Che cos’è l’economia sostenibile

In un periodo come quello che stiamo vivendo, e con la paura costante che le risorse del nostro pianeta possano gradualmente esaurirsi, è normale sentire parlare sempre più spesso di economia sostenibile. Con questo termine si definisce un particolare modello economico secondo il quale lo sviluppo deve attuarsi in parallelo con un utilizzo coscienzioso e misurato delle risorse naturali disponibili, in modo così da garantirne l’impiego anche per le generazioni successive.

Si tratta in parole povere di crescere in equilibrio con la natura, in modo da preservare la qualità e la quantità delle risorse.

Uno sviluppo – dice la definizione della Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo (WCED) – che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.

In che modo? Rispettando la regola delle “Tre E”: ecologia, equità ed economia. Con la prima E ci riferiamo principalmente alla capacità dell’ambiente di mantenere le sue funzioni nel tempo, in modo da continuare a produrre risorse riuscendo, allo stesso tempo, a riassorbire e a smaltire i rifiuti prodotti. Per “equità” si intende invece una parità di diritti transgenerazionale: padri e figli godono insomma del medesimo diritto di usufruire dei frutti del pianeta e i primi non dovrebbero abusare della loro condizione di “primi venuti”. Arriviamo così alla terza E, l’argomento base di questo articolo.

L’economia sostenibile è quella che crea una crescita duratura degli indicatori economici, genera reddito e lavoro e sostiene le popolazioni di tutte le zone del pianeta valorizzandone le specificità territoriali. Il mondo diventa così un “unicum” dove tutto è sinergico e collegato, ma dove le differenze territoriali sono esaltate per poterne ricavare tutti i vantaggi possibili non solo per noi, ma anche per i nostri figli.

In questa prospettiva però la mera crescita economica non basta, perché per un reale sviluppo sostenibile deve crescere di pari passo anche la qualità della vita. La vera economia sostenibile, insomma, sostiene nel tempo non solo la produzione di capitale economico, ma anche quella di capitale umano e naturale.

E si torna così alla definizione di partenza: la crescita di questi due elementi deve essere parallela e nessuna delle due deve sorpassare l’altra, pena il fallimento di tutto il processo.

In Italia lo sviluppo sostenibile è disciplinato dal Dlgs 152/2006, secondo il quale ogni risoluzione delle questioni che implicano anche aspetti ambientali va cercata in modo da garantire lo sviluppo sostenibile, salvaguardando il corretto funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.

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