-al-telefono-obama-o-clinton/">format dei 7 minuti</a>? E&#8217; un format pensato per suggerire il candidato con migliore attitudine al comando &#8211; maggiormente presidenziale, deciso, competente, sicuro di sé. La domanda sottesa dello spot (usato recentemente dalla Clinton e replicato da Obama) è: <em>chi vorresti che ci fosse all’altro capo del telefono se alle 3 di notte c&#8217;è una crisi internazionale</em>?</p>
<p>Secondo molti anche grazie a questa strategia aggressiva <strong>Hillary Clinton</strong> è riuscita a sopravanzare Obama in <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/06/lo-spin-matematico-e-le-due-americhe-democratiche/">Texas e Iowa</a>. </p>
<blockquote><p>Le riprese originarie erano state girate dieci anni fa per uno spot di una compagnia ferroviaria e la campagna di Hillary le aveva comprate da Getty Images.</p></blockquote>
<p>Ora però, e valga come chiosa leggera e come dimostrazione delle mille insidie comunicative di una campagna elettorale, la CNN <a href="http://www.cnn.com/2008/POLITICS/03/10/clinton.ad.obama.ap/index.html">ha intervistato</a> la bambina di otto anni protagonista proprio di quel video: ora ha 18 anni e supporta Obama! </p>
<p>La ragazza, che si chiama <strong>Casey Knowles</strong>, ha avuto contatti con la campagna di Obama e afferma che potrebbe anche girare un contro-spot con Barack: &#8220;<em>They thought that was really funny. They actually might take me up on it</em>&#8220;.</p>
<p>LINK: <a href="http://www.cnn.com/2008/POLITICS/03/10/clinton.ad.obama.ap/index.html">Girl seen in Clinton&#8217;s &#8217;3 a.m.&#8217; ad supports Obama</a></p>
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		<title>Obama vince le primarie su Wikipedia</title>
		<link>http://www.spindoc.it/2008/03/06/obama-vince-le-primarie-su-wikipedia/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 16:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Obama vince le primarie su Wikipedia. A febbraio quasi la pagina più vista in assoluto (poi McCain, staccata Hillary)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Come a dire la concretizzazione della (ormai classica e discutibile) obiezione post-Dean al campaigning online: una cosa è la Rete, una è il voto.</p></blockquote>
<p> Secondo <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22564/daily_digest_what_a_night">TechPresident</a>, che traccia la campagna online USA &#8211; e come <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/06/lo-spin-matematico-e-le-due-americhe-democratiche/">accennavamo</a> ieri &#8211; la tappa delle primarie di ieri è stata la prima che ha visto una divergenza/scollamento tra l&#8217;eterogeneo buzz online e il voto alle urne: «<em>This is one of the first times the poll results different significantly from online trends; our Technorati chart shows a huge spike in blog mentions for Barack Obama in the days leading up to yesterday’s primaries; our Hitwise charts show a gentler ascent, but still clearly indicate an Obama rise. Yet, as we know, Hillary hung in there</em>». </p>
<p>Oggi, sempre dal <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22568/daily_digest_the_wikipedia_primary">Daily Digest</a> di TechPresident, una altra curiosità: <strong>chi è il politico le cui pagine sono più visitate su Wikipedia</strong>?<br />
La fonte è <a href="http://stats.grok.se/en/top">questo sito web</a>, che dà i dati di traffico dell&#8217;enciclopedia collaborativa nelle prime tre settimane di febbraio.</p>
<h3>I risultati?</h3>
<ul>
<li><strong>Barack Obama</strong>: <strong>settimo</strong> posto (con <strong>1,934,492</strong> pagine viste; di fatto al secondo posto fatto salvo le pagine generiche, subito dopo la pagine di San Valentino); </li>
<li>
<strong>John McCain</strong>: <strong>nono</strong> posto (<strong>1,151,929</strong> pagine viste) </li>
<li>
<strong>Hillary Clinton</strong>: <strong>settantacinquesimo</strong> posto (<strong>422,124</strong> pagine viste)</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo spin matematico e le due americhe democratiche</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 23:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hillary vince. Obama non perde. Si rischia di andare per le lunghe. A colpi di spin matematici e ennesime rimonte non impossibili. E alla fine, tra i due litiganti, il terzo potrebbe goderne. Senza merito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Macché <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/big-tuesday-ancora-in-texas-e-ohio-e-decisivo/">decisivo</a>. Come molti temevano, il supertuesday di ieri non ha &#8220;chiuso&#8221; le primarie democratiche. Ne le ha, in qualche modo, semplificate.</p></blockquote>
<p> <strong>Hillary Clinton</strong> ha vinto le primarie nei due <em>big states</em> dell&#8217;<strong>Ohio</strong> (stato &#8220;barometro&#8221;, dicono gli hillariani) e del <strong>Texas</strong> (che la vede però in svantaggio nei caucus), così come nel <strong>Rhode Island</strong>. Obama porta a casa il <strong>Vermont</strong>. Alla fine dei conti il guadagno dell&#8217;ex-first lady sarà nei termini di una dozzina di delegati. Qui (<a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/primaries/results/dates/index.html#20080304">Cnn Politics</a>) i dati precisi.</p>
<p>Un&#8217;<a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/03/far-enough.html">ottima sintesi</a> dello stato delle cose è quella, goduriosamente piena di link, del sempre puntuale <strong>Paolo Ferrandi</strong>. Io, a questo punto, mi sento sdoganato dalla mera cronaca dei fatti e provo a sviluppare due concetti:<br />
- il primo è relativo alla inedita &#8220;matematica&#8221; della prolungata sfida tra Hillary e Obama (su cui mancano serie storiche o esempi dal passato);<br />
- l&#8217;altro, più a lunga gittata, sulla futura &#8220;vera&#8221; sfida d&#8217;autunno e sui rischi del consolidamento delle due americhe democratiche. </p>
<h3>La matematica è democratica?</h3>
<p>Per un insieme di fattori (la presenza di <em>caucuses</em> dal lungo processo formale e soprattutto l&#8217;inclusione o l&#8217;esclusione dei superdelegati, che hanno preso o non preso pubblica posizione), non c&#8217;è concordanza tra le fonti sui numeri totali e parziali delle primarie. Il fenomeno è <a href="http://www.spindoc.it/2008/01/23/il-numero-dei-delegati-dipende-da-chi-conta/">chiaro</a> da tempo (qui <a href="http://www.socialmedia.biz/2008/02/obama-or-clinto.html">un&#8217;opinione</a> di JD Lasica di un mese fa), e comunque basta fare un giro veloce per rendersi conti del fatto che non ci sono due conteggi con numeri uguali (qui sotto la comparazione, solo per fare alcuni esempi, tra i siti dei due candidati, quello della CNN, del Washington Post, e del New York Times).</p>
<div class="img " style="width:500px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/comparazioni.jpg" alt="La situazione dei delegati secondo le varie fonti. 4 marzo 2008" width="500" height="62" />
	<div>La situazione dei delegati secondo le varie fonti. 4 marzo 2008</div>
</div>
<p>E&#8217; ovvio che in una situazione di questo tipo, la matematica, da scienza esatta, diventa (anche) <strong>arma comunicativa </strong>a disposizione di campagne e candidati. Un po&#8217; come i sondaggi. Ma ancora di più dei sondaggi (le cui metodologie sono quantomeno comparabili) qui ognuno prova a tirare dalla sua parte la coperta dei numeri, facendosi di essi scudo o vanteria &#8211; a seconda dei casi e della bisogna. </p>
<blockquote><p>Ovviamente non si possono negare gli &#8220;<em>hard numbers</em>&#8221; (Obama è avanti nei <em>pledged delegates</em>), ma per esempio speculare su quanto vale quell&#8217;essere avanti, o per esempio sul ruolo dei superdelegati. </p></blockquote>
<p>Il ruolo dei  notabili democratici, per esempio, dovrebbe prevedere o no la possibilità di votare secondo coscienza e contro il voto popolare? Nessuno lo sa <em>davvero</em>, o può dirlo una volta per tutte. Diciamo che in teoria dovrebbero votare liberamente, in pratica è difficile che vadano violentemente contro il risultato acquisito dei <em>pledged delegates</em>. Ma se il divario tra i due si riduce molto, fino a poche decine di delegati conquistati sul campo? Le cose diventano più complicate. <strong>Meno matematiche e più politiche. </strong></p>
<p>Quella che sembra una disfida di cervelloni con il pallottoliere è in realtà una <strong>straordinaria gara di spin</strong>. Ecco il punto dove sbaglia ad insistere <strong>Jonathan Alter</strong> oggi, in un gran bel pezzo dal titolo &#8220;<a href="http://www.newsweek.com/id/118240">Hillary Math&#8217;s Problem</a>&#8220;: perché, <em>al di là dei numeri</em>, se Hillary continuasse a vincere il &#8220;campo da spinning&#8221; cambierebbe a suo favore, e più o meno impercettibilmente, ad ogni vittoria. La vittoria nei delegati conquistati sul campo (Obama quasi irragiungibile) è ovviamente la miglior carta per  pretendere la nomination, ma non è l&#8217;unica; e i superdelegati fanno comunque parte delle regole del gioco. </p>
<blockquote><p>Una curiosità: è la prima volta, dice <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22564/daily_digest_what_a_night">TechPrez</a>, che i risultati delle urne si differenziano dai trend online, che erano tutti a favore di Obama. </p></blockquote>
<p>Ed è un po&#8217; quello che scrive <strong>Josh Marshall</strong> nella suo <a href="http://talkingpointsmemo.com/archives/181524.php">nota di scenario</a>: <em>«At the end of the day, the winner of the pledged delegate race has the strongest claim to the nomination. Everything else is spin. But it&#8217;s a strong claim, not incontestable»</em>. E ancora: <em>«I don&#8217;t think a small margin of pledged delegates will be enough if Obama looks like a damaged candidate who seems unable to fight off a determined and ruthless opponent»</em>. Difficile che accada in realtà. Obama queste primarie può solo perderle, e se le è anche guadagnate: ma giusto per sapere che un ennesimo ribaltamento non è impossibile. </p>
<p>Finora queste primarie democratiche, più che le &#8220;primarie della matematica&#8221;, sono state <strong>le primarie del momentum</strong>: quel &#8220;vento d&#8217;opinione&#8221; positivo che all&#8217;inizio ha favorito Hillary, poi ha soffiato forte per Obama permettendogli il sorpasso e adesso ha un piccolo e forse estemporaneo salto di direzione &#8211; come dicono i velisti.</p>
<h3>Le due americhe democratiche e il terzo che gode</h3>
<blockquote><p>E così via (ne sono state usate mille altre). Il rischio è arrivare stremati e con il coltello tra i denti alla convention.</p></blockquote>
<p>Ma al di là del supporto dei superdelegati, l&#8217;interpretazione delle primarie può andare anche a prendere nuovi parametri. Se, per esempio, si considera il voto popolare il divario tra i due si fa ancora più piccolo. Oppure i risultati delle primarie possono essere letti sia sottolineando il fatto che &#8220;<strong>Obama ha vinto in 24 stati su 41</strong>&#8221; sia sottolineando invece (ed è il <em>refrain</em> un po&#8217; stucchevole della campagna di Hillary) che &#8220;<strong>Clinton ha vinto in 9 dei dieci stati più popolosi</strong>&#8220;. </p>
<p>Ma questo gioco dello spin (sempre più aggressivo, sempre più negativo) sui numeri, sulla matematica, sulla <em>electability</em> dei candidati, sul prossimo passo falso o la prossima dichiarazione, <em>cui prodest</em>? A chi giova? Ormai l&#8217;allungamento del processo delle primarie rischia di <strong>indebolire i candidati, dividere il partito e sfiancare l&#8217;elettorato</strong>. </p>
<p>E&#8217; come se la logica delle &#8220;due americhe&#8221;, che si sono scoperte divise nel 2000 e tali son più o meno rimaste durante gli otto anni di Bush (dal punto di vista politico, culturale, sociale e geografico), si stia replicando in scala all&#8217;interno del solo elettorato democratico. Che appare sempre più diviso tra obamiani e clintoniani, sventrato emotivamente dalle differenze e dalla personalità dei due formidabili contendenti. </p>
<p>Obama ha i giovani, Clinton gli adulti.<br />
Obama ha gli stati più piccoli, Clinton quelli più popolosi.<br />
Obama ha le province, Clinton le città.<br />
Obama usa bene Internet, Clinton la tv e i &#8220;vecchi&#8221; media.<br />
Obama ha gli afroamericani, Clinton gli ispanici.<br />
<strong>Obama è la novità, Clinton l&#8217;establishment</strong>.<br />
Obama è un mac, Clinton un pc (<a href="http://www.nytimes.com/2008/02/04/technology/04link.html?_r=1&#038;fta=y&#038;oref=slogin">vero!</a>).<br />
E così via generalizzando più o meno con l&#8217;accetta. </p>
<p>Con il rischio insomma di favorire il terzo incomodo che tra i due litiganti (e di fatto senza grande merito) potrebbe goderne, anche solo in termini di immagine (ancora, di fatto, serena e intonsa): <strong>John McCain</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi vorresti al telefono: Obama o Clinton?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 19:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone De Bellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nazione è in pericolo. Ci sono tre minuti di tempo per comunicare la notizia al presidente, che ha solo quattro minuti per agire. Chi vorresti che ci fosse all’altro capo del telefono?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il dilemma di chi fa ad politico è come riproporre format datati restando in bilico tra comprovato e innovativo. E&#8217; trovare &#8220;qualcosa di nuovo, ma che abbia già funzionato&#8221;.</p></blockquote>
<p> Mentre è in corso il <a href="http://www.spindoc.it/2008/03/04/big-tuesday-ancora-in-texas-e-ohio-e-decisivo/">secondo super tuesday</a> forse decisivo per la sfida democratica, è forse l&#8217;ultimo momento utile per tener traccia degli ultimi scambi comunicativi di campagna, che &#8211; specie quando esce fuori dalla Rete e va sul terreno minato degli spot televisivi &#8211; ritrova negatività e aggressività. L&#8217;ultima fetta di campagna è stata caratterizzata dal format dei &#8220;<strong>7 minuti</strong>&#8220;.  Ecco di cosa si tratta (per sapere <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2007/02/14/rudy-guida-i-metro-republicans-con-sette-minuti-di-vantaggio/">il perché del nome</a> leggi <strong>Christian Rocca</strong>, che riprende <strong>George Will</strong> del Washington Post).</p>
<p>Immaginate la scena: sono le tre del mattino, i tuoi bambini dormono tranquilli ma la Nazione è in pericolo. Avete tre minuti di tempo per comunicare la notizia ai vertice del paese e chi risponde ha solo quattro minuti per agire.<br />
La domanda è: <strong>chi vorresti che ci fosse all&#8217;altro capo del telefono?</strong></p>
<p>Questa volta <strong><a href="http://www.hillaryclinton.com/video/142.aspx">Hillary Clinton</a></strong> si è aggiudicata la palma della più veloce (nel proporre il format e nell&#8217;alzare la cornetta).</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/M70emIFxETs"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/M70emIFxETs" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Ecco il testo dello spot: «<em>It&#8217;s 3 a.m. and your children are safe and asleep. But there&#8217;s a phone in the White House and it&#8217;s ringing. Something&#8217;s happening in the world. Your vote will decide who answers that call. Whether it&#8217;s someone who already knows the world&#8217;s leaders, knows the military &#8212; someone tested and ready to lead in a dangerous world. It&#8217;s 3 a.m. and your children are safe and asleep. Who do you want answering the phone?</em>»</p>
<p>Obama, però non resta certo a guardare ed anzi accetta la sfida e cerca lo scontro diretto utilizzando il medesimo &#8220;format&#8221; della sua avversaria. Utilizzando lo stesso incipit ma poi sostituendosi all&#8217;ex-first lady come commander in chief.</p>
<p><embed src="http://services.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/353515028" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=1438426955&#038;playerId=353515028&#038;viewerSecureGatewayURL=https://services.brightcove.com/services/amfgateway&#038;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&#038;cdnURL=http://admin.brightcove.com&#038;domain=embed&#038;autoStart=false&#038;" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="486" height="412" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed></p>
<p>Quanto all&#8217;impatto di questi video, magari saranno in parte leggibili in controluce nei risultati del super tuesday.</p>
<p>Bonus: una <a href="http://blog.washingtonpost.com/the-trail/2008/02/29/clinton_as_commanderinchief_1.html">bella analisi</a> di <strong>Howard Kurtz </strong>sul The Trail.</p>
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		<title>Big tuesday ancora? In Texas e Ohio, e decisivo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 15:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mini-guida al secondo big tuesday delle primarie Usa (si sta votando in quattro stati: Texas, Ohio, Vermont e Rhode Island). Hillary rimonta ma forse non basta. Delegati, sondaggi, speranze, opinioni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Gli stati interessati</h3>
<p><strong>Texas</strong>, <strong>Ohio</strong>, <strong>Vermont</strong> e <strong>Rhode Island</strong></p>
<h3>La situazione dei delegati e superdelegati</h3>
<p>In campo democratico <strong>Barack Obama</strong>, dopo lunga e rutilante rincorsa ha sorpassato negli ultimi appuntamenti <strong>Hillary Clinton</strong>, non solo la favorita della vigilia ma anche il candidato che era andata subito in fuga e che, di fatto, ha vinto negli stati più grandi e popolosi (tranne l&#8217;Illinois, terreno di caccia privato di Barack). </p>
<div class="img " style="width:411px;">
	<a href="http://edition.cnn.com/ELECTION/2008/"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/delegati_prima4marzo.jpg" alt="Situazione dei delegati prima del 4 marzo" width="411" height="365" /></a>
	<div>Situazione dei delegati prima del 4 marzo. Fonte: CNN Politics</div>
</div>
<p>Di seguito i conteggi della CNN (che abbiamo seguito dall&#8217;inizio e, secondo vecchia pragmatica regola sondaggistica, la monofonte &#8211; se buona &#8211; vale quasi più di una media ponderata). Ricordo che per conquistare la nomination democratica ci vogliono, in tutto, 2,025 delegati in totale; e che i conteggi sono appunto discussi.</p>
<ul>
<li>Obama ha <strong>1,378 delegati</strong> (conquistati sul campo: <strong>1,184</strong> superdelegates: <strong>194</strong>). </li>
<li>Clinton ha <strong>1,269 delegates</strong> (conquistati sul campo: <strong>1,031</strong>, superdelegates: <strong>238</strong>).</li>
</ul>
<p>Le primarie democratiche, contrariamente a quelle repubblicane che supportano la regola molto dirimente del &#8220;<em>winner takes all</em>&#8221; (chi vince prende tutto), per amor di complicatezza complessiva dell&#8217;analisi, non si fanno mancare un intricato sistema proporzionale: quindi non basta solo vincere ma conta anche di quanto si vince. Sta di fatto che &#8211; tutti i commentatori sono concordi &#8211; se Obama vincerà dovunque o nei due grandi stati (Texas e Ohio) per la Clinton non ci sarà altra possibilità che abbandonare il decennale sogno di diventare la prima presidente donna degli Stati Uniti. Ma le cose potrebbero ancora riservare alcune sorprese.</p>
<p>In campo repubblicano c&#8217;è poco altro da dire, e non da oggi.</p>
<h3>I sondaggi</h3>
<p>I sondaggi delle ultime ore hanno visto un recupero di Hillary Clinton. Ma almeno nei due stati più importanti il margine non è di sicurezza per dare un chiaro call a bocce ferme; probabilmente però nessuno stravincerà. Mi affido alle comparazioni di <a href="http://www.realclearpolitics.com">RealClearPolitics</a></p>
<div class="img " style="width:611px;">
	<a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2008/president/tx/texas_democratic_primary-312.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/texaspolls.jpg" alt="Sondaggi comparativi Texas. Fonte:RealClearPolitics" width="611" height="296" /></a>
	<div>Sondaggi comparativi Texas. Fonte:RealClearPolitics</div>
</div>
<div class="img " style="width:616px;">
	<a href="http://www.realclearpolitics.com/epolls/2008/president/oh/ohio_democratic_primary-263.html"><img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/03/ohiopoll.jpg" alt="Sondaggi comparativi Ohio. Fonte:RealClearPolitics" width="616" height="299" /></a>
	<div>Sondaggi comparativi Ohio. Fonte:RealClearPolitics</div>
</div>
<p>Questo giusto per godervi il fiume di risultati che inizierà tra poco. E comunque tra poche ore ne sapremo di più. </p>
<h3>Per chi vuole approfondire</h3>
<p>- <strong>John Harwood</strong> sul <a href="http://www.nytimes.com/2008/03/04/us/politics/04primer.html?ref=politics">New York Times</a> e l&#8217;analogo pezzo (aperto) di contesto del <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/story/2008/03/03/ST2008030303404.html?hpid=topnews">Washington Post</a><br />
- Secondo <strong>Ben Smith</strong> di <a href="http://www.politico.com/news/stories/0308/8817.html">Politico.com</a>: più che avere un piano la campagna di Hillary spera nel miracolo.<br />
- E infine <strong> Marc Ambinder</strong> sul <a href="http://marcambinder.theatlantic.com/archives/2008/03/existential_realities_of_the_d.php">The Atlantic.com</a>, nel formato di una divertente auto-intervista. Inappuntabile, se non fosse che la scacchiera e il contesto cambiano ogni volta; così come gli equilibri, specie tra i superdelegati. E la matematica potrebbe non essere sufficiente per chiudere la partita se Hillary vince in qualche modo nei due big states.<br />
- Google is <a href="http://maps.google.com/maps/mpl?moduleurl=http://www.google.com/mapfiles/mapplets/elections/2008/primary/primaries.xml&amp;utm_campaign=en&amp;utm_source=en-ha-na-us-google-mp&amp;utm_term=decision2008">mapping the primary results</a> (via <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22538/daily_digest_mapping_the_primary_results">techprez</a>)</p>
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		<title>Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 18:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fundraising e primarie USA. Un neologismo e un widget per visualizzare chi raccoglie più donazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>What’s the Obama’s lesson? When you’re fundraising, talk about people &#8211; not money.</p></blockquote>
<p>Obama raggiunge il milione di &#8220;supporter paganti&#8221;, che hanno contribuito con una donazione alla sua esaltante e sorprendente (finora) campagna elettorale. Come scrivevo ieri, conta anche che abbia ad un certo punto preferito parlare di persone (che &#8220;possiedono&#8221; pezzi di campagna) piuttosto che di soldi (totali raggiunti).</p>
<h3>Neologismo</h3>
<blockquote><p>Ma forse il vero innovatore del fundraising di questa tornata è <strong>Ron Paul</strong>, con il <a href="http://techpresident.personaldemocracy.com/blog/entry/11759/the_power_of_flashmob_fundraising">flashmob fundraising</a> e una delega molto forte agli attivisti a cercar fondi autonomamente.</p></blockquote>
<p> E&#8217; <a href="http://crowdsourcing.typepad.com/cs/2008/02/crowdfunding-a.html"><strong>crowdfunding</strong></a> &#8211; la raccolta fondi distribuita sulla &#8220;folla&#8221;, ovviamente sulla scia del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a>. In generale questa campagna ha visto un aumento degli small donors, dei piccoli donatori. Trainati da <strong>Obama</strong>, che vanta appunto un <strong>milione</strong> di donatori (di cui solo il <strong>3%</strong> con donazioni pari al massimo possibile, ovvero <strong>2.300$</strong>). Ma anche la <strong>Clinton</strong> può vantare <strong>225.000</strong> persone che hanno donato meno di <strong>200 $</strong>, laddove <strong>McCain</strong> solo 125.000. </p>
<p>(via <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2008/02/la-persuasione.html">Paferrobyday</a>)</p>
<h3>Widget</h3>
<p>Tra i tanti widget che si propongono di tracciare il flusso dei finanziamenti di campagna, permettendo di embeddarli, ecco uno fresco fresco via <a href="http://www.maplight.org">MAPLight.org</a>, segnalato dal solito <a href="http://www.techpresident.com/blog/entry/22390/daily_digest_bloomie_s_officially_out">techPrez</a>. Questo conta i soldi e non le persone :)</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=8,0,0,0" width="305" height="121" id="ticker5" align="middle"><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><param name="movie" value="http://data.maplight.org/sites/maplight.org/modules/map_fec/flash/c3.swf?widget_title=Funds+Raised&#038;show_names=full&#038;show_party=hide&#038;show_state=hide&#038;show_district=hide&#038;show_bars=show&#038;sort_by=party_dem&#038;candidates=P00003392%2CP80003338%2CP80002801&#038;color_title=#000000&#038;color_candidates=#46311c&#038;color_footnotes=#9c8363&#038;color_bars_democrat=#24679e&#038;color_bars_republican=#cd1229&#038;color_bars_independent=#2c6d40&#038;color_background_top=#fae9aa&#038;color_background_bottom=#ffffff&#038;color_background_chart=#ffffff&#038;code=56d7c549"></param><param name="quality" value="high"></param><param name="bgcolor" value="#ffffff"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://data.maplight.org/sites/maplight.org/modules/map_fec/flash/c3.swf?widget_title=Funds+Raised&#038;show_names=full&#038;show_party=hide&#038;show_state=hide&#038;show_district=hide&#038;show_bars=show&#038;sort_by=party_dem&#038;candidates=P00003392%2CP80003338%2CP80002801&#038;color_title=#000000&#038;color_candidates=#46311c&#038;color_footnotes=#9c8363&#038;color_bars_democrat=#24679e&#038;color_bars_republican=#cd1229&#038;color_bars_independent=#2c6d40&#038;color_background_top=#fae9aa&#038;color_background_bottom=#ffffff&#038;color_background_chart=#ffffff&#038;code=56d7c549" quality="high" bgcolor="#ffffff" width="305" height="121" name="ticker5" align="middle" wmode="transparent" allowScriptAccess="sameDomain" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></object></p>
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		<title>Walter ti ama. La biciclette casuali nella Rete surreale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 19:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Walter ti ama e le biciclette di Obama e Clinton. Grassroots divertente e surreale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waltertiama.com/"><strong>Walter ti ama</strong></a> è l&#8217;ultimo nato di una serie di siti del genere politico-surreal-satirico.<br />
Come funzionano? Facile. Basta cliccare sulla scritta gigante che appare e il sistema pesca random dentro il database di frasi preimpostate.</p>
<p>Alcuni esempi?</p>
<p>- Walter Veltroni si accorge del tuo nuovo taglio di capelli<br />
- Walter Veltroni sa sempre esattamente quando hai bisogno di una coccola<br />
- Walter Veltroni sceglie il tuo film preferito</p>
<p>E così via. Un po&#8217; sull&#8217;onda e sul ricordo dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chuck_Norris_facts">celeberrimi facts</a> di <strong>Chuck Norris</strong> (ne <a href="http://www.spindoc.it/2007/11/26/le-tecniche-della-nuova-politica-dalle-parole-ai-facts/">abbiamo scritto qua</a>). Ma appunto automatici.</p>
<p>Quanto ai facts non automatici, <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/">Emiliano</a> nei commenti ricorda <a href="http://uolterueltroniisonmymind.splinder.com/">uolterueltroniisonmymind.splinder.com</a> e <a href="http://www.silvioberlusconitipensa.blogspot.com/">silvioberlusconitipensa.blogspot.com</a></p>
<p>Sempre nei commenti Paolo segnala <a href="http://www.hillaryismomjeans.com/">hillaryismomjeans.com</a>, apprezzandone la perfidia del gioco &#8220;all&#8217;incontrario&#8221;, al negativo: in più è anche un ibrido nella &#8220;contrapposizione&#8221; tra <em>facts</em> automatici e facts tradizionali “a blog” &#8211; perchè appunto accoglie &#8220;User Generated Facts&#8221; (permettetemi il neologismo) e permette mandare il proprio contributo (chissà se è l’immissione è automatica o selezionata&#8230;)</p>
<blockquote><p>Ora c&#8217;è anche la versione personalizzabile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.isyournewbicycle.com/">www.isyournewbicycle.com</a>. Per personalizzarla basta sostituire il &#8220;www&#8221; con il proprio nome o blog. Per esempio, ecco quella di <a href="http://spindoc.isyournewbicycle.com">Spindoc</a>.
</p></blockquote>
<p>Ritornando a quelli automatici, a reload casuale, ha iniziato (per quel che ne so io) il sito <a href="http://barackobamaisyournewbicycle.com/">barackobamaisyournewbicycle.com</a>, dedicato a <strong>Barack Obama</strong>.<br />
Seguito dalla versione &#8220;dedicata&#8221; (il tra virgolette è voluto) a <strong>Hillary Clinton</strong>: <a href="http://hillaryclintonisyournewbicycle.com/">hillaryclintonisyournewbicycle.com</a>.<br />
E ora il &#8220;your new bicycle meme&#8221;, un grassroot surreale che fa atmosfera di campagna, sbarca anche in Italia appunto &#8211; e ho come l&#8217;impressione di averne visti passare anche altri in questi giorni. Italiani dico.</p>
<p>Se qualcuno ne conosce altri me li segnala nei commenti? Grazie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Voci elettorali. A chi turba il turbante di Obama?</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 06:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ferrandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanto contano le voci in politica? Il sito Drudge Report pubblica le foto di Barack Obama con il costume tipico del Kenya ed alcune cose buffe accadono - tra smentite che non smentiscono, pregiudizi e boomerang comunicativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Più sono assurde e ingenerose, più si fanno strada in quell&#8217;universo di media diffusi in cui siamo immersi. </p></blockquote>
<p>Quanto contano le voci in politica? Nulla risponderebbe un decisore distaccato di quelli che affollano i modelli econometrici che tentano di razionalizzare gli irrazionalissimi impulsi politici. Ma – lasciando perdere i modelli dei teorici della “<em>rational choice</em>” &#8211; sappiamo benissimo che le voci in politica contano tantissimo. </p>
<h3>Il turbante di Barack Obama</h3>
<p>Prendiamo l’esempio della foto di <strong>Barack Obama</strong> vestito da anziano somalo durante il suo viaggio in <strong>Kenya</strong> diffuse dal <strong><a href="http://www.drudgereport.com/flashoa.htm">Drudge Report</a></strong>. In teoria è poco più di uno scherzo: è abbastanza normale per le delegazioni politiche all’estero indossare con il sorriso sulle labbra i costumi più improbabili. Ma c’è una cosa che fa la differenza: Obama è perseguitato fin dall’inizio della sua  corsa alla Casa Bianca dalla storpiatura del suo nome – <strong>Barack “Osama”</strong> – e soprattutto dal suo vero <em>middle name</em>  – <strong>“Hussein”</strong> – molto diffuso in Kenya, ma sospetto a <strong>Cincinnati</strong>. Diffondere online una foto del senatore nero dell’Illinois con un turbante – anche con tutte le spiegazioni del mondo – serve sicuramente a rinforzare i pregiudizi negativi che allignano nell’opinione pubblica. In pratica è una specie di strizzata d’occhio obliqua, una “<em>code word</em>” che serve ad attivare il pregiudizio razziale.</p>
<div class="img " style="width:463px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/obamaturbante.jpg" alt="Barack Obama veste il turbante durante il suo viaggio in Kenia. Uno screenshot da drudgereport.com" width="463" height="324" />
	<div>Barack Obama veste il turbante durante il suo viaggio in Kenia. Uno screenshot da drudgereport.com</div>
</div>
<p>Si capisce quindi che lo staff di Obama abbia reagito con veemenza alla pubblicazione dell’articolo del <strong>Drudge Report</strong> e, seguendo l’indicazione dello stesso Drudge che diceva di aver ricevuto la foto da una persona che lavora per la campagna di <strong>Hillary Clinton</strong>, abbia subito attaccato a testa bassa l’avversaria. </p>
<h3>La smentita che prima non arriva e poi non smentisce</h3>
<blockquote><p>Il vero motivo, secondo Drudge, che avrebbe convinto la sua fonte a inviargli la foto è una <a href="http://www.politico.com/blogs/bensmith/0208/More_on_the_photo.html">cosa del tipo</a>: “Se avessero una foto di Hillary con il burqa, sarebbe sulla prima pagina del <strong>New York Times</strong>. Noi invece ci dobbiamo arrabattare con il Drudge Report”. </p></blockquote>
<p>Ma a questo punto è successo un fatto strano: invece di una sdegnata smentita – ricordiamo che la “<strong>maledetta negatività</strong>” contro un politico del proprio partito, anche se avversario alla corsa alla Casa Bianca, è vista come fumo negli occhi dagli elettori – il quartier generale della senatrice di New York ha diffuso una prima dichiarazione in cui non si smentiva un bel nulla e in cui ci si dilungava con un attacco alla stampa &#8220;incantata&#8221; da Obama. </p>
<p>Solo in un secondo tempo è arrivata la messa a punto dove comunque non si nega nulla e s’insiste sul fatto che non c’è nulla di “divisive” nella foto. Una classica smentita che non smentisce. L’unico “no” alla domanda diretta – “<strong>E’ lei che ha inviato la foto di Obama a Drudge?</strong>” – è <a href="http://abcnews.go.com/Politics/TheNote/story?id=3105455&#038;page=1">venuto</a> da <strong>Tracy Sefl</strong>, la persona all’interno dello staff di Hillary che tiene la maggior parte dei contatti con Drudge. Alla fine si è mossa Hillary che – sempre senza negare nulla – ha detto che tutta la storia fa ridere. </p>
<div class="img " style="width:600px;">
	<img src="http://www.spindoc.it/wp-content/uploads/2008/02/obamaturbante_nyp_dn.jpg" alt="La foto di Obama con il turbante sulle copertina del New York Post e del Daily News" width="600" height="387" />
	<div>La foto di Obama con il turbante sulle copertine del New York Post e del Daily News, i due tabloid della Grande Mela</div>
</div>
<h3>La battaglia (poco controllabile) dei rumors politici</h3>
<blockquote><p>Se c’è pieno di gente che pensa che Obama sia un musulmano in sonno, ci sono anche molti pronti a giurare che Hillary abbia un piano per impadronirsi del potere insieme all’Onu e fare degli Stati Uniti un Soviet o, a scelta, un paese europeo con un welfare funzionante. </p></blockquote>
<p>E qui viene il bello. Perché se è vero che Obama ha i suoi problemi a controllare le voci e le dicerie che gli sono state procurate dal suo nome buffo e dalla sua storia familiare complicata (è figlio di un economista kenyano e dopo il divorzio sua madre, una bianca del <strong>Kansas</strong>, ha sposato un uomo d’affari indonesiano di religione musulmana), Hillary non riesce proprio a venir a capo dell’immagine da <strong>Lady Macbeth</strong> che gli hanno cucito addosso gli strateghi repubblicani durante i due mandati di suo marito, <strong>Bill Clinton</strong>. Qualcuno all’epoca insinuò addirittura che fosse coinvolta nella morte di un suo caro amico, <strong>Vince Foster</strong>, che invece morì suicida. </p>
<p>E così la storia della foto ha preso un’altra piega.<br />
Barack Obama è stato visto come vittima di una bieca persecuzione e Hillary Clinton, una volta di più, ha visto confermato il suo profilo da regina cattiva. </p>
<p>Verrebbe da dire che chi di pregiudizio ferisce, di pregiudizio perisce. Sempre che ci sia lo zampino dello staff di Hillary nella pubblicazione del pettegolezzo sul Drudge Report. Cosa tutt’altro che scontata e giornalisticamente non corretta. E che quindi è finita sulla prima pagina dei due tabloid di New York, il <strong>New York Post</strong> e il <strong>Daily News</strong> &#8211; giornali che delle definizioni di giornalismo da manuale universitario se ne infischiano. E forse per questo sono così divertenti da leggere. </p>
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